martedì, 27 gennaio 2004
Se oggi siamo tutti ebrei, cerchiamo di ricordarcelo da domani in poi
Arrivo buon ultimo, alla fine di una giornata di riunioni su riunioni senza poter solo pensare ad un post. Non perchè ci si debba per forza pronunciare su tutto, che di scemenze ne scrivo già tante. Ma solo, davvero umilmente, per testimoniare, nel mio stra-piccolo, che oggi come ieri e come domani provo imbarazzo e vergogna e rispetto per ciò che è successo. Siccome però c'è chi non lo fa, e c'è anche chi lo fa solo a tratti, dedico a loro questo post del Griso (che ringrazio molto perchè riesce - come spesso accade - a dire le cose giuste nella maniera più appropriata. e anche con le foto giuste, visto che ho preso da un suo link pure quella), che mi sembra perfetto e che condivido in pieno. Perchè non sia permesso a persone stupide come pure a persone intelligenti in vena di mistificazioni di nascondersi dietro ad una comoda indignazione per un'accusa di antisemitismo, che non è stata pronunciata : chi vuol capire capisca. Perchè ci si faccia tutti un esame di coscienza circa cosa significhi avere rispetto per il prossimo. Perchè non si smetta MAI di chiedersi se questo è un uomo. A qualsiasi latitudine, in qualsiasi tempo, sotto qualsiasi bandiera. Perchè ci si impegni sui concetti universali senza profanarli con partigianerie meschine.
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23:42
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domenica, 25 gennaio 2004
Let's rock the big apple
Christian Rocca ed il suo blog Camillo si trasferiscono a New York. Ci sentiremo ben rappresentati nella città che amiamo da uno dei nostri migliori giornalisti. Coraggio Christian, facci sentire più vicini alla città che non dorme mai. Mamma come t'invidio ...
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12:39
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Scuola di liberalismo 2004
Mi sento assolutamente di sponsorizzare e raccomandare la Scuola di Liberalismo 2004, iniziativa portata avanti dalla Fondazione Einaudi (in collaborazione con European School of Economics, la Fondazione Aldo Bozzi e la Fondazione Salvatore valitutti) che annovera alcuni tra i migliori possibili relatori su un tema che a parole tutti hanno caro ma poi i più trattano a mò di carta straccia : il liberalismo. E' bene che un tema così importante venga gestito dalla Fondazione che onora il nome di uno dei più grandi liberali italiani. Se siete a Roma, ve la raccomando con convinzione. Qui il calendario delle lezioni, tutte interessantissime, che saranno poi disponibili su L'Opinione e su Radio Radicale.
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11:59
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Gli spari sopra
La relazione di Daniele Capezzone al comitato nazionale dei Radicali Italiani. La lucida e attenta fotografia della situazione italiana e del caso Italia. A chi non è d'accordo, chiedo di spiegare perchè. A chi ci prende in giro, chiedo di ragionare sulle sue alternative. E sulle nostre. Insisto : leggere, leggere, leggere. O ascoltare online. Per commentare la condizione in cui galleggia questo paese, rubo una frase ad uno che considero un grande intellettuale italiano, e non me ne vergogno.
Se siete quelli comodi, che state bene voi. Se gli altri vivono per niente perchè i furbi siete voi ... sorridete. Gli spari sopra sono per noi.
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11:53
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sabato, 24 gennaio 2004
Ne parleranno certo alla televisione
Non so voi, ma io ho già trovato la mia nuova eroina del grande fratello. E’ stato un vero colpo di fulmine, e non appena ho impattato con questo pechinese dall’accento marchigiano è stato vero amore. Ora sono qui che attendo anelante che pronunci con la sua meravigliosa calata la mitica frase “si’tte chiedo un mijone, te sembro esossaa?” (chiunque non colga la citazione, glielo dico con il cuore, faccia un passo indietro, e si vergogni). Vi prego, folli telefonisti e smssaggiattori del GF, lasciatemela dentro la casa a lungo. Sempre sul GF, segnalo – buon ultimo – due geniali commenti che minacciano di diventare presto irrinunciabili appuntamenti. E che la Babbra sia con voi.
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07:19
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lunedì, 19 gennaio 2004
Sarà capitato anche a voi
Pensavo ... il pappagallo di Churchill continua ad imprecare contro i nazisti. Gagliardo, il pennuto. Ha centoquattro anni. Si chiama Charlie. Ed è un pappagallo. Ed era di Churchill. Direi che ha parecchie attenuanti in più rispetto ai vari Scalfari, Bocca, Travaglio, Diliberto, Casarini ...
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18:13
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L'ultimo ennesimo samurai
Titolo politically uncorrect ? E' quello che penserebbero tuti quelli che insieme a me sabato sera hanno assistito alla visione del film con Tom Cruise versione barbuta. Era tutto un profluvio di "bello", "bellissimo", "epico" e compagnia cantando. Effettivamente, c'è del piacevole nella storia di questo affascinante e carismatico leader (il samurai giapponese) che vive secondo canoni di onore ammirevoli ... sarà che ero con il capo e con altre 4 donne, ma erano tutte lì sognanti, e non per il tappo miliardario (che detto tra di noi, a me come attore non fa nè caldo nè freddo : ma è pur sempre uno che ha mollato Nicole Kidman per quella pantegana di Penelope Cruz, e non sono cose che si dimenticano così). A me invece il film, nel suo complesso, non è piaciuto. A parte l'eccesso di retorica, non se ne può più delle solite lagne con le culture buone e immacolate corrotte dagli americani cattivi, davvero ce le avete rotte. Non c'era bisogno, per onorare e descrivere le vicende del mondo dei samurai, di abbandonarsi all'ennesimo attacco alla cultura americana : che secondo la sceneggiatura alla fine del XIX secolo era caratterizzata solo dal massacro dei nativi americani e dall'esportazione di armi in giro per il mondo, tanto per rovinare culture millenarie forzando i loro rappresentanti a disfarsi della loro storia. Che palle ! E' un film antiamericano, come nella migliore tradizione di certa Hollywood : il protagonista alcolizzato che si vende l'anima commercializzando fucili dopo aver massacrato innocenti indiani (sembra di sentir parlare Michael Moore), e poi si redime incontrando l'altra cultura allo stato più puro ed immacolato e sposandone i riti abbandonando e anzi combattendo ferocemente il suo passato. Per dirla tutta, ne sarà orgoglioso Oliver Stone che già con Nato il 4 luglio - protagonista lo stesso Tom Cruise, che evidentemente ci sguazza - aveva amabilmente smerdato il suo paese e la sua cultura dipingendola senza un briciolo di ritegno come portatrice di odio e sangue, e niente più. E la grandezza dell'America è anche questo, naturalmente : che lì vivono, da lì vengono, e in nessun altro posto del mondo si sposterebbero mai anche alcuni (i più famosi) di coloro che tanto si divertono a criticarla sempre e comunque.
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14:44
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sabato, 17 gennaio 2004
Free at last Free at last
libera la ricerca, ricerca la libertà per vivere
Martedì prossimo la Camera dei Deputati darà il via libera definitivo alla nuova legge italiana sulla fecondazione che – come sostengono moltissimi scienziati - non solo renderà estremamente più difficile l’accesso alle tecniche di procreazione assistita, ma negherà a milioni di malati una concreta speranza di vita e di guarigione, perché impedirà fortemente in Italia il progresso della ricerca scientifica.
Questa è la risposta, violenta e illiberale, che il Parlamento si prepara a dare ai 12 milioni di malati (di Parkinson, di Alzheimer, di diabete, di distrofia muscolare, di sclerosi laterale amiotrofica, di patologie cardiovascolari, di tumore) per i quali il Rapporto Dulbecco chiedeva di accelerare la sperimentazione sulle cellule staminali embrionali: il nuovo provvedimento vieterà tutto questo.
E’ QUESTO IL CONTESTO IN CUI IL 17 E IL 18 GENNAIO SI APRIRA’ IL SECONDO CONGRESSO DELL’ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONI PER LA LIBERTA’ DI RICERCA SCIENTIFICA.
52 Premi Nobel, 2400 scienziati e ricercatori italiani, 300 scienziati e ricercatori brasiliani, 1.560 iscritti, 80 ginecologi e medici della medicina riproduttiva, migliaia di malati con i loro amici e familiari sono già con Luca Coscioni e con i radicali per dire “no” a leggi pericolose e liberticide.
Per tutto questo occorre organizzare da subito una risposta, una speranza, un percorso: referendum, disobbedienze civili, tutto quanto possa servire a far esprimere quella maggioranza assoluta di cittadini che continua a dirsi contraria alle norme proibizioniste che sono in via di approvazione.
Ciascuno (da Rocco Buttiglione a Francesco Rutelli, da Girolamo Sirchia a Rosi Bindi) ha certo il diritto di decidere per sé, ma non per gli altri: è l’ora di riaffermare una distinzione netta tra la necessaria laicità delle leggi e le diverse scelte morali di ognuno, così come una chiara separazione tra Stato e Chiesa.
Prenderanno parte al Congresso:
Giulio Cossu, Ordinario di Istologia ed Embriologia Medica - Roma La Sapienza; Emma Bonino, eurodeputata; Marco Pannella, eurodeputato; Mauro Barni, Vice Presidente Comitato Nazionale di Bioetica; Gilberto Corbellini, Ordinario di Storia della Medicina – La Sapienza Roma; Luca Gianaroli, Direttore Società Italiana Studi della Medicina della Riproduzione; Claudio Giorlandino, Presidente Forum delle Associazioni di Genetica e Riproduzione; Daniele Capezzone, Segretario di Radicali Italiani; Marco Cappato, eurodeputato radicale; Rita Bernardini, Segretaria dell’Associazione Luca Coscioni ; Antonio Del Pennino, Senatore Gruppo Misto - Repubblicani; Natale D’amico, Senatore della Margherita; Alberto Maritati, Senatore DS; Vittoria Franco, Senatore DS; Maura Cossutta, Deputata Comunisti italiani; Gianni Vattimo, Ordinario di Filosofia teoretica – Torino; Marisa Jaconi, Biologia cellulare – Ginevra; Letizia Mazzini, Neurologa - Torino; Cristina Possas de Albuquerque, Segretaria Esecutiva Commissione Governativa Biosicurezza – Brasile; Ernest Arenas, ricercatore – Stoccolma; Luigi Campanella, Ordinario Chimica dell’Ambiente – La Sapienza Roma; Vincenzo Neri, Straordinario di Chirurgia Generale – Foggia; Marcello Crivellini, Associato Bioingegneria della Riabilitazione – Milano; Alessandro Grispini, Psichiatra e Psicoanalista – Roma; Carla Rossi, Ordinario di Statistica – Roma; Rita Sanlorenzo, Magistrato.
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giovedì, 15 gennaio 2004
Occhescè ?
Niente, è che da più di una settimana sul blog di Selvaggia campeggia questo post : "Stasera ore mezzanotte e trenta su RaiDue una lunga intervista a Selvaggia nel programma Shake con Nina Moric". Dopodichè, nulla, nisba, nada, nienteppiù : ma quant'è lunga st'intervista ? Sono un pò preoccupato, come tutti nella comunità blog sono affezionato a Selvaggia, di solito è un blog aggiornato quasi quotidianamente ... secondo voi che sarà mai successo tra Selvaggia e Nina durante e dopo il programma Shake (astenersi commenti volgari ... per il resto ognuno si faccia le fantasie che vuole) ?
Update : eccollallà, appena scritto il post Selvaggia è tornata. Che grande potere ! Che faccio, ne scrivo uno sul berlusca ?
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10:44
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Non ci sono più i bambini di una volta
Mi arriva in ritardo, ma la segnalo perchè è decisamente divertente ... cliccare e alzare il volume
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10:37
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A silent embarassment
E' quello che riceve in replica Ali, in un post sul blog Iraq the Model, quando racconta il suo scambio di email con un american soldier agli irakeni che si dichiarano contro gli americani che sono nel loro paese. Ali non lo sa, ma ha scritto un post che è la migliore risposta che ci possa essere ai pacifinti nostrani, che contiene la motivazione per cui Time ha eletto uomo dell'anno il soldato americano, ma soprattutto non sa che ci ha appena dimostrato quanto sia facile che gli irakeni siano migliori di noi : di silenzi imbarazzati, difatti, qui non se ne vedono proprio. E sì che ce ne sarebbe ben donde. Grazie a 1972, as usual, anche per la foto quanto mai adeguata (che però è un fotomontaggio).
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lunedì, 12 gennaio 2004
Riflessioni non nuove sugli USA - ovvero siamo alle solite, è di nuovo crisi post-ritorno dall'America
Per finire, ben conscio del fatto che si tratta di cose già risapute, alcune considerazioni sul paese che amo : trattasi non di luoghi comuni, ma di verità accertate, peraltro già note a tutti. La prima è che con i grandi spazi che hanno lì, tutto è più facile. Tutto è più grande, ma anche più comodo. Una macchina su due è un catafalco lungo tre o quattro smart, ma i parcheggi non mancano, né i servizi pubblici. E’ un problema che qui in Europa abbiamo e non è risolvibile, quello degli spazi stretti : questo gap non riusciremo a colmarlo, ma non è colpa nostra. La seconda considerazione è che i bambini americani sono molto, ma molto più educati di quelli italiani. Sono anche vivaci, ma rispettosi, e quando i genitori li riprendono lo fanno con calma, e questo basta. E’ probabile che percepiscano più tranquillità anche dai genitori, ma è certo comunque che obbediscono di più. E i genitori passano più tempo con loro, almeno quando sono in vacanza, senza che questo li porti a viziarli eccessivamente quando sono lontani per lavoro. La terza considerazione è che ci si sorride di più. Il sistema delle mance, per esempio, è fatto per permettere al cliente di usufruire di un buon servizio : sarà sua discrezione lasciare una mancia più o meno alta a chi ti ha aiutato o servito, a seconda della soddisfazione di chi paga. Se mangi in un posto dove il cameriere è simpatico e gentile, rimani più soddisfatto e lasci una mancia più alta, che andrà ad integrare il basso stipendio che il ristorante dà a chi ci lavora. La conclusione è che tu paghi quanti pagheresti in Europa, chi lavora guadagna lo stesso (stipendio + mancia), ma tu poi vuoi tornare nel posto dove sei stato. In 8 giorni di vacanza non ho incontrato uno col muso lungo, qualcuno che litigasse, una discussione animata : va bene che eravamo in vacanza, va bene che era la Florida ed il clima aiuta (ma nel nostro sud si incazzano eccome), va bene che la carta di credito ti apre tutte le porte, va bene che in un posto bisogna viverci per sapere com’è davvero, va bene tutto, ma in 8 giorni nemmeno uno che non sorridesse e tanta, ma tanta ma tanta cortesia, ecco va detto ed è notevole. Quarta considerazione : anche gli anziani fanno lavori umili. Questa medaglia ha due rovesci, naturalmente. Non c’è dubbio che gli ammortizzatori sociali, istituzionali e non, siano più efficienti qui in Europa, e non c’è dubbio che ritrovarsi senza lavoro a 50 anni sia più facile lì che qui, e non c’è dubbio che possa rappresentare una grande difficoltà. Ma è vero anche che mettersi in gioco è tipico degli americani, sempre : e per un cinquantacinquenne che controlla le borse agli Universal Studios, sempre col sorriso sulle labbra, c’è un trentacinquenne che dirige un importante ufficio e non viene discriminato perché è giovane. Insomma, il sessantenne in pantaloncini corti che ti indica il modo migliore per vedere i parchi ad Orlando non è per forza l’avanguardia fichissima del rapporto che una società deve avere con chi ha più esperienza, ma nemmeno un oltraggio : specie se queste persone ti trasmettono serenità e nessun problema a fare lavori umili (se poi ne sono insoddisfatti sono eccezionali a non farlo trasparire, e li ho guardati bene proprio per capire se ci fosse l’inghippo, ma mi sono sembrati semplicemente consapevoli che l’età è tutt’altro che l’unico fattore mediante il quale suddividere i compiti in una società). Quinta considerazione : la grande attenzione ai disabili. Il grande spazio permette di eliminare tutte le barriere architettoniche, sicchè per tutta la vacanza abbiamo assistito a cosa vuol dire sforzarsi di rendere meno dura la vita di persone più sfortunate di noi, dai bambini agli anziani, con tutta una serie di agevolazioni ovunque che costituiscono un grande merito degli Stati Uniti che su questo stravincono rispetto a noi. Sesta considerazione, il vero problema sociale che colpisce l’America in maniera devastante : l’obesità. Incontri gente che davvero fa paura, ti chiedi come possano fare e come la vivano bene (parlo per esperienza, è quasi impossibile viverla bene, ma qui è diverso). L’impressione è che si siano proprio lasciati andare : la tendenza a facilitarsi la vita in questo caso è pericolosa perché li porta a fregarsene dei problemi di peso, continuano a servire porzioni al di là dell’immaginabile con bevande zuccherate ovunque, salse e fritti e dolci e gelati dappertutto, e la consapevolezza che si può sempre comprare un vestito di una taglia più grande. Fa paura, lo dico da amante di quel posto e dei suoi abitanti, ed è a mio avviso una vera e propria emergenza nazionale, anche perché li crescono così da piccoli. Io che sono di bocca buona e (ahimè) di panza larga mi sono spaventato a vederli in pantalonci(o)ni corti e costumi da bagno improponibili affogare in litri di coca cola e buttarsi senza ritegno in kili di ogni bendiddio da ingurgitare per poi ricominciare : io e il capo ordinavamo costantemente una porzione e ci mangiavamo in due. Micidiale. Ultima considerazione, scontata. Ci sono due cose che noi non avremo mai, e che fanno di ogni americano il membro di una comunità che ha un senso di appartenenza senza precedenti e senza rivali : due cose che ti fanno capire il bello dell’America, e ti fanno rimpiangere di non essere uno di loro. Sono la bandiera e l’inno, che ovunque e sempre li fanno sentire giustamente fieri ed orgogliosi di essere americani. So che è risaputo e vetusto, ma è la pura, semplice e bellissima verità.
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23:16
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venerdì, 09 gennaio 2004
Confessioni di una mente pericolosa...mente innamorata degli Stati Uniti
Le due cose più americane delle vacanze passate in Florida sono capitate rispettivamente al Kennedy Space Center e a Key West. Scena numero uno : siamo in coda per vedere il gigantesco capannone dove è custodito il razzo Saturn V, uno dei tre razzi di questo tipo ancora esistenti, monumentale. Davanti a noi la tipica famigliola americana : lui e lei sui 35 anni, con bimba di dieci anni (sicuramente ne faranno almeno un altro tra breve). Lui è non altissimo, ma con un bel fisico : fa un lavoro manuale, non è un uomo d’affari. Guarda la moglie con occhi da duro ma innamorato : vengono dalla provincia, non da una grande città. I vestiti sono semplici : lui ha una bandana con la bandiera americana. Beve una bevanda da un contenitore di cartone. Lei è bionda, senza trucco, la tipica ragazza acqua e sapone americana, senza piercing o tatuaggi o altre cose rifatte o modificate. A scuola era corteggiata, ma da ragazza semplice quale era ha scelto quello che probabilmente al liceo faceva sport con un certo successo, ma senza eccellere. Si sono sposati giovani e hanno subito avuta una figlia. Lei lo guarda con aria sognante, grata del fatto che l’ha portata lì al Kennedy Space Center a vedere una delle grandezze del loro paese : ha una maglietta con le torri gemelle, e la scritta united we stand. La figlia è bionda anche lei : per niente irrequieta, vivace però, si capisce che passa molto tempo con la madre con la quale ha un sano e bel rapporto di complicità femminile, che probabilmente non lavora e si occupa di lei e della casa. Anche lei senza trucco, semplice, educata. Tutti e tre hanno scarpe da ginnastica banche. Sono in fila davanti a me, io li guardo e sorrido, senza importunarli. A un certo punto, quando l’attesa comincia un po’ a farsi sentire, senza nemmeno pensarci, all’unisono, madre e figlia iniziano a canticchiare, sottovoce, così per passare il tempo, per giocare, senza pretese e senza volere disturbare nessuno. Non si sono messe d’accordo, è chiaro che l’hanno fatto altre volte, perché si guardano e si sorridono, e continuano, sempre sottovoce, per far passare il tempo. Cantano l’inno nazionale. Sorridono. Sorrido anch’io, e ho un po’ i brividi. Scena numero due : siamo a capodanno, a Key West. Tutto il mondo è in duval street, il centro dell’isola. Non si cammina quasi, l’isola pedonale è stracolma di gente in festa, in pantaloncini e maglietta, che beve e si diverte. Nessuno litiga, nessuno urla se non per seguire le note della musica, caraibica e non, che si sussegue lungo la strada principale. Dai tetti dei palazzi i vari mc’s gettano collanine che dalla strada si prendono al volo per collezionarle. Altri ragazzi affacciati a ringhiere al primo o secondo piano urlano “I Love you” a tutte le belle e discinte ragazze che passano, alcune delle quali contraccambiano e un paio fanno addirittura vedere le tette : ovazione del gruppo alle ringhiere, risate. Si beve, si cammina, si parla. I negozi sono aperti, da più parti si assaggia il dolce tipico del luogo, il Key Lime Pie. La folla più grande c’è sotto un edificio che espone la bandiera del movimento gay friendly : e ovunque si incontrano persone dello stesso sesso che, con grande naturalezza, si tengono per mano e si scambiano effusioni. Il provinciale mediterraneo che è in me si compiace ma si vergogna di notare la cosa, non abituato come sono a questa che è a tutti gli effetti una cosa del tutto naturale, eppure inedita ai miei occhi della provincia della città del vaticano in trasferta. Rimaniamo sotto alla festa gay : c’è una drag queen dentro una gigantesca scarpa appesa in aria, si versa champagne addosso (non è nuda), tutti urlano e si divertono, la musica è quella immortale degli anni ’70, si balla e si beve. Arriva il momento del conto alla rovescia : meno tre, due, uno … happy new year ! I fuochi d’artificio dal pier di mallory square illuminano il cielo. Chi fa parte di una coppia bacia il partner, con gioia e trasporto. I poliziotti, che silenti ma presenti girano tra di noi, ricevono strette di mano e pacche sulle spalle : è capodanno anche per loro, che sanno che non avranno problemi in mezzo a questa folla di gente che vuole solo festeggiare. Happy new year anche a te, policeman, che hai lasciato la tua famiglia a casa e non puoi nemmeno bere. Ci sono anche moltissimi harleysti, dai 40 anni in su fino anche a 70, con le loro borchie nere, i tatuaggi, i baffi e i basettoni, anche loro con le collanine gettate dai tetti, e le immancabili birre in mano. E poi, tutto d’un tratto, la musica cambia. Finiscono le note dei Village People, e parte Bruce Springsteen : Born in the USA. E cantano tutti, i gay con i motociclisti, i creoli di seconda generazione con i wasp ricchi di Key West, i sessantenni con le ragazzette seminude che hanno inevitabilmente captato la mia attenzione. Tutti sono born in the USA, e cantano, insieme. Happy New Year. Altro brivido lungo la schiena del Mixumb.
Facciamo un passo indietro. E’ il secondo anno che andiamo in America per le feste, il capo ed io : quest’anno abbiamo scelto la Florida. Miami, Orlando, Marco Island, Everglades, Key West. Bellissimo. Lungo da fare, 2000 miglia a 55/mph non sono uno scherzo, ma aiutano i 25 gradi di temperatura che ti permettono di festeggiare il nuovo anno a mollo in piscina col rischio persino di abbronzarti un pò, e non è poco. Allora, nella tipica maniera americana, cioè con la top ten, ecco qualche novità dal nuovo mondo.
Dieci cose che fanno della Florida un posto unico in America e nel mondo.
10) I cartelli su Collins Avenue a Miami recanti la scritta “posto di ritrovo per evacuazione in caso di uragano”. Cartelli in inglese, anche se a Miami si parla quasi esclusivamente spagnolo. Ma non nello Starbucks su Ocean Drive a Miami con un divano in mezzo uguale uguale a quello del Central Perk di Friends, dove gustare un iced frappuccino da far resuscitare anche i più sconvolti dal jogging sul lungoceano.
9) Sembrerà incredibile, ma gli unici 3 Mc Donald’s incontrati in tutta la Florida erano in prossimità delle uscite sulle highways : non ce ne sono, da che abbiamo visto noi, né a Miami, né ad Orlando (nemmeno dentro i parchi), né a Marco Island né a Key West, nemmeno uno.
8) Le Everglades, con gli alligatori e gli animali più strani e particolari in semicattività, e Captain Kevin che dopo aver fatto i primi dieci minuti di navigazione tranquilla su una delle tipiche barche con la grande elica dietro e dieci posti a sedere davanti e averti illuso che quella è la velocità di crociera, parte a razzo senza avvisare a 45 mph lungo i canali strettissimi sfiorando i rami degli alberi fino ad una laguna dove fa un testacoda, e a te sembra di far parte di un videogioco ma poi ti accorgi che è reale e se non ti reggi cappellino e occhiali te li perdi in acqua.
7) Le shotgun houses di Fleming Street a Key West, così chiamate perché sono le tipiche case con entrata anche sul retro perfettamente simmetrica alla porta davanti, tanto che se apri le due porte e spari un colpo la pallottola entra ed esce senza toccare le mura. Metteteci anche il patio con le palme e la sedia a dondolo dalla quale approfittare della brezza pomeridiana, e dietro il giardino tropicale con la piscina, e avrete il motivo per cui Key West è detta anche paradise island.
6) Walt Disney World, assolutamente troppo grande, composta com’è da 3 grandi parchi : tra Magic Kingdom ed Epcot ti sposti con una monorotaia, e ci metti 10 minuti. Per raggiungere gli MGM da uno degli altri due parchi ci vuole l’autobus : ci mette 20 minuti. Però i 15 minuti di fuochi d’artificio a ritmo di musica disneyana sono uno spettacolo indimenticabile, così come il padiglione dedicato alla Hall dei presidenti americani. E la highway I-75 ad Orlando che ha 3 uscite diverse per Walt Disney World, le cui indicazioni perdono il mormale colore verde per assumere i colori di Disney World, il viola ed il rosso.
5) Il Kennedy Space Center, dall’inizio alla fine. La migliore celebrazione possibile per l’avventura più grande e misteriosa dell’uomo. Non c’è niente di più paradigmatico delle diverse riuscite delle rispettive missioni spaziali su Marte per descrivere la distanza tra America ed Europa.
4) Lo choc nel vedere che tutti guidano le due ruote senza casco, che non è obbligatorio. Ci sono moltissimi harleysti, molti over 50, che attirati dal clima viaggiano tranquilli e beati con la loro donna sul sellino di dietro, secondo la più classica delle iconografie del settore. Tutti guidano le autovetture senza cinture, che sarebbero obbligatorie. Tutti usano il cellulare al volante, senza auricolare. Il verde per i pedoni in realtà è bianco. Ma in Florida si chiude un occhio. Peraltro, in 2000 miglia avremo incontrato una cinquantina di cartelli arancioni “road works”, ma misteriosamente i road works non c’erano mai, a parte qualcuno che lavorava a destra della strada. E comunque, a 55 mph ti addormenti, altro che.Le targhe della Florida. Le automobili non hanno l’obbligo di avere la targa davanti. Chi ce l’ha la personalizza, ed escono le cose più stravaganti. Su ogni targa di dietro c’è un’arancia con la scritta “sunshine state”. La Florida produce agrumi più di ogni altro stato dell’Unione, e le arance non sono arance : sono sfere di grandezza di un super santos al buonissimo sapore di arancia.
3) Il seven miles bridge che porta a Key West : 7 miglia di ponte con l’oceano a destra e a sinistra, davvero da provare.
2) Il fatto che a Miami moltissimi ragazzini vanno in giro sui marciapiedi con un aggeggio a due ruote ed una pedana sulla quale stai in piedi : se porti il peso in avanti cammini in avanti, mentre allo stesso modo fai retromarcia se porti il peso indietro. Se Giri le spalle ed il corpo a destra o a sinistra l’attrezzo ti segue. Se stai fermo, si ferma anche lui. E’ comodo, non inquina, ma servono grandi marciapiedi per usarlo. E’ il futuro di chi ha grandi spazi. Per guidarlo serve il casco, contrariamente alle moto : ma ciò accade perchè quelli che si vedono in giro sono a noleggio, e i noleggiatori americani non vogliono responsabilità o esporsi a cause se ti fai male. Figurarsi.
1) La notizia che in tutta la Florida è vietato noleggiare autovetture con cambio manuale. Niente di male, ma per chi arriva dall’Europa stanco con un raffreddore fulminante dopo due tappe per totali 11 ore di aereo di cui 9 vicino ad un dannato ragazzino che al rullìo di partenza dei motori ha dichiarato di voler sendere e ha smesso all’atterraggio, 2 ore di fila all’immigration e 1 ora di fila per noleggiare la macchina e non ha mai guidato col cambio automatico … può rappresentare un piccolo trauma, specie se trovi uno che ti spiega in spanglish misto a dialetto dei tropici che tre posizioni del cambio su sei non servono a niente (ma come “forget’em”, se ci sono serviranno a qualcosa, no ?), mentre davanti a te è un’ora che due giapponesi disperati non riescono a capire come funziona il cambio automatico e hanno l’aria di stare per crollare in preda ad un asiatico esaurimento nervoso. (continua)
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mercoledì, 07 gennaio 2004
Scelto il progetto per il 9/11 memorial
Ha vinto "Reflecting Absence" di Michael Arad. Ci sono molte critiche a riguardo, il compito dei giurati non era di certo facile. Il progetto scelto ha due piscine di acqua 30 piedi sotto il livello della strada. Mi spiace dire che non è il più brutto di quelli presentati, ma poco ci manca.
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martedì, 06 gennaio 2004
Intanto, nel silenzio generale dei media che culla il sonno degli italiani, Emma Bonino in Yemen ...
Ecco, quando avranno finito di informarci sul fatto che a gennaio fa freddo, di intervistare oracoli in camice bianco che ci svelano che il segreto per non prendere il raffreddore è quello di coprirsi, di fare da traino a fiction o riti autocelebrativi sempre più insopportabili, di proporre rubriche in cui si parla di tutto tranne che delle cose importanti, di ravanare genuflessi circa il numero di peli del naso cresciuti nelle infallibili narici el santo padre, e avranno esaurito di raccontarci nei minimi dettagli i litigi tra i politici di polo e ulivo che al confronto i ragazzini alle prese con la calza della befana sono più maturi : alla fine, non sarà rimasto tempo e spazio nei vari tg o approfondimenti delle reti rai e mediaset per raccontare che nello Yemen, nell'assordante silenzio del nostro paese e del nostro continente, Emma Bonino sta organizzando una conferenza che rischia di diventare il più interessante forum sul tema della democrazia in Medio oriente che si sia mai fatto da qualche secolo a questa parte. Zitti tutti, mi raccomando, che c'è da fare l'elenco dei partecipanti a San Remo e da spiegare perchè Pieraccioni quest'anno guadagnerà più di Boldi e De Sica ... sshh, non svegliamo gli italiani. Se interessa, qui c'è il link - guarda un po' - al sito dei radicali.
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23:31
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lunedì, 05 gennaio 2004
Eccoci qua. Ancora auguri
Eccoci qua, siamo tornati. Sapete che succede quando entri dentro un aereo che fuori ci sono 25 gradi e ne esci che fuori ce ne sono meno 5 ? Che ti raffreddi, specie se quei simpaticoni della SEA ti fanno stare sulla pista di Malpensa al freddo e al gelo per una decina di minuti perchè nell'aereo eravamo il doppio di quanti ne entravano sul pullman che ci avrebbe dovuto portare al chiuso : evidentemente c'era qualcuno che aveva bisogno di una conferma del fatto che si era tornati in Italia, accontentato. Così, il capo ed io andiamo in fase tra starnuti, soffiate di naso e colpi di tosse. Vabbè, tanto da oggi si torna a lavorare, passerà. A proposito, bella la Florida : poi vi racconto. Oggi voglio solo fare gli auguri al Griso, che con il solito understatement festeggia un anno di blog. Sospetto (leggi : sono certo) che abbia scritto cose più intelligenti e geniali lui in un anno piuttosto che certi guru che lo fanno da anni e anni ... parere mio, naturalmente. Auguri Griso, sono il presidente del tuo fan club. E comunque : bella la Florida. Ci si potrebbe abituare a viverci, in pantaloncini corti ...
Un post di Mixumb delle
08:59
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