Siamo in ritardo 15-20 anni rispetto agli USA
L'ha detto il Presidente della Repubblica Italiana. Uno che, giustamente, non lesina patriottismo e orgoglio per l'identità nazionale.
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Siamo in ritardo 15-20 anni rispetto agli USA
L'ha detto il Presidente della Repubblica Italiana. Uno che, giustamente, non lesina patriottismo e orgoglio per l'identità nazionale.
Hi guys, old friends of us. Please sing us something about America
Let us be lovers we'll marry our fortunes together
I've got some real estate here in my bag
So we bought a pack of cigarettes and Mrs. Wagner's pies
And we walked off to look for America
Cathy I said as we boarded a Greyhound in Pittsburgh
Michigan seems like a dream to me now
It took me four days to hitchhike from Saginaw
I've gone to look for America
Laughing on the bus playing games with the faces
She said the man in the gabardine suit was a spy
I said be careful his bowtie is really a camera
Toss me a cigaret I think there's one in the raincoat
We smoked the last one an hour ago
So I looked at the scenary she read her magazine
And the moon rose over an open field
Cathy I'm lost I said though I knew she was sleeping
I'm empty and aching and I don't know why
Counting the cars on the New Jersey Turnpike
They've all come to look for America
All come to look for America
Non s'era detto "senza se e senza ma" ?
L'inarrestabile duo della sinistra italiana, in trasferta a Boston per cercare di imparare, sostiene che "se vince Kerry l'Italia resta in Iraq". Ora, a parte il fatto che questi continuano a comportarsi come se il condizionale non esistesse ... son lì che si aggrovigliano sulla capocchia di spillo cambiando furiosamente idea sul cosa fare, e dimenticando che in parlamento sono in minoranza per cui tutti i salti mortali che fanno rimbalzano sulla placidità di una linea di politica internazionale che ha sostenuto la missione in Iraq con fermezza sin dalla presa di Baghdad. Sarebbe carino che qualcuno facesse notare a Rut&Fax che sarebbe corretto dire, se mai, che l'Italia "resterebbe" in Iraq, ci resterebbe se al governo ci fossero loro. Tutt'al più ci "resterà", se e quando vinceranno le elezioni, e anche allora dovrebbero spiegare come riuscirebbero a convincere l'ala integralista che va da rifondazione comunista ai comunisti italiani (due partiti comunisti in Italia ? naah) alla galassia pacifista a senso unico.
Ma poi, ci hanno fatto una testa così col "senza se e senza ma" e adesso siamo a "se vince Kerry" ... ? E perchè poi, perchè ha promesso di coinvolgere l'ONU ? Ma se Bush ci ha passato 8 mesi, all'ONU. Ma se l'ONU ha espresso 16 risoluzioni in Consiglio di Sicurezza che condannavano Saddam. Ma se l'ONU nella gestione di Oil for Food ha rubato i proventi del petrolio irakeno contribuendo ad affamare la poipolazione innocente. Ma se l'ONU era quella dell'embargo kattivo kattivo. Ma se l'ONU ha votato risoluzioni che di fatto legittimavano il regime change.
Se. Seee.
P.S. mi auguro di leggere che più gente possibile dichiari la propria solidarietà a Berlusconi, oggetto di minacce da parte di terroristi islamici. Io non lo voto, non mi piace, non mi ha mai convinto ma non posso non constatare che chi minaccia il presidente del consiglio del mio paese è un mio nemico. Se poi io fossi pacifista e tale mi dichiarassi sarebbe ancora più un obbligo dichiararmi contro le minacce e solidale all'oggetto di esse. Invece di dichiararlo "il male assoluto" e mettere bannerini con la sua faccia dietro un rotondo segnale di divieto con la riga diagonale a mò di divieto.
Per essere precisi
Ecco, accade che alcuni galantuomini, sul forum ospitato sul blog dell'eccellenza del gruppetto, si dedichino alla nobile arte di parlar male del sottoscritto. Capita, è capitato e capiterà. Va tutto bene. Il poeta diceva "non ti curar di lor, ma guarda e passa" e mi sembra di gran lunga la più saggia delle decisioni.
Solo una precisazione, che rimanga qui a futura memoria. Tra gli avvincenti partecipanti alla alta discussione, ce n'è uno che ha anche più volte esibito il suo talento su questi lidi, commentando da par suo tutte le idiozie che ci scrivo io. Ecco, il principe in questione ha pensato bene, ultimamente, di intavolare una discussione con me nel fantastico mondo delle email, discussione durante la quale ci ha tenuto a precisare che gli sembro "un esaltato razzista", dopo avermi accusato del fatto che a me "danno fastidio i palestinesi umiliati ed uccisi", mentre invece gli arabi mi "fanno paura". Non avendo io cercato il soggetto in questione, ma viceversa, a tali parole ho replicato chiedendo di non essere più disturbato da simili email, ottenendo soddisfazione (sembra !) dopo sole 3 volte che formulavo tale richiesta.
E' per questo che sembra poco attinente alla realtà che lo stesso scriva sul summenzionato forum che continua "a pensare che si debba poter parlare con tutti, ma ci sono eccezioni che confermano la regola".
Ciccio, non hai capito: non sei tu che devi o non devi parlare con me. Sono io che non ho interesse a parlare con te. Son 3 email che te lo spiego, adesso l'ho scritto anche qui. Vediamo quanto ci vuole perchè tu lo capisca.
Buon proseguimento.
P.S. NON E' UN MURO
Qualcuno mi aiuta a capire se l'Unità l'ha pubblicata ? Grazie
Caro Direttore,
ti invio questa risposta, che mi auguro possa essere conosciuta dai tuoi lettori.
Un saluto,
Daniele Capezzone
Egregio Direttore, Gentile Furio,
agosto incalza, il sole picchia, le temperature salgono, gli zuccheri (specialmente per chi è in sciopero della fame) scendono, e -soprattutto- ci sono un sacco di firme referendarie da raccogliere. Per queste ragioni, Le propongo …una moratoria, o un disarmo bilaterale.
Sinora, il Suo giornale -con la sobrietà che sempre lo caratterizza- mi ha simpaticamente gratificato dell’appellativo di “individuo inqualificabile”; poi, un mesetto fa, Lei stesso ha spiegato quanto io sia entusiasta della “distruzione fisica di città e villaggi”; infine, ieri, mi ha più o meno accomunato a chi desidererebbe rispedire i naufraghi della Cap Anamur “verso Paesi in cui vige la pena di morte”… Che dire? Mi arrendo, incasso tutto, e spero solo che l’avvocato Taormina -delle cui rivelazioni clamorose siamo in attesa- non mi addebiti pure il delitto di Cogne (comunque, per ogni evenienza, credo di avere un alibi).
Fuor di scherzo, prendo atto volentieri dell’attenzione che “L’Unità” dedica al tema della fecondazione assistita, così come dello spazio concesso all’iniziativa di Pannella e dei radicali sull’esilio di Saddam e sulla possibilità di evitare il passaggio alla fase bellica dell’azione militare alleata in Iraq. Ripeto: ne prendo atto, e lo saluto come una bella notizia.
D’altra parte, credo che non sia reato d’opinione non condividere tante altre campagne che Lei conduce, e il tono con cui -legittimamente, com’è ovvio- sceglie di farlo. Così come -da radicale- ho motivi opposti ai Suoi per criticare Silvio Berlusconi. Per essere chiaro, credo anch’io che esista un “caso Berlusconi”, ma sono convinto che si tratti solo di un capitolo (l’ultimo, in ordine di tempo) del più generale “caso Italia”, cioè di un sistema di illegalità promosso e alimentato dalle stesse e nelle stesse istituzioni dello Stato, e in larga misura determinato proprio da coloro che oggi deplorano il “caso Berlusconi”. Per essere chiari, non è che prima del 1994 esistesse una florida e limpida democrazia che è stata poi colpita e sfregiata da un “alieno”; né si può pensare che, una volta rimosso l’”alieno”, tutto torni a posto. Il guaio, caro Colombo, è che l’alieno non è alieno per niente, ed è un frutto della politica perseguita e praticata da chi ora dice di criticarlo, a cominciare dalla “sinistra ufficiale” italiana. La quale -per essere espliciti- ha fatto violenza né più né meno dei suoi avversari quando ha gestito il potere: per stare solo al passato prossimo, un altro illustre collaboratore del Suo giornale, Roberto Zaccaria, che oggi fa i girotondi fuori Viale Mazzini, per anni li ha fatti dentro quel palazzo, e l’intera sinistra italiana è stata parte attiva dell’illegalità sistemica, della lottizzazione scientifica del cosiddetto servizio pubblico.
Chi ha bocciato, in questo paese, 45 referendum su 89 (sfilando cioè una volta su due la scheda referendaria delle mani dei cittadini) con una giurisprudenza che oggi gli stessi ex Presidenti della Corte Costituzionale definiscono politica e di parte? Chi ha votato leggi per capovolgere gli esiti referendari (dalla privatizzazione della Rai al finanziamento pubblico dei partiti alla responsabilità civile dei magistrati)? Chi ha incluso nei quorum referendari “morti e fantasmi”, alterando ripetutamente la regolarità delle liste elettorali? Chi ha tollerato che -a destra e a manca- i partiti si presentassero alle elezioni con firme fasulle o raccolte irregolarmente? Chi ha costruito un sistema di giustizia e di carceri che è oggi primatista di condanne a livello internazionale? Ha fatto tutto Berlusconi in dieci anni? Io credo che la colpa di Berlusconi stia proprio nella continuità (e non nella cesura, che purtroppo non c’è) con quel passato, che appartiene all’album di famiglia delle cosiddette “forze democratiche” del Paese, ai democristiani, ai comunisti, ai laici (ex, neo e post).
Io sono un militante politico che si batte per il primato della legge scritta, per lo Stato di diritto, per la “forma”, come condizioni per una “riforma”, che -secondo me- deve avere caratteri di “soluzione di continuità” (e il pensiero va a Calamandrei e a un certo Partito d’Azione), di rottura “anglosassone” rispetto al cinquantennio postfascista italiano, pena il proseguirsi di una continuità che è invece necessità intima per il cosiddetto progressismo italiano. Vorrei una riforma istituzionale ed elettorale maggioritaria e presidenzialista; vorrei un sistema di giustizia con carriere separate (come accade in tutti i Paesi del mondo occidentale); vorrei un sistema economico più libero e flessibile, e -insieme- quelle riforme (penso a quella previdenziale) che sono condizione essenziale per costruire un welfare più giusto, lontano dal sistema regressivo e antisociale difeso dal cofferatismo. E vorrei tutto questo insieme a una nuova stagione di diritti civili, di libertà individuali, che incontrerebbe il favore dell’immensa maggioranza degli elettori, ed è invece ostacolata -a piedi uniti- da tanta parte delle leadership di centrodestra e di centrosinistra.
Così come, in termini di politica internazionale (a proposito, La informo che Kerry si è detto favorevole al “first strike”), da radicale e da nonviolento, vorrei una politica basata sulla fine del finanziamento alle dittature, sull’uso delle “armi dell’informazione” (le nuove “Radio Londra” da mettere a disposizione di oppressi e dissidenti, per un “first strike” non militare che non abbia bisogno di fare vittime), e su una capacità di far lavorare insieme una Comunità di democrazie. Non credo sia reato d’opinione sostenere che è più facile discutere di queste cose negli Stati Uniti (tanto con le colombe di Powell, quanto con i miei amici falchi neocon, quanto con la galassia visceralmente antibushiana di George Soros) piuttosto che con gli onorevoli Agnoletto, Rizzo e Pecoraro Scanio. Che vuol farci? Preferisco altre compagnie rispetto a chi si dedicò al “cheek to cheek” con il vicemacellaio Tarek Aziz. E -come per Berlusconi- ho mille motivi per attaccare e criticare Bush, ma da un punto di vista e con prospettive opposti rispetto a chi non ha dedicato una sola manifestazione a contestare Saddam o Bin Laden.
Morale. Possiamo discutere di tutto questo senza tabù e senza anatemi? Se può -almeno per il mese di agosto- eviti di considerarmi la quarta persona più pericolosa secondo i parametri e le “classifiche” del Suo giornale (se mi mette dopo Bush, Sharon e Berlusconi, ho l’impressione che mi stia un tantino sopravvalutando…). Io, per parte mia, non avrò difficoltà a riconoscere che Lei e Padellaro non siete rispettivamente il “numero due” e il “numero tre” di Al Qaeda.
Insomma, togliamoci l’elmetto (o lo scolapasta), e andiamo a raccogliere firme referendarie, ché è meglio. Un saluto e un sorriso,
Daniele Capezzone
(segretario Radicali italiani)
Forza venite gente
Grazie a 1972 (ma grazie sempre a 1972, ogni giorno) apprendo che gli Stati Uniti invieranno in Corea del Nord tramite il World Food Program 50mila tonnellate di cibo per la popolazione coreana.
Siccome però è notorio che come dice Enzo gli USA sono solo degli sporchi imperialisti, qui si è deciso di indire un concorso sui veri reali motivi di quello zozzone di Bush. Qualche traccia: 1) E' tutto cibo avariato ; 2) Vogliono il petrolio della Corea del Nord ; 3) Trattasi di imperialismo travestito da solidarismo: è una win win solution, poi li invaderanno coi loro Mc Donald's ; 4) E' un trucco di Bush per sviare l'attenzione ; 5) Si però cinque secoli fa gli americani sostennero il dittatore coreano (questa è un po' grossa per seri problemi cronologici, quanto meno, ma quando si comincia a mandare il cervello all'ammasso nel nome dell'antiamericanismo va bene tutto) ; 6) Lo fanno per ingraziarsi l'ONU ; 7) Varie ed eventuali.
Queste sono solo tracce, ma lo svolgimento è libero. Vengino siori venghino, ricchi premi e cotillons, avanti su che la fantasia non vi manca.
3 is the magic number
Curiosamente, la percentuale - il 3 - dell'intera barriera protettiva israeliana fatta di mattoni corrisponde alla percentuale di terra che nello stato di Israele è di proprietà di arabi israeliani.
Così, quando sostenete che quello sia un muro, non dimenticate di sostenere anche che il territorio di Israele è di intera proprietà degli arabi israeliani. Sai le risate, nell'estate romana vi faranno fare anche qualche serata a pagamento. Oppure potreste dire che per avere un early warning dall'Ecofin bisogna avere un rapporto deficit/pil di 1:1, e non del 3 %. Altro che Tremonti. Potreste dire che il Comitato delle Regioni ed il parlamento Europeo hanno sostenuto che entro il 2010 tutto il pil europeo debba essere dedicato alla ricerca, e non il 3 %. Tutto ma proprio tutto.
Oppure, se siete arrabbiati contro il reggggime, potreste affermare convinti e soddisfatti che i tg rai dedicano il 100 % del tempo alla giustizia, e non il 3. Parlano solo di quello.
E così via. Una cosa è certa, però. Si sperava che scopando di più il cervello funzionasse meglio, invece sembra proprio di no. Quando si descrive l'11 settembre come una "cura", si è senza speranza e basta. Senza nemmeno ricorrere a percentuali nè dando la colpa ai peperoni altrui.
PS: NON E' UN MURO
La storia si ripete
Ho divorato il fascicolo di Liberal su Ronald Reagan oggetto del post qui sotto. E' bellissimo, ed i discorsi di "Dutch" sono entusiasmanti.
Molte cose mi hanno colpito, e consiglio di nuovo vivamente di leggerlo e conservare il numero speciale ora in edicola, ma ce ne sono due che riguardano la sinistra italiana che voglio qui riportare. La prima non la ricordavo: il PCI appoggiò l'intervento USA in Afghanistan. Non lo ricordavo, ma sarebbe stata una interessante risposta a quanti oggi continuano a ricordare che un tempo fu l'America ad armare Bin Laden e la resistenza afghana. All'epoca era così chiaro l'interesse dell'occidente a fronteggiare e combattere l'espansionismo sovietico che persino il PCI si schierò dalla parte giusta: oggi, evidentemente, il relativismo antiamericano ha fatto strame di tutto cancellando il bene ed il male, e lasciando un'interpretazione dei fatti che pretende di dimenticare il nostro passato per stravolgere gli accadimenti ad uso e consumo dell'odio contro gli USA.
Splendido, poi, è l'articolo di Renzo Foa su Reagan e la sinistra. Mi hanno colpito in particolare alcuni passaggi. I primi tre sembrano scritti a proposito della situazione odierna: basta sostituire Bush a Reagan, i DS di Fassino al PSI di Craxi, la galassia comunista a sinistra dei DS al PCI di Berlinguer (ma come detto oggi stiamo peggio, perchè il riconoscimento dell'ombrello NATO e l'approvazione dell'appoggio afghano antisovietico oggi in bocca ai vari Paolo Cento non esisterebbe proprio), "fondamentalismo islamico" a "socialismo reale", Clinton a Carter. La storia si ripete, testimonial l'Armando Cossutta che ancora si applaude sul palco e che lega il filo del tempo. Infine, l'ultimo passaggio virgolettato è la spiegazione, semplice ed efficace, e bruciante non poco, dell'antiamericanismo che oggi costituisce il massimo (l'unico ?) denominatore comune, la stella cometa, la ragione sociale e la ossessione della sinistra italiana pacifista. Leggere.
"Quando ci si chiede perché in Italia - a cominciare dalla sua sinistra, inclusa quella cattolica - sia stato quasi impossibile comprendere Reagan e il reaganismo, la spiegazione è facile da trovare. Il presidente americano venne considerato come l’espressione di un rigurgito del passato, di un sussulto reazionario, di una distorsione della storia e non come il promotore di una rivoluzione destinata a cambiare il volto del mondo".
"Solo molti anni dopo e per caso, un amico giornalista che aveva lavorato a lungo in America nel decennio Ottanta mi ha offerto una chiave di lettura indiretta. Mi ha detto che lui non aveva mai incontrato nelle università, negli ambienti culturali e fra le persone che frequentava una sola persona che gli avesse detto di aver votato per Reagan, che pure era stato eletto nel 1980 e nel 1984 con una schiacciante maggioranza. Era l’immagine di una sinistra, di un mondo progressista, su entrambe le rive dell’Atlantico, ridotti in un maso chiuso. Non c’è da stupirsi del fatto che non venisse capito il senso di una presidenza e che fosse fin troppo comodo collocarla nella categoria di un’America tradizionalista e imperialista. Così scattò subito il riflesso automatico con il quale venne costruita addosso a Reagan l’immagine del «nemico»: non venne percepito il problema, la novità con cui fare i conti. Continuava a dominare, nella vasta area culturale e politica legata al Pci, l’idea che lo status quo fra i due blocchi contrapposti fosse immodificabile, quanto meno sul teatro europeo, e che gli assetti del «socialismo reale» fossero in qualche modo auto-riformabili. L’aver parlato dell’Unione Sovietica come dell’«Impero del male» e l’aver lanciato il programma della «difesa spaziale» furono atti che non vennero considerati dei potenziali grimaldelli, ma più semplicemente come il ritorno indietro a una tradizionale politica di riarmo, a una competizione militare destinata a deformare il quadro di «coesistenza pacifica» all’interno della cui cornice si consumavano le stagioni alterne della «guerra fredda». Attenzione: si trattava di un equilibrio per il quale l’Europa occidentale non pagava alcun prezzo; anzi ne era in larga misura avvantaggiata".
"Mentre il Psi cercava un suo profilo e il suo ruolo di forza di governo lo induceva non solo a chiudere ogni compromissione con Mosca ma ad aprirsi e a cercare di capire la rivoluzione reaganiana, il Pci - che rappresentava circa un terzo dell’elettorato, ora un po’ più, ora un po’ meno - non si liberò dalla sua ambiguità. Il progressivo distacco dal comunismo brezneviano non equivaleva certo all’accettazione dell’Occidente che aveva imboccato la strada del liberismo. Al contrario, quanto più si allentavano i vincoli ideologici dalla vecchia e fatiscente casa madre tanto più diventava intensa la contestazione dell’amministrazione repubblicana. Era il famoso «guado» che non finiva mai. Il pregiudizio su Reagan liberò così tutte le energie più tradizionaliste e conservatrici, consentì all’antiamericanismo di ritrovare una collocazione politica, dopo la parentesi di Carter, e aggravò quella incapacità di comprendere la modernità che fu la prima vera causa della crisi del Pci".
"Ronald Reagan ha sconfitto anche il Pci? Probabilmente sì e certamente prima che gli effetti della sua rivoluzione facessero crollare il Muro di Berlino e estinguere l’Unione Sovietica. A ripensarci ora, se fu la sua politica ad aprire un nuovo orizzonte all’Occidente, almeno tre passaggi ci dicono che la componente maggioritaria della sinistra italiana, posta di fronte a una scelta chiara, non riuscì a completare il suo «guado» e, anzi, tornò sulla riva di partenza, ormai quasi desertificata. Il primo passaggio fu quello degli euromissili. (...) Il secondo passaggio fu la partita tutta interna sul disinnesco dei quattro punti di scala mobile. Fu quella una decisione che aveva la sua ragione principale nel conflitto politico e sindacale italiano. Ma c’è da chiedersi se sarebbe stata presa se non fosse soffiato da Washington e da Londra il vento liberista che indicava al Psi e alla Dc (o quanto meno a una parte della Dc) la possibilità di incrinare, perché solo di questo si trattava, uno status quo sociale. (...) Il terzo passaggio fu la scommessa su Gorbaciov. Si può dire che fu inevitabile. Ma, alla luce della storia, la scelta di puntare sul «comunismo riformatore», travolto insieme a tutti gli altri comunismi possibili, mantenendo il pregiudizio sulla rivoluzione reaganiana equivalse a non comprendere che stava finendo il Novecento e che l’atto di chiusura era stato vidimato a Washington. Aveva dunque capito bene Paolo Bufalini, quando parlò di un giorno infausto - il dies nigro signando lapillo di Marziale (NDR quello dell'elezione di reagan nel 1980). Per quella sinistra italiana doppiamente infausto. Intanto perché lì iniziò materialmente la fine del comunismo. E in secondo luogo perché - lo si vede bene oggi - da quel pregiudizio contro Reagan si sono poi via via alimentati tutti i vizi di cui soffre oggi. L’antiamericanismo. Il pacifismo. Il rifiuto di accordare cittadinanza a culture diverse. Il relativismo terzomondista. Le mitologie sulla superiorità europea. La paura del liberismo. Il rifiuto dell’internazionalismo democratico. Il catastrofismo sul destino del mondo. L’accettazione delle dittature nel nome degli equilibri globali. Fino, appunto, alla sottovalutazione del carattere universale della parola libertà. Non è per caso che il post-comunismo abbia evitato di fare i conti con il personaggio che ha chiuso il Novecento da vincitore".

Ma va ?
Insomma, c'è gente in giro che ha trovato il suo scopo nella vita. O ragazzi, non è mica una brutta cosa, dopotutto. Uno arriva ad una certa età, pensa di saperne più degli altri, e poi intravede il sentiero giusto. E ci si butta. L'antiamericanismo costituisce per molti una calda e avvolgente coperta che cura tutti i mali, riscalda dai brividi della vita contemporanea, e risolve gli annosi problemi del perchè. Che c'è di più bello e comodo di una ideologia che ti spiega con pazienza e convinzione che tutti i mali del mondo sono addebitabili ad un unico, perfido soggetto ? E' rassicurante come una bella tazza di the quando fuori nevica, e in giro c'è chi ne spaccia di ottima qualità, per di più gratis e anzi c'è tutto un mainstream dove ci si riconosce e ci si diverte, cullati nella bambagia delle balle. Non c'è nemmeno da vergognarsi a professare questa religione, che nuova non è: ci si riconosce dalle bandiere arcobaleno, si marcia compatti e ci si danno delle enormi e soddisfacenti pacche sulle spalle. E va tutto bene, passa la paura, in Sudan non accade nulla e il Ruanda forse non è mai esistito, in Cecenia c'è un parco giochi e in Vietnam e Laos e Cambogia ci si va a fare i fanghi, il Congo è solo l'oggetto di una canzoncina anni '50 e sapete che c'è, in Iraq ci avevano una gran bella democrazia libera e produttiva prima che ci andasse quell'ignorante di dubbya. Tutto il mondo è bello, mapperò ci sono gli USA che sono brutti male e ciccabum. Fine dell'analisi.
Ogni religione ha i suoi guru. E tanto più la religione è assurda, tanto più i guru sono assurdi. Tra un Chomski che blandisce con eleganza il simpatico Pol Pot e un Moore che fa della verità delle fonti un obsoleto retaggio dell'informazione non più al passo coi tempi, tra una Klein che in qualità di depositaria di un brand si arricchisce con un saggio che si scaglia contro la cultura del logo e tutta una serie di personaggi illuminati che facevano e fanno a gara ad omaggiare, accogliere ed accrescere l'eroismo di uomini valorosi quali Castro, Tareq Aziz, Arafat, Milosevic, Chavez ... eredi dei fantastici anni in cui si poteva magnificare il culto di Stalin che tanto ha fatto per la pace nel mondo ... tra tutti questi guru, c'è una stella nel cielo dell'economia, e si chiama Paul Krugman.
Questi è un economista americano, dal che la congerie di adoratori dell'antiBushismo deriva e deriverà che non di antiamericanismo trattasi (come se essere cittadini di un dato paese equivalesse all'impossibilità di dire con malafede peste e corna di quel paese), il quale ha la particolare capacità di guidare un manipolo di arditi antiamericani alla conclusione che crescere solo dieci volte tanto quanto noi, e dunque sette o otto volte più dell'Europa, e guadagnare posti di lavoro da qualche trimestre in costante aumento, e guidare l'economia mondiale costituendo il punto di riferimento di tutti i paesi che rifomano la propria economia per stare al passo coi tempi ... bè, tutto questo sarebbe il paradigma della catastrofe economica dell'era Bush. Naturalmente l'11 settembre 2001 i signori stavano sulla luna, e continuano a non capire quanto sia straordinaria la ripresa economica americana dopo quel popò di schock: niente da fare, l'economia di Bush è una tragedia, anche se cresce a ritmi che non si vedevano da venti anni (e chi c'era in Pennsylvania Avenue venti anni fa ? Chi c'era ?). Gaudio, tripudio, felicità per gli antiamericani di tutto il mondo: abbiamo trovato il nostro guru, evviva evviva. Come dite ? Era uno strapagato consulente della Enron ? Come dite, è lì che plaude al simpatico Mahatir Mohamad, quello dell'antisemitismo calcolato, dittatore razzista capo di stato in Malesia del quale era collaboratore ? Come dite, già all'epoca di Reagan questo non ne azzeccava una ? Vabbè, zitti zitti che ci rovinate il film. State boni e passatece i popcorn e la mecca-cola.
Cosa votano in Italia questi adoratori del principe del New York Times ? A sinistra, naturalmente. Che domande. Divisi tra un correntone ed un Bertinotti, tra un Occhetto ed un Fassino, con qualche accenno di Pecoraro Scanio ed una malcelata passione per il prode Diliberto, con il poster dei gloriosi piani quinquennali di una volta appeso nella stanzetta delle reliquie, qui in Italia ce ne fosse uno di questi krugmanisti non anonimi che si azzarda a considerare credibile un solo accenno di politica economica che non comprenda: no alle scriteriate liberalizzazioni (mai, ma proprio mai, accennare al liberismo senza l'aggettivo "selvaggio"), politica dei redditi come nei gloriosi anni '80 (quelli del boom del deficit, quelli lì), lotta indiscriminata a qualsiasi riduzione delle tasse, estrema rigidità del mercato del lavoro (basta con questa elasticità !), strenua e illuminata difesa di tutti ma dico tutti e sottolineo tutti e porcalazzozzaseceneperdiamounosolo di privilegi derivanti da una gestione del welfare e delle dinamiche previdenziali del passato, che definire demenziali sarebbe offensivo nei confronti dei dementi. Giù le mani dai poveri lavoratori, eccheccazzo.
Accade dunque che su Economy della scorsa settimana ci sia un'intervista al principe Krugman. Perbacco, è proprio lui. Leggiamo qualche stralcio. "Tagliare le tasse è una via rischiosa, ma in assenza di una politica monetaria espansiva c'è poco altro da fare per dare un colpo di gas alla crescita". "Tra le due possibilità (aumento della spesa pubblica e taglio alle tasse) nel caso italiano preferirei senz'altro un taglio alle tasse ... la spesa pubblica, semmai, andrebbe alleggerita ulteriormente, riformando il sistema pensionistico che è troppo pesante". "Resta un sistema eccessivo, che incide troppo sul PIL. Non bisogna dimenticare che la popolazione europea - e in particolare quella italiana - sta invecchiando molto più rapidamente di quella americana. In queste condizioni un sistema pensionistico come il vostro non è più sostenibile. Non si può carocare sulle spalle dei giovani un peso di queste dimensioni". "Le riforme strutturali sono il segreto dei pochi paesi europei, come la Gran Bretagna e la Spagna, che sono riusciti a mantenere un buon ritmo di espansione anche negli anni più difficili. La Germania invece è ferma, perchè non ha messo a segno le riforme più urgenti, come quella del mercato del lavoro". (In Italia)" Se il governo riuscisse a far scendere i costi delle nuove assunzioni, le aziende assumerebbero di più e la disoccupazione scenderebbe". "Maggiore flessibilità e maggiori incentivi alla mobilità. Assumere e cambiare lavoro deve diventare più facile, più naturale. Anche la contrattazione sui salari dovrebbe essere più flessibile. Queste sono le ragioni per cui negli Stati Uniti si creano più posti di lavoro che in Europa".
Ladies and Gentleman, Paul Krugman. A voi che piace tanto, andateglielo a spiegare ai vostri amici sindacalisti ...
Ronald Reagan, l'uomo che aprì il XXI secolo
E' in edicola e in libreria il nuovo numero di Liberal, interamente dedicato al grande Ronald Reagan.
Il fascicolo è diviso in quattro parti. Nella prima è proposta la storia della sua vita e della sua impresa politica. Nella seconda c'è una riflessione a più voci sul decennio che ha cambiato il mondo. nella terza sono proposti i testi degli interventi più importanti del presidente. Nella quarta personalità della cultura e della politica americane parlano dell'eredità che ha lasciato. Tra le firme: Ferdinando Adornato, Irving e William Kristol, Gianni Baget Bozzo, Sergio Romano, Giuliano Cazzola, Stefano Silvestri, Renzo Foa, Antonio Spinosa, Marco Respinti, Michael Novak e Nathan Sharansky.
Assolutamente vietato perderlo.
Et voilà, l'assemblea generale
La risoluzione dell'assemblea generale dell'ONU ... poteva mancare ? Certo che no. L'assemblea generale (col voto contrario di 6 paesi, tra i quali gli Stati Uniti), le cui risoluzioni non sono vincolanti, invita Israele ad obbedire alla vergognbosa sentenza dell'Aja. L'assemblea generale delle Nazioni Unite non accetta nè presta assistenza «per mantenere la situazione creata da tale costruzione».
La situazione creata da tale costruzione è, a fronte di temporanei (non è un muro. NON E' UN MURO), retribuiti e tutt'altro che mortali sacrifici per alcuni, pochi palestinesi, la diminuzione del 90 % degli atti terroristici palestinesi.
Certo, è un risultato da censurare. Certo, bisogna fare di tutto per evitare che continui. Però non è antisemitismo, loro sono solo contro Sharon, che ha sviluppato un progetto della sinistra laburista israeliana ma non fa niente: è colpa di Sharon. Se sono diminuiti del 90 % gli attentati terroristici palestinesi, è colpa merito di Sharon.
Poi dice che bisogna impedire la clonazione umana per evitare che qualche folle in preda a deliri di varia natura possa clonare dittatori o folli tiranni. Che bisogno c'è ? L'austriaco coi baffetti è vivo e lotta insieme a noi. Alle nazioni unite.
All’attenzione degli Ambasciatori presso l’ECOSOC
Mi chiamo Kok Ksor e mi prendo la libertà di scrivervi oggi, per richiedere il vostro supporto per un’organizzazione non governativa chiamata Partito Radicale Trasnazionale (PRT), che potrebbe veder sospeso il proprio status consultivo presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC) se la settimana prossima la richiesta di sanzioni presentata non verrà respinta dall’ECOSOC.
IL PRT sta correndo il rischio di venir escluso dalle attività delle Nazioni Unite, perché esso mi ha gentilmente concesso di intervenire in sede di Commissione Diritti Umani in diverse occasioni. Io sono stato accusato di essere un terrorista che mira alla creazione di uno stato etnico indipendente, e la mia organizzazione, che ho fondato circa 12 anni fa sotto il nome di Montagnard Foundation Inc. (MFI) e che è stata costituita nella Carolina del Sud, viene accusata di fomentare la violenza negli Altopiani Centrali del Vietnam, dove le tribù delle colline, conosciute anche con il nome francese di Montagnard, vivono ancora oggi.
Subito dopo la guerra del Vietnam, mi sono trasferito negli Stati Uniti, dove ho ottenuto la cittadinanza e ho iniziato a lavorare per aumentare la consapevolezza, a livello di opinione pubblica internazionale, della necessità di preservare la nostra cultura, le nostre tradizioni e i nostri costumi indigeni. Per queste ragioni, nel 1993, la Professoressa Enrica-Irene Daes mi ha invitato a prendere parte al gruppo di lavoro sulle questioni indigene sponsorizzato dall’ONU. Per tutti questi anni, ho tentato di fornire il mio contributo al processo internazionale che eventualmente porterà all’istituzione di un Forum degli Indigeni, recando all’attenzione degli esperti delle Nazioni Unite la grave situazione in cui i miei fratelli e le mie sorelle hanno vissuto per decenni, informandoli sulla nostra storia e compilando resoconti sulle violazioni dei diritti umani.
Nel 2001, stando a Ginevra per la Commissione sui Diritti Umani, mi sono imbattuto nel PRT, e finalmente sono venuto a conoscenza di un’organizzazione che realmente si mostrava interessata a quello che dicevo. Qualche mese più tardi mi invitavano a far parte della loro organizzazione e a partecipare pienamente alle loro attività nonviolente.
La nostra natura pacata trovò nella nonviolenza una nuova strada per cercare appoggio alla nostra decennale richiesta di aiuto internazionale. Grazie al PRT l’ONU, ma anche l’Ue e gli Stati Uniti, hanno iniziato a dare maggior attenzione alla questione dei Montagnard.
Sua Eccellenza,
quale organizzazione terroristica chiederebbe alle Nazioni Unite di inviare una missione per investigare sulla violazione dei diritti degli indigeni? Quale gruppo terroristico avviserebbe le rappresentanze diplomatiche e la stampa alla vigilia di una serie di manifestazioni? Come potrei dar vita ad uno Stato etnico indipendente nella Carolina del sud? Dove sono gli eserciti dei terroristi che obbediscono ai miei ordini? E perché diverse altre conosciute Ong come Amnesty International e Human Rights Watch sono d’accordo con quello che diciamo?
L’obiettivo della mia organizzazione, cosi come del popolo con il quale lavoro direttamente o sono in contatto, è quello di ottenere il riconoscimento dei diritti degli indigeni in totale rispetto con gli strumenti internazionali sui diritti umani che decine di paesi hanno adottato. Vi invito rispettosamente a visitare la pagina web dell’MFI www.montagnard-foundation.org per leggere i miei discorsi pubblici e capire il senso di quello che facciamo, come lo facciamo e con chi.
So che alcune delle sezioni del nostro sito internet sono state utilizzate per dimostrare l’esistenza di un legame con il Front Unifié pour la Liberation des Races Opprimées (Fronte Unificato per la Liberazione delle Razze Oppresse, n.d.r.) (FULRO). Non posso negare di essere stato un membro del FULRO negli anni ’60, se lo facessi vi mentirei, ed è contrario ai miei principi e alla mia religione. Queste informazioni sono prese dalla sezione FULRO non dal MFI. Vorrei cogliere questa occasione anche per sottolineare il fatto che la MFI non ha mai incoraggiato alcun obiettivo del programma del FULRO.
Ho affermato più volte, alle Nazioni Unite e ovunque, che, dalla fine della guerrra, la natura e lo scopo delle mie azioni sono volte al rispetto dei diritti dei nostri indigeni e alla libertà del culto di Dio senza la paura delle persecuzioni.
Se il TRP sarà sospeso per tre anni, nessun altro ci assisterà – né dozzine di altri pacifici gruppi oppressi -, nell’avvertire le Nazioni Unite ogni qual volta la situazione volge verso il peggio e sfortunatamente negli ultimi anni abbiamo assistito a sistematiche azioni negative.
Per queste ragioni, mi appello a voi affinché votiate contro la raccomandazione di sospensione del TRP, non lo meritano, in particolare per la loro generosità verso coloro che soffrono che è stata esemplare in molte parti del mondo.
Confido nella vostra comprensione, resterò in attesa del vostro voto.
Dio vi benedica,
Presidente Montagnard Foundation
Ma no, noi siamo contro Bush mica siamo antiamericani
Gianni Vattimo sul Manifesto: "Ben al di là dell'insofferenza per Bush e i suoi accoliti, non sarebbe ora di scoprire, anche sul piano culturale, che la sinistra o è anti-americana (meglio sarebbe dire altermondialista) o non è ?"
Ma quale scoprire, filosofo da due soldi. Qui è da mo' che lo si dice, e ci si sente rispondere che non sarebbe vero. Non so nulla di filosofia, ma certo è davvero debole un pensiero per il quale uno si riconosce e si fa portabandiera di una identità riconoscendola in base alla propria opposizione a qualcuno, sic et simpliciter, sempre e comunque. E' il velo dell'ipocrisia che si squarcia, per chi dietro questo velo si è ammantato di una bandiera della pace e orgogliosamente ci marcia, ma solo quando fa chic e seguendo la stella cometa che lo stesso Vattimo conferma: l'antiamericanismo. Non c'è populismo, non c'è terzomondismo, non c'è solidarietà, non c'è pacifismo, non c'è impegno illuminato, non c'è aiuto a chi ha bisogno. C'è solo mero, nudo, esplicito antiamericanismo. E c'è da preferire il Vattimo che ne va orgoglioso e se ne vanta in pubblico, piuttosto che coloro che lo sanno bene ma fanno finta che non sia così. Ragazzi, fatevene una ragione: se siete di sinistra e non vi sentite antiamericani siete una microminoranza, e il vostro posto NON E' tra gli ipocriti arcobaleno. Secondo uno che vi rappresenta da anni e scrive su uno dei tazebao della vostra cultura, semplicemente non avete capito un cazzo. Non so, se vi va rifletteteci durante la prossima manifestazione, e cominciate a chiedervi che ci fate circondati da gente che la pensa come Gianni Vattimo.
We choose to go to the Moon
"We choose to go to the moon in this decade and do the other things, not because they are easy, but because they are hard, because that goal will serve to organize and measure the best of our energies and skills, because that challenge is one that we are willing to accept, one we are unwilling to postpone, and one which we intend to win, and the others, too". John F. Kennedy, the President of the United States, september 12, 1962.
Era il 20 luglio 1969, esattamente 35 anni fa, quando Neil Armstrong (per la precisione alle 4:57 ora italiana del 21 Luglio 1969) mise piede sulla luna. Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l'umanità. Gli USA riconfermavano la loro superiorità, e affermavano il loro sogno. They chose to go the moon, and the whole world went to the moon. Quella domenica tutto il mondo era con e sul "LEM", chiamato Eagle (Aquila), che si appoggiò sul suolo Lunare nel "Mare della Tranquillità".
Programmate un viaggio in Florida e non perdetevi la visita a Cape Canaveral. E' una delle più belle, grandi e affascinanti avventure dell'Uomo, e viene celebrata in un posto davvero speciale che riempie il cuore e l'anima della grandezza di questa impresa. Consiglio anche l'acquisto di questo cofanetto, che narra l'epopea dei viaggi sulla Luna e permette a tutti di entrare nelle missioni spaziali che a quel tempo cambiarono il mondo. E' prodotto da Tom Hanks, e nacque sulla scia del successo del film Apollo 13. Si chiama "From the Earth to the Moon".
Anche per questo, I love America.
L’Italia non è più sicura se espelle gli irregolari
Intervista ad Emma Bonino (che continua a dire cose giustissime nella desolazione del vuoto del cervello di tanta, troppa gente) sul Corsera di oggi.
«Teniamo conto che gli attentatori dell’11 settembre erano regolari. Ben venga la riflessione di Pera sulle garanzie, ma senza troppe paure e tante ipocrisie»
ROMA - «Sacrificare qualche garanzia per i clandestini, in favore della sicurezza? Ma l’attentato dell’11 settembre è stato fatto da immigrati regolari». Il tema lo aveva lanciato il presidente del Senato, Marcello Pera, giovedì scorso: giorno in cui la Consulta ha bocciato la Bossi-Fini per l’espulsione senza contraddittorio e l’arresto obbligatorio degli espulsi sorpresi ancora in Italia. Emma Bonino riconosce l’urgenza di discuterne, nei giorni in cui Al Qaeda ci minaccia di morte: «Questa volta la minaccia è attendibile e sottovalutata, come accadde in Spagna». Ma la leader radicale, unico esponente politico italiano che ha scelto di studiare da vicino (vive infatti in Egitto) i problemi emergenti legati ai Paesi arabo-islamici, mette in guardia: «Ben venga la riflessione meno emotiva e razionale sul fenomeno dell’immigrazione chiesta da Pera. A patto però di non sbagliare le premesse e di tentare di risolvere il problema senza troppe paure e ipocrisie».
In che cosa non concorda con l’analisi di Pera?
«Il tema dell’immigrazione clandestina tocca quello della sicurezza solo di striscio. A meno che non facciamo come i tg estivi che parlano di "invasione" quando sbarcano due gommoni con 15 tizi».
L’allarme terrorismo accresce il sospetto?
«Può darsi. Ma non rifiutiamo solo gli immigrati dei Paesi islamici. Non ci piacciono neanche i polacchi e gli altri neo-europei. Gli "emigranti" dell’Est sono stimati in 250-300 mila a fronte di 400 milioni di europei, ma solo Inghilterra e Irlanda, nell’accettare i nuovi Paesi, hanno concesso la libera circolazione dei cittadini oltreché delle merci. Gli altri l’hanno rinviata di 7 anni. E poi...».
E poi?
«Noi abbiamo bisogno d’immigrati. Regolari, ma ci servono. Ma non favoriamo l’integrazione. Abbiamo la legge più dura per concedere la cittadinanza. Diamo diritti e doveri. Diciamo: "Cari signori, benvenuti in uno Stato di diritto. Sappiate che da noi la mutilazione genitale e il matrimonio forzato sono vietati ed è obbligatorio conoscere l’italiano"».
Pera si interroga sugli effetti giudiziari di un arrivo simultaneo di 2-3.000 clandestini con le attuali garanzie.
«Aumenterebbero solo di qualche migliaio i milioni di processi già esistenti. Non cambierebbe la situazione della giustizia dove nemmeno un italianissimo riesce ad avere una sentenza prima di dieci anni».
Ma come salvaguardare la sicurezza?
«Le misure repressive non sono sufficienti da sole. Basti considerare che i 22 Paesi della Lega araba hanno una crescita demografica che li porterà, nel giro di una generazione, a diventare 400 milioni. Non hanno, però, né democrazia, né sviluppo. In più subiscono la pressione di africani che sfuggono a immani tragedie. In Egitto stanno arrivando gli esuli del Sudan. A parte il diritto primario di ciascuno a cercare migliori condizioni di vita. Ma poi che cosa vogliamo fare, costruire un muro nel Mediterraneo?».
E allora?
«La sicurezza va difesa innanzitutto da un’intelligence moderna. Persino negli Usa si sono resi conto dell’importanza di inserire nella pubblica amministrazione persone che parlino arabo. Occorre saper leggere i segnali, interpretarli. A partire dal fatto che in molti Paesi arabi, Iraq compreso, è in corso uno scontro fra islam moderato e fondamentalista».
Ma nell’immediato?
«Non ci sono scorciatoie. Urgono misure politiche per promuovere la democrazia nei Paesi che ci circondano: iniziamo con l’aprire i negoziati per l’ingresso della Turchia nell’Ue. Serve un commissario europeo per i Paesi del sud-Mediterraneo. Altrimenti, con la diagnosi sbagliata, rischiamo di curare il cancro con l’aspirina».
Times Square - part of New York City History
L'ombelico del mondo compie 100 anni. Spettacolari.
Shuffling down Broadway through the crush of tourists gaping into TV studios and craning their necks to the latest 100ft billboard, its hard to remember that this tiny enclave was once littered with erotic shops and had the highest crime rate in New York City. While Times Square has changed drastically in the past decade, ever since its inception a reputation for the flashy and spectacular prevailed for the area.
Times Square officially entered the nation’s consciousness in 1904, named after the New York Times building that became the cornerstone of the new district. Already by the turn of the century, Times Square had a reputation for the flashy, which as the decades went on simply got brighter and gaudier.
Just a few short years before, Longacre Square as it was then known, was considered a dangerous place where only those of ill repute would venture. As the famous Gangs of New York’s hold on the Five Points slowly passed away so did the notoriety of the lower districts. Throughout New York’s history the slow migration of the wealthy further up Manhattan meant that the places they just vacated became the new slums. Longacre Square started by a few brownstones being erected by a property developer who saw potential for a thriving new ‘uptown’ neighbourhood to cater to the upper middle class. People thronged to the area but with them came what they had fled, the brothels, pickpockets and streetwalkers that proliferated only a few blocks south moved in as well. Slowly the area turned itself over and became a tightly held place of dozens of brothels. No sooner would one fold than another three or four would open. Police and public officials did little to correct the situation. The very people who complained were often those who lounged on a brothel’s steps waiting for their favourite lady. Brothel owners paid off police and public officials to turn a blind eye to the public outcry.
But in 1895 Longacre Square had a new tenant. Buoyed by fantastic dreams despite a dismal market, new immigrant Oscar Hammerstein, developed his plan for a complete entertainment complex. Occupying an entire block on 42nd street, the Olympia held three theatres and a remarkable roof garden. The urge to escape the everyday realties of a tough life were irresistible and the Olympia flourished. Within two years Hammerstein had built two more theatres that were linked together by the glass enclosed Paradise Roof Garden, an exotic garden populated with swans, monkeys and the tinkling of a waterfall as a backdrop for diners and dancers.
While Hammerstein was not the first to erect theatres in the district but his high class expansion did help the eruption of new theatres on The Great White Way, so named for Broadway’s new and constantly beckoning light show. While legitimate theatre thrived so did the vaudeville circuit. Early showstoppers who performed on Times Square stages were Fred and Adele Astaire, Mary Pickford, Charlie Chaplin and Dorothy and Lillian Gish among others.
The New York Times in 1904 held a New Year’s Eve celebration to commemorate their successful lobbying to rename Longacre Square in their favour. Although the newspaper outgrew the building within a decade, the building was the second tallest in Manhattan and symbolised a new era. Every year since, hundreds of thousands of people gather and wait for hours in the cold of a New York winter for the famous ball drop ceremony. It is estimated that one billion people around the world now watch via satellite every year.
It was during times of pessimism that Times Square flourished with a step forward in a new direction. During the First World War, Times Square officially exploded into the premiere theatre district in the nation. Despite being at war, during the 1914-15 season, 113 productions were staged at 42 theatres. All within the three avenue, 13 block enclave of Times Square. The year 1915 also served as the premiere, in Times Square of D. W. Griffith’s The Birth of a Nation. Once a lowly amusement now film was becoming a mainstay of popular culture and with it came the new growth of film theatres in and around Times Square.
Initially with the onset of the Great Depression, the theatres and restaurants seemed immune from the troubles. People were drawn to the Times Square playhouses to escape their hard lives. But as the Depression grew, the fortunes of the theatre owners plummeted, many were forced to sell or close their theatres. The theatres were changed to show popular and vastly cheaper to show, films that poured out of Hollywood. Interestingly enough, a slew of lavish Busby Berkley musicals were centered around the enduring stage magic of Times Square, where anyone with a dream and an ounce of hard work could end up being a Broadway star.
However the reality was far different. Businesses needed something to draw people in and the popular era of Times Square being a den of vice was born. It was predominantly during the 60’s and 70’s that live nude shows, erotic bookstores, and x-rated movies occupied the area. By 1975 Times Square was being described as a ‘sinkhole’ by a daily New York newspaper. With the new commerce came a sky rocketing crime rate that caused Times Square to be the most dangerous place in the city, and with it the tourists stayed away. In the 80’s businesses and public officials began to band together to change the reputation. With a combination of new legislation and condemning certain areas to the wreckers ball, Times Square began to reverse its decline. By 1993 there were 36 adult establishments, down from a high of 140 in the late 1970’s.
By the late 90’s Times Square was a symbol again for the urban jungle of Manhattan; it is the only zone in the city where tenants are required to display bright signs. The NASDAQ sign is one flashier example, costing over $37 million to build, at 37 feet high it is the largest LED sign in the world. With 27,000 residents and an estimated 26 million annual visitors each year, Times Square has changed a lot since it’s inauguration 100 years ago. Part of the change is what has been labelled, the ‘Disneyfication’ of Times Square. Nowadays walking down Broadway you can stop to shop in a Toy’s R Us while on your way to a matinee of Disney’s The Lion King on 42nd Street.
Primarie e bipartitismo
Ieri su Repubblica c'era un sondaggio realizzato da Demos-Eurisko, che ha interpellato 1000 elettori, certi e potenziali, dello schieramento di centrosinistra.
Bene, "il 77% degli intervistati si pronuncia in favore del partito unico nel centrosinistra". Inoltre, "le persone intervistate chiedono di essere maggiormente coinvolte nella vita dei partiti e della coalizione, di poter partecipare direttamente alle scelte che la riguardano". "La maggioranza degli intervistati, allo stesso tempo, spinge per una democratizzazione dei meccanismi di selezione dei leader, attraverso l' introduzione di vere e proprie elezioni: l' 8% le vorrebbe aperte ai soli iscritti, mentre il 57% chiede primarie aperte a chiunque intenda prendervi parte. A tali richieste corrisponde una forte propensione alla partecipazione. Più di otto persone su dieci, tra quelle intervistate, prenderebbero parte alle eventuali primarie."
Unico partito a rappresentare le istanze di uno dei due schieramenti, il che postula il bipartitismo ? Scelta dei candidati tramite elezioni primarie ?
Che paese vi ricorda ? Proprio quello, quello sul quale ogni giorno si getta fango.
Quando c'era lui ...
Dice che bisogna andare in giro a cercare di aprire i proprio orizzonti. Dice che dobbiamo avere dubbi e non certezze. Dice che essere contro Bush non significa essere contro l'America.
Si va bene, l'apertura mentale è d'obbligo. Bush ha fatto i suoi errori, questo è vero. E dobbiamo cercare sempre di ascoltare tutte le campane. Ma cosa c'è in giro ? Ad esempio, uno dei guru della sinistra antiamericana blogghettara italiana. Ogni volta che parla di America, dà addosso a Bush. Ragazzi, da quattro anni TUTTO ma dico TUTTO quello che ha combinato l'attuale amministrazione è disastroso. Solo per fare un esempio (ma ce ne sarebbe uno a settimana), qualcuno mette in giro la voce che la Casa Bianca stia studiando l'approccio ad un eventuale attentato sotto elezioni ? Lui ci spiega che è un modo per annullare le elezioni. Poi la Rice dichiara che mai la casa Bianca ha avuto intenzione di prendere in considerazione l'ipotesi di rinviare la consultazione del 2 novembre, ma di questo non trovate certo traccia sullo Sherlock Holmes dal template tutto bianco (mi ricorda Andreotti che sosteneva di avere la coscienza immacolata, e qualcuno diceva che fosse vero perchè non l'aveva mai usata). Naturalmente liberare qualche decina di milioni di persone da un paio di dittature è stata una tragedia ed un errore, e ovviamente prima Afghanistan e Iraq nulla avevano a che fare con i terroristi (anzi, ma quali terroristi ... "criminali comuni", li ha chiamati: quelli sgozzano, bombardano, dirottano, massacrano, ma lui li chiama "criminali comuni". Dal che, se tanto mi dà tanto, si deduce che ad un semplice e dilettantesco serial killer darebbe la medaglia d'oro della repubblica al valor militare, la croce di Malta, la legion d'onore e pure il telegatto con diretta su rai1 condotta da Daniele Piombi). Insomma, è tutto sbagliato gli è tutto da rifare. Non si sa come, dopo 4 anni di disastro Bush, l'America stia ancora in piedi, dichiari nei sondaggi che almeno metà degli aventi diritto al voto riconfermerebbero Bush, l'economia corra e traini il resto del mondo, si stiano creando nuovi posti di lavoro: il tutto dopo un evento come l'11 settembre che avrebbe ammazzato definitivamente qualsiasi altro paese. Mistero: a sentire lui, quello è un posto dove prosperano i neonazisti.
Povera America, ma mica è sempre andata così: la colpa è di Bush, solo di Bush, tutta di Bush, sempre di Bush, nient'altro che di Bush. Quando c'era Clinton andava tutto bene, altro che Dabbliù il guerrafondaio e pure Kerry che gli va dietro. Clinton, ci viene spiegato, leggeva. "Bill è sempre stato un secchione che legge tutto e si prepara a fondo prima di parlare e decidere". Ah, quando c'era lui. Bene. Quindi erano ponderate e corrette le sue parole quando definiva l'Iraq una "outlaw nation", collegata ad un "unholy axis of terrorists, drug traffickers and organized international criminals". E aveva letto molto quando si chiedeva cosa sarebbe successo se Saddam "fails to comply, and we fail to act, or we take some ambiguous third route which gives him yet more opportunities to develop his program of weapons of mass destruction and continue to press for the release of the sanctions and continue to ignore the solemn commitments that he made? Well, he will conclude that the international community has lost its will. He will then conclude that he can go right on and do more to rebuild an arsenal of devastating destruction." Perchè poi, il secchione che legge a fondo sosteneva che "If we fail to respond today, Saddam and all those who would follow in his footsteps will be emboldened tomorrow". E concludeva con una solenne garanzia, per la quale tutti lo rimpiangiamo: "Some day, some way, I guarantee you, he'll use the arsenal."
Ah, però.
Era forse in preda ad un delirio di onnipotenza che obnubila la mente di chiunque si sieda nello studio ovale (chissà cosa avviene a chi ci si inginocchiava sotto un tavolo, lì dentro) ? Manco per niente. Anche il 22 giugno di quest'anno, Clinton (chissà se ha smesso di documentarsi o è ancora un "secchione": a sentire cosa si dice della sua monumentale biografia si direbbe che è diventato un po' raffazzonato ... sarà colpa di Bush, tanto è sempre tutto colpa di Bush) diceva in un'intervista alla BBC: "When President Bush asked for authority for the Senate to use force if Saddam didn’t cooperate with the U.N., I strongly supported that. My only difference and.. and.. I adopted, in ’98, after we kicked the inspectors out, a policy of regime change. I thought, well, we’re never going to be ever to do any consistent business with this guy. That’s different from invading him. You know, I said we ought to support the opposition elements and just keep working until we get a new leader". "So, I didn’t have any profound difference with the policy until it was decided to invade Iraq before the U.N. Weapons Inspection process was finished…". "What I am saying is I believe that we should have led the - I would have supported the invasion of Iraq, whether or not we’d had U.N. opposition, if the U.N. inspectors had finished their job and Han Blix had said they won’t cooperate."
Clinton, una posizione illuminata sull'Iraq. Mica come quel fregnone di Bush. Meno male che ci sono i blog di sinistra italiana che ci aiutano a capire le sue profonde differenze con la fetecchia Bush. Che, tanto per capirsi, starà su altri quattro anni, sono pronto a scommettere.
Dòll-hoooore
Porca patrugna, hanno voglia a dire "devi nuotare che da bene per la rieducazione della gamba". Oggi per la prima volta ho fatto dieci vasche e ho provato un dolore mai sentito durante tutta la convalescenza. Ahio.
Sgrunt.
Devo fare un discorsetto a quattr'occhi a due occhi vs due menischi con la mia gamba destra.
E mi sono pure ustionato al sole.
Sgrunt. Cheppalle.
I picciotti che chiedono il pizzo a Brad lavorano per noi e (non) lo sanno. Grazie per il regalo.
Guia Soncini sul Foglio di oggi
Lavorano per la stampa, non c’è altra spiegazione.
Lavorano per noi. Per noi che ogni giorno dobbiamo riempire settanta righe di stronzismi stagionali. Per noi di quella razza che solo per caso, solo per fortuna, solo perché abbiamo trovato un onesto posto di rapinatori di banca non siamo finiti a fare le pagine società dei quotidiani, quelle dove l’altro giorno si spiegava che i giovani londinesi si dividono in varie tribù, indie, dark, persino emule di Britney Spears (ma pensa un po’, ’sti giovani d’oggi). Lavorano per noi. Per fornirci materiale. Perché è estate per tutti. Lavorano per noi. Altra spiegazione non c’è. Immaginatevi la scena. Un bel giorno l’esattore si presenta a bordo set, e dice: chi comanda, qui? Si trova davanti una bodyguard gigantesca, di nero vestita sotto la canicola, preferibilmente calva, con filo che le spunta fra l’orecchio e il collo e l’atteggiamento preventivamente incazzato perché ogni essere umano che s’avvicina ai divi
è una scocciatura, a parte alcune che i divi potrebbero far avvicinare volentieri alle loro
parti intime purché, subito dopo, la bodyguard medesima le congedi. Dunque l’esattore si presenta al bodyguard e chiede chi è che comanda. Il bodyguard lo prende per un turista, per un cinefilo, per un fan. Spiega, con l’aria di quello che è dell’ambiente, che colui che è "in charge" sul set si chiama regista, e che in questo caso il regista è quel signore lì, si chiama Steven, lo vedi, sì, quello presbite e calvo, il classico nerd cui a scuola non la dava nessuna, quello che sta strizzando un occhio dentro alla cinepresa per guardare meglio un biondino vestito di lino bianco. L’esattore guarda incredulo il tizio con gli occhiali spessi, la body guard col filo, e ride. Sarà più facile del previsto. Questi arrivano, lavorano, aprono un cantiere di cinema, non si presentano, non baciano le mani, non chiedono protezione, con una tale sfacciataggine che uno pensa se lo possano permettere, mizziga, chissà chi saranno. E invece poi arrivi qui, e scopri che è gente con dei guardaspalle con l’apparecchio acustico, e si fanno comandare da un segaligno
con gli occhiali che io non gli farei riscuotere il pizzo manco ai Bagni Concetta, quelli con gli ombrelloni arrugginiti. Stanno lavorando per noi, dài, è evidente. Mica penserai che volessero davvero il pizzo da Catherine Zeta-Jones, essù ... Stanno lavorando per noi, e dei commentatori intervenuti sull’argomento, e che immancabilmente hanno ricostruito il rapporto fra mafia e cinema, neanche uno che abbia citato la più sublime fra le battute di De Niro in "Terapia e pallottole", quella che meglio sintetizza la sua estraneità allo showbiz e alle annesse fissazioni (psicociance, niùagismi, irrigazioni del colon, diete purificanti, stilisti, manicure anche per gli uomini). Nessuno che abbia ricordato "Io frocio, tu morto".
Immaginatevi il divertimento della troupe. Tornano in America, e raccontano il sublime folklore italiano. Abbiamo mangiato la cassata, abbiamo chiuso piazza del Pantheon per due giorni e tutti erano contenti anche se per andare dove dovevano andare gli toccava fare un lunghissimo giro sotto il sole, abbiamo mangiato dei fantastici spaghetti alla bolognese (sì, lo so che non esistono, ma se voi aveste un ristorante, e Brad Pitt entrasse e vi chiedesse spaghetti alla bolognese, voi non osereste rivelargli che per tutta la vita in America gli hanno ammollato un piatto italiano fittizio. Voi gli fareste gli spaghetti alla bolognese, e muti. Dopotutto, l’ultima volta che Jennifer Lopez ha fatto una conferenza stampa in Italia ha detto che il suo piatto locale preferito era il pollo alla parmigiana, e nessun giornalista ha osato disilluderla). E poi? Abbiamo fatto il bagno e mangiato i cannoli e i supplì e ... ah, sì: abbiamo conosciuto dei mafiosi davvero deliziosi. Esilaranti. Degli adorabili pasticcioni.
Chiunque sia stato è un illuso che ha visto troppe volte il produttore cinematografico
sottovalutare Vito Corleone e ritrovarsi la testa di cavallo nel letto, o solo uno che non ha mai visto una di quelle foto di Bob Evans in piscina con una vestaglia bianca e una bionda di un quinto dei suoi anni spalmata sul suo sigaro, uno insomma che non ha capito quanto più risoluta sia la mafia di Hollywood di una povera mafia di paese ... chiunque sia stato, all’onorata società non ha fatto fare una gran figura. Ma a noi che dobbiamo intrattenere i lettori ha fatto un impagabile regalo.
Rutelli e Fassino divisi da Gerememek
La prossima settimana apre il nuovo parlamento europeo,e Fassino si è augurato ieri che "l'intergruppo degli eletti della lista Prodi possa consentire un'opera preziosa di
tessitura unitaria". In attesa della tessitura, gli eletti diessini si apprestano a votare il socialista spagnolo Josep Borrell per la presidenza del parlamento, mentre gli eletti della Margherita si apprestano a votare per il polacco Bronislaw Geremek. Non solo, ma Rutelli definisce "inaccettabile" l'accordo tra socialisti e popolari che punta alla elezione di Borrell e si è chiede se non sia piuttosto Geremek, l'ex portavoce di Solidarnosc, l'uomo più adatto a rappresentare la grande novità ideale novità dell'allargamento nella nuova Europa (e sul valore simbolico che assumerebbe l'elezione di Geremek non gli sipuò certo dar torto). Nel frattempo, gli eletti diessini nel parlamento europeo si apprestano a votare contro la nomina di Barroso a presidente della Commissione (insieme ai francesi) mentre gli eletti della Margherita, stavolta insieme ai popolari, si apprestano a votare a favore dell'ex premier portoghese, che Prodi stesso definì un'ottima scelta per la sua successione. Aspettando la tessitura unitaria.
Aggiungo all'articolo del Riformista che a me sembrano davvero ciccì e cocò: non ancora finito di compiacersi per aver trovato l'esempio vincente della confederazione sindacale come obiettivo finale della loro confederazione unitaria ma non troppo, alla fine di una serie di danze e saltelli sulla capocchia di uno spillo che altro che emicrania a star dietro a tutte le giravolte, che i sindacati rompono e cominciano a minacciarsi. Sembra un film americano degli anni '80, La rivincita dei nerd. Oppure, semplicemente, portano una gran sfiga
A great president, a great American and a great man
E' online sul sito della Fondazione Margaret Thatcher il tributo della iron lady a Ronald Reagan

Caro Umberto,
giovedì 15 luglio alle 20,30 si terrà presso la sede del Comitato promotore del referendum, in via di Torre Argentina 76, una riunione con tutti i partecipanti alla campagna referendaria a Roma.
Stiamo infatti organizzando per gli ultimi due week end di luglio i "Referendum Days per la Fecondazione Assistita e la Libertà di Ricerca", con l'obiettivo di portare in porto per gli inizi di agosto le 500 mila firme necessarie affinché il prossimo anno 50 milioni di elettori italiani possano votare il referendum.
Occorre assicurare la presenza di 5.000 punti di raccolta in 8 giorni, il che significa che a Roma devono uscire almeno 600 punti di raccolta. Per questo stiamo tentando di coinvolgere anche le altre forze politiche che si sono espresse a favore del referendum.
Giovedì sera a Roma avremo modo di fare il punto sulla situazione, organizzarci per i referendum days e conoscerci meglio. Ti invitiamo a partecipare e a portare con te amici o altre persone interessate al problema.
Il messaggio deve essere questo: Ce la possiamo fare! Possiamo battere per le strade, con le firme della gente, con la forza delle nostre convinzioni una legge crudele contro le coppie sterili, le donne ed i malati, per la libertà di coscienza e il diritto all'autodeterminazione degli individui.
Appuntamento allora giovedì 15 luglio alle 20,30 a via di Torre Argentina, 76.
Ciao,
Diego Sabatinelli
Comitato promotore referendum
Dure e motivate obiezioni contro la "sentenza fondamentalista" dell'Aia
Carlo Panella sul Foglio di oggi
Al direttore - La lettura del dispositivo della sentenza della Corte di giustizia dell'Aia che ha definito illegittima la Barriera israeliana, è agghiacciante e costituisce un terribile precedente di diritto, paragonabile, nella storia dell'antisemitismo della legislazione internazionale, solo al libro Bianco inglese del 1939 che decretò il blocco dell'immigrazione ebraica in Palestina alla vigilia di Auschwitz. Non è infatti assolutamente vero che la Corte - come si è letto in quasi tutti i commenti - non abbia tenuto conto del diritto alla protezione di Israele dagli atti di terrorismo originati nei Territori e attuati in Israele. La Corte ha ampiamente trattato il punto, ma ha decretato che esso non valga, in punta di diritto; la Corte ha colto esattamente il nodo giuridico e di fatto, ma ha cinicamente stabilito che non è vero quel che è palesemente vero, cioè che la Barriera ha diminuito del 90 per cento gli atti terroristici palestinesi. Ma soprattutto la Corte si è fatta scudo, con uno stile da azzeccagarbugli, della mancata definizione da parte della legislazione internazionale del fenomeno terrorista e, forte di questa carenza, irride il diritto-dovere di Israele di difendere la vita dei suoi cittadini. L'infiltrazione terrorista palestinese non proviene infatti da un altro Stato, ma la legislazione internazionale prevede solo e unicamente questo caso (art. 51 della carta delle Nazioni Unite) e quindi non contempla norme sulla infiltrazione terrorista da un Territorio sotto il regime legale di occupazione (come è la West Bank). La Corte (che è struttura dell'Onu) non chiede quindi, come avrebbe dovuto fare, che questo vuoto venga colmato, ma giudica lo stesso. Ai 14 giudici dell'Aia (il 15°, statunitense si è opposto) non interessa che il terrorismo sia nemico da battere su scala planetaria, che Israele soffra come nessun paese al mondo le sue ferite. Cinicamente, burocraticamente sanciscono che siccome il diritto internazionale prevede solo aggressioni terroristiche provenienti da un altro Stato, nessun paese ha diritto di "inventare" tecniche di difesa, come la Barriera, che riducano radicalmente l'attività terroristica. Il senso di voluta e indebita provocazione politica della sentenza è immediato: solo se i Territori fossero non più sotto controllo di Israele, ma di un Stato palestinese sovrano, la Barriera anti terrorista potrebbe essere legittimata (naturalmente entro i propri confini). Questi i passi della sentenza che ne costituiscono il baricentro: "L'articolo 51 della carta delle Nazioni Unite, riconosce l'esistenza di un inerente diritto all'autodifesa in caso di attacco armato di uno Stato contro un altro Stato. Comunque, Israele non sostiene che gli attacchi ai quali è esposto siano imputabili a uno Stato straniero. La Corte rileva anche che Israele esercita controllo nel Territorio ìalestinese occupato e che, come Israele stessa afferma, la minaccia alla quale si riferisce per giustificare la costruzione del muro si origina all'interno e non all'esterno, di quel territorio. La situazione si rivela quindi differente da quella contemplata dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza 1368 (2001) e 1373 (2001) e pertanto Israele non potrebbe in alcun caso invocare tali risoluzioni a sostegno della sua pretesa di esercitare diritto di autodifesa .Alla luce del materiale presentato, la Corte non è convinta che la costruzione del muro lungo il percorso scelto fosse il solo mezzo per salvaguardare gli interessi di Israele contro il pericolo invocato come giustificazione della sua costruzione. Sebbene Israele goda del diritto, e invero abbia il dovere, di rispondere ai numerosi e mortali atti di violenza rivolti contro la sua popolazione civile, al fine di proteggere la vita dei suoi cittadini, le misure adottate devono rispettare la legislazione internazionale applicabile. Israele non può fare appello a un diritto all'autodifesa o a uno stato di necessità misconoscendo l'erroneità dei presupposti della costruzione del muro. La Corte conseguentemente ritiene che la costruzione del muro e l'annesso regime siano contrari alla legislazione internazionale". Si prenda la legittimazione secondo il diritto coranico degli attentati-sucidi in Israele e in Iraq, definita da Mohammed al Tantawi, Imam della moschea di al Azhar del Cairo (il Foglio del 10.07.04) e si vedrà che la coincidenza, in punto di diritto, tra la Corte dell'Aia e la shar'ia fondamentalista, è totale.
Last night a DJ saved my life
Ieri sera ho fatto un tuffo negli anni '80, nei miei amati anni '80. Siamo andati a vedere un recital al Fontanone, al Gianicolo. Se siete a Roma ve lo consiglio, ma si replica solo stasera, che io sappia.
Tra aneddoti, cinema, tv e soprattutto musica, io e altri trentacinquenni siamo tornati indietro per un po'. E ci ha fatto bene. Il DJ metteva i dischi sui piatti, e la nostra mente andava a piacevoli e buffi sentimenti per noi e per quell'epoca.
Se sapete cosa succede quando vi dico "Luisa comincia presto, finisce presto e di solito ..."
Se vi commuovete quando parte la chitarrina di "Kiss"
Se per voi ha un senso mettere in fila le parole "load" e "run"
Se scattano i ricordi quando sentite l'incipit di "Save a Prayer" ...
allora capite e capirete cosa voglio dire. Se andate, non perdetevi la sezione dedicata al look anni'80. Spet-ta-co-lo !
N.B.: ognuno era fan di qualche strano gruppo, di solito inglese, con nomi particolari e look impossibile. Ecco, a me piacevano i Dead or Alive ...
Habemus GMail
Finalmente tutti coloro che vogliono mandarmi insulti per email ora lo potranno fare. Grazie al mitico Giovanni, che mi ha gentilmente donato una preziosa casella postale su GMail: me ne vanterò sotto l'ombrellone con quei pezzenti che girano su libero o cosette simili. Pfui.
D'ora in poi potete scrivermi a mixumb@gmail.com
Se poi non arrivano insulti è anche meglio.
Grazie a Giovanni

For a World Democracy Organization
E' nato il blog del progetto radicale per l'Organizzazione Mondiale della e delle Democrazie, sul quale scrive il mitico Matteo Mecacci - rappresentante del Partito Radicale Transnazionale presso l'ONU a New York.
«Many forms of Government have been tried, and will be tried in this world of sin and woe. No one pretends that democracy is perfect or all-wise. Indeed, it has been said that democracy is the worst form of government except all those other forms that have been tried from time to time».
Sir Winston Churchill, Hansard, November 11, 1947