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giovedì, 30 dicembre 2004

 

Certa gente non va mai in vacanza

Chi ha consacrato la propria vita al becero antiamericanismo non va mai in vacanza, o almeno questo è quello che capita ad alcuni di essi, che evidentemente hanno trovato il modo per vomitare i resti del cenone di natale. Dal simpatico pirata norvegese che parla a nome delle Nazioni Unite ad esponenti della sinistra italiana, da alcuni organi di (dis)informazione nostrani ai consueti bloggers consapevoli della propria difficoltà, son tutti lì che studiano e indagano per riuscire a capire come si può attaccare l'America anche con riferimento a quello che è successo in Asia. Pensa che ti ripensa, come si faceva da piccoli quando ti passavano la soluzione del compito di matematica ma tu dovevi poi ricostruire i passaggi che c'erano in mezzo, han tirato fuori due argomenti: Kyoto e gli aiuti. Ora, parlare di Kyoto per quello che è successo è talmente insensato che la favoletta è durata lo spazio di un paio di giorni e di qualche assurdo pezzo della solita repubblica, che cambia sede ma quanto a luridume d'accatto non si smentisce mai. Parlare di aiuti è anche più grave, e fuori luogo, e infinitamente infame. Mi fanno sempre schifo quelli che distillano propaganda antiamericana per il gusto di saziare la propria invidia, ma quando lo si fa sulla pelle di decine di migliaia di morti si scade davvero troppo in basso.

Qui si spiega benissimo perchè.

 

Amara considerazione

Riflettendo sugli elementi che hanno portato alla catastrofe di questi giorni, all'inizio pensavo che nella sciagura la data in cui è accaduto tutto ciò fosse un ulteriore elemento di grande valore negativo: da quanto leggo c'erano nella zona 8.000 italiani, per la stragrande maggioranza turisti. Certo, mi dicevo, se fosse avvenuto un mese fa probabilmente ci sarebbero stati molti meno turisti, non solo italiani: migliaia di morti in meno, credo. Certo, sarebbe stato meno grave.

Poi però ho pensato anche che, se ci fossero stati molti meno morti europei, la macchina organizzativa degli aiuti si sarebbe mossa con intensità molto meno minore. Tutto sarebbe stato amplificato con più distacco. Non che non sarebbero partiti aiuti, non che la protezione civile (che mi sembra sia eccezionale, da molti punti di vista) non avrebbe fatto nulla. Ma certamente tutti, e io per primo, ci saremmo sentiti meno coinvolti. Non è che - ancora una volta, io per primo - si debba andare molto orgogliosi di questa amara considerazione.

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Oh I want to be in that number

Ieri sera il capo ed io, coinvolgendo anche alcuni amici per i quali era la prima volta, siamo andati all'auditorium a sentire un concerto di musica gospel di Pamela Armour & The Memphis Shop.

Per carità, tutto molto bello. L'auditorium è meraviglioso, i singers erano bravissimi ed ispirati. Ai nostri amici è piaciuto tantissimo.

Il capo ed io, però, non siamo usciti entusiasti. Chiedendoci come mai, ci siamo trovati d'accordo sul fatto che un concerto di musica gospel è bellissimo, se chi canta è bravo (come ieri): ma - senza fare troppo i fanatici - quando si è assistito ad una funzione, in una delle chiese più importanti della comunità nera ad Harlem come la Abyssinian Baptist Church (sta lì dal 1808), come noi abbiamo avuto la fortuna di poter fare ... bè, si avverte che si tratta di due cose differenti. Per quanto bello, un concerto è un concerto, e per quanto il pubblico si possa scaldare (ieri molti erano al loro primo concerto gospel, e non sapevano bene cosa aspettarsi, si percepiva chiaramente) non si può nemmeno lontanamente paragonare alla partecipazione di una comunità battista durante una funzione. Dal coro ai fedeli, una volta vista la funzione qualsiasi concerto ti lascia un po' di insoddisfazione al comparare le due cose, com'è inevitabile che accada anche inconsciamente.

Il capo ha detto una frase che mi ha un po' stupito, ma che - lo dico sottovoce - è probabilmente vera: rispetto alla funzione battista alla quale assistemmo giusto due anni fa, ieri sera, all'auditorium, non c'era "the Lord", non era fra di noi. Non c'era quell'atmosfera di festa e nello stesso tempo di profonda fede che si respirava, e lo respirava anche un miscredente ateo come il sottoscritto, nella chiesa di Harlem, a fianco alle signore vestite bene con borsetta e cappellino che insieme si scatenavano nei canti e partecipavano: ma partecipavano sul serio, senza che questo volesse dire battersi il petto e autoridursi allo zerbino dell'officiante.

Come si può capire, sono uscito dal concerto con un notevole aumento della nostalgia per il posto che amo. Di questi tempi mi capita sempre più spesso.

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mercoledì, 29 dicembre 2004

 

Let them know it's Christmas time again

Mi rendo conto di riuscire forse solo ora a comprendere esattamente, o almeno in gran parte, a cosa abbiamo assistito negli ultimi giorni. Credo che si tratti di un fatto talmente epocale che, nella mia breve vita, solo altri due eventi hanno avuto una tale importanza: la caduta del muro di Berlino e l'11 settembre. Non mi sono reso conto subito del fatto che non si trattasse del "solito" cataclisma che colpisce zone lontane da quella dove vivo. Il 26 dicembre si è ancora in preda al post-natale, e poi, per fortuna, non avevo amici in vacanza laggiù. Sarà stato poco edificante, ma questo è stato il mio primo pensiero, ancora un po' addormentato.
Presto, però, io come tutti ci siamo resi conto di cosa stiamo vivendo, ma meglio sarebbe dire di cosa stanno vivendo coloro ai quali questa fine anno ha riservato la più grande catastrofe da decenni a questa parte.
Non so bene cosa dire a tale proposito. Che si può dire quando si hanno di fronte 70.000 morti, ma saranno di più, e devastazioni, epidemie, tragedie come questa ? Preferisco il silenzio. Preferisco, magari, avvisare tutti coloro che leggono questo blog che il mio amico Padre Gaetano Lo Russo ha attivato un centro raccolta fondi, che verranno devoluti alla Caritas Internazionale. Se volete fare qualcosa, garantisco io per la serietà di chi organizza, mandate un vaglia a: Rogazionisti pro Asia - Via Petrosa 2 - 06081 Assisi.
In questi giorni mi è capitato per le mani un video, trasmesso da Canal Jimmy, girato venti anni fa, all'epoca dell'iniziativa Band Aid. I tanto vituperati anni '80 diedero vita ad una cosa straordinaria. Rivedere questo video oggi fa un certo effetto. In questi giorni sono stati celebrati i venti anni dell'iniziativa con una nuova versione di "Do they know it's Christmas", ma mi sembra che non regga minimamente il confronto con quella originale. C'erano praticamente tutte le stelle del brit pop di allora, conciati in maniere che oggi darebbero vita ad una festa in maschera (ci ho già pensato, ci ho già pensato: a febbraio 2005 si farà, con l'aiuto di altri spensierati amici disposti a rendersi ridicoli per una sera anche a 35 anni). C'era Phil Collins con un maglioncino a quadrettoni che grida vendetta davanti a qualsiasi dio sia mai stato pregato … George Michael pre-outing con dei capelli imbarazzanti e la pelle del viso lucida e le guanciotte belle piene … c'era Tony Hadley pettinato con l'onda e Boy Gorge sempre sorridente con i capelli arancioni. C'erano le Bananarama un po' annoiate, e Sting che già all'epoca raccontava di quanto fossimo fragili, inconsciamente preannunciando uno dei suoi più grandi successi da solista. C'era Bono e la sua mitica "Well tonight thank God it's them instead of you" urlata a squarciagola, e c'era Paul Weller serio e un po' a disagio in mezzo a quel chiassoso vociare di stars che facevano a gara ad ammettere di non aver dormito. C'era Midge Ure col codino, ed i Duran Duran al gran completo (formazione originale). C'era Paul Young quando ancora aveva una voce (e che voce …) e c'era Bob Geldof, che non si rendeva mica conto che stava entrando nella Storia, quella con la S maiuscola. Ecco, mi chiedo davvero: ma oggi, al di là del dimenticabile (e in fretta) tentativo di cover per celebrare i vent'anni, oggi si riuscirebbe, si riuscirà a fare qualcosa nello star system per raccogliere fondi, anche in misura quasi simbolica rispetto a quello del quale avranno bisogno le popolazioni colpite dal maremoto ? Non so, sarà il tempo che passa, sarà che quando ho visto sugli scaffali questo natale il dvd del concerto tenuto a Londra nel luglio 1985 (io c'ero, non allo stadio ma ero a Londra, casualmente, in quel periodo) mi è venuta una gran voglia di comprarlo, ma temo - so di scivolare in un luogo comune - che si era tutti più sempliciotti e alla mano, forse eravamo tutti meno corrotti dentro, ma queste alla fine sono parole grosse e anche da non estendere a tutti.
Per esempio, il caso vuole che, con questi pensieri da revival in testa, l'altra sera io abbia rivisto una decina di vecchi compagni di classe del liceo, alcuni dei quali veramente non vedevo da 15 anni. Non siamo riusciti a riunire tutto il gruppo, per varie vicissitudini: chi vive lontano e non era a Roma per le ferie, chi sta partorendo (auguri, Patrizia !), chi è letteralmente sparito dalla circolazione … chi, come Adriano, ha smosso le acque due o tre anni fa per rimetterci insieme, e lo ha fatto da Parigi, dove era finito a lavorare … e oggi risiede nel cimitero di Ladispoli. Così, se il pretesto per rivederci è stato un brindisi in memoria del nostro amico, che era davvero il migliore di tutti noi, che se n'è andato in questo maledetto, maledetto 2004, è nata la voglia di raccogliere un po' di foto e di frasi su di lui, da racchiudere in un album e regalare alla sua compagna, che gli ha dato una figlia, una bimba che crescerà senza padre e alla quale un giorno, io e il mio amico Gianluca ce lo siamo promesso, racconteremo quel lato del suo papà che né i suoi nonni né la sua mamma hanno conosciuto appieno. E insomma, è stato bello rivederci: queste riunioni possono dare adito a mille atteggiamenti non positivi, ma invece tutto bene. Mi ha stupito vedere che molti vivono ancora con i genitori, che solo in tre siamo sposati ma uno è già separato (tutti e tre sposati con rito civile), che molti fumano e che non siamo peggiorati poi così tanto: non che fosse facile peggiorare, ma ce la caviamo anche a distanza di tempo. Mi ha sorpreso che la più carina vhe all'epoca faceva strage di cuori oggi è ancora single e ormai un po' pessimista sulla possibilità di trovare un compagno che la soddisfi ("a questa età, ormai, quelli liberi sono gay o hanno figli a carico o hanno dei problemi o hanno cinquant'anni. Oppure non sono liberi" mi ha confessato Alessandra davanti ad una panna cotta ai frutti di bosco). Ho notato che chi vive a Milano vorrebbe tornare a Roma, ma non così per chi vive a Londra ("Roma è bella, ma non funziona nulla" mi dice Michele). Ho visto che qualcuno fa ancora il giro dei pub, la notte, e ho trasecolato (ma perché, poi ?) quando ho saputo che tre non hanno una email (sign of the times, direbbe Prince). Sono certo che nessuno di loro ha un blog. Insomma, ho vissuto un po' di emozioni rivedendo ragazzi e ragazze che hanno fatto parte della mia vita quotidianamente a lungo, e mi sono sentito fortunato e orgoglioso quando di ritorno a casa ho aperto la porta e ci ho trovato il capo, un po' assonnata ma sveglia, che mi aspettava per darmi la buonanotte. Per quanto quest'anno sia stato brutto per me, finirlo con una moglie come lei ed una condizione di salute tutto sommato accettabile mi fa urlare che sono grato di essere vivo. Anche se leggere i giornali e vedere i telegiornali di questi tempi ti fa chiedere davvero che senso abbia il mondo in cui viviamo, e mentre lo scrivo mi sento tanto sciocco per avere espresso un pensiero così inutile e banale.
Facciamo così: facciamo che nella vita ognuno si sceglie un ruolo, e io oggi faccio quello un po' scemo che scrive cretinate sul blog perché vuole forse anestetizzare la paura che possa accadere anche a me e non riesce a pensare cosa significhi essere al centro di un inferno come quello capitato lontano da qui. E magari, sponsorizza con forza l'iniziativa di un prete amico, che sopporta e accetta - da amico - il mio ateismo anticlericale perché sa che gli voglio bene.

Che altro posso fare io ?






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sabato, 25 dicembre 2004

 

Minimalismi

E niente, tanti auguri. Mangiate lentamente e masticate bene. Siate felici, se potete.

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venerdì, 24 dicembre 2004

 

Paghi due prendi tre

Su Panorama c'è un editoriale di Sergio Romano intitolato "soltanto due assi per la Cina", nel quale l'ambasciatore - in occasione del recente viaggio di Ciampi - descrive brevemente lo status del nostro import/export con la Cina, paragonandolo a quanto fatto in questi anni dalla Germania. Romano afferma, tra l'altro, che la revoca dell'embargo dell'Unione Europea sulla esportazione di armi appare naturale.

L'articolo si conclude con Romano che argomenta così: "Molti hanno ricordato che l'embargo fu imposto dopo il massacro di Piazza Tienanmen e che la Cina continua a violare i diritti umani dei suoi cittadini. Ma abbiamo almeno tre buone ragioni per revocarlo. In primo luogo non è possibile fare affari importanti con la Cina e continuare a punirla per un avvenimento di 15 anni fa. In secondo luogo lo sviluppo economico della Repubblica Popolare e della sua società civile contribuirà probabilmente meglio di qualsiasi embargo alla evoluzione del regime politico di Pechino. In terzo luogo l'industria degli armamenti ed i cantieri navali sono fra le poche carte internazionali di cui l'Italia ancora dispone".

Ora, in queste affermazioni sostituite alla Cina qualsiasi paese antidemocratico che c'è al mondo, il più becero (ammesso che ce ne siano di più beceri). Che cambia ? Nulla. Si tratta semplicemente di un noto commentatore italiano che fa outing e rivela che lui con la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo ci si pulisce il culo. Soddisfatto. E' gigantesco che Romano liquidi la storia e quello che è accaduto a Piazza Tienanmen con poche battute, come se dopo i fatti del 1989 ci fosse stato un lungo e ragionato cambiamento illuminato dalla barbarie di quanto accaduto: oggi un'altra Tienanmen non potrebbe probabilmente verificarsi perchè sarebbe soffocata nel sangue prima. Altro che "quindici anni fa". Quanto alla seconda argomentazione, varrebbe - forse - se gli individui cinesi avessero diritti civili e politici tali da permettere loro, come dovrebbe essere, di vivere questo micidiale sviluppo economico governandolo secondo le dinamiche a loro necessarie, guidandolo e non vedendolo da dietro il vetro delle gabbie in cui li tengono rinchiusi i loro dittatori. Quanto alla terza motivazione, chiamasi realpolitik. Vendiamo armi a chiunque ce le chieda, in primis a quei paesi che le useranno per reprimere qualsiasi afflato democratico: già lo abbiamo fatto, forse lo facciamo ancora, sicuramente lo fanno campioni dell'europeismo superiore sulle cui bandiere starebbero bene tanti ditini alzati. Però poi nessuno venga più a rompere i coglioni con l'imperialismo americano, con la CIA e con fregnacce di questo tipo. La smettessero di dare lezioni che proprio non è il caso, e cominciassero a imparare.

E questo è il personaggio che prenderà il posto di Mieli in quella rubrica delle lettere al corriere che una volta era del grande Montanelli. Un affronto insopportabile alla sua memoria.

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giovedì, 23 dicembre 2004

 

Mixumb and the city

Voi vedete (vedevate) sex and the city ? A me piace(va) moltissimo. Ieri con il capo ci siamo visti le ultime due puntate, registrate domenica sera quando non eravamo nella nostra reggia per gustarcele in diretta.

Qualora voi siate tra coloro che ancora non hanno visto o saputo come va a finire, se la cosa vi interessa non andate avanti con questo post: c'è uno spoiler.

Insomma, quando Carrie passa due settimane a Parigi, che aveva sempre sognato, si accorge che il suo uomo non è quello che lei cerca veramente. Si accorge che le mancano le sue tre amiche del cuore. Ma soprattutto, sopra ogni altra cosa, si accorge che le manca New York. Cerca di gustare quello che di bello c'è a Parigi (e c'è molto, di bello, a Parigi). Cerca di familiarizzare con la nuova città. Cerca di approfittare di quello che lì può fare, mentre a New York no: fuma, va a fare shopping nei negozi parigini di Dior, insegue la Torre Eiffel, gira per bistrot, bazzica i lungoSenna.

E poi si rende conto che la sua città le manca da morire, che lei non può stare lontana da lì: appena arrivata in Francia, alla reception le chiedono: "americana ?". E lei risponde: "newyorchese". Alla fine non resiste più, stare lontana da New York le costa troppo, sta male dentro. E si cura il suo malessere, tornando dove sa che sarà felice.

Ecco, non voglio sembrare esagerato, ma ora capite come mi sento io ?

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mercoledì, 22 dicembre 2004

 

Ehm, Michael ? Michael, come on ...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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martedì, 21 dicembre 2004

 

Two Christmas ago I gave you my heart

Lo scorso anno, il 21 dicembre, scrissi un post al quale tenevo molto. Celebrava un anno dalla partenza per New York, il posto più bello del mondo. Siccome in quest'ultimo scorcio di 2004 l'unica sortita in terra americana è stata l'incursione di ieri in Ambasciata (che, tra l'altro, è andata benissimo), sono in piena crisi d'astinenza e una delle poche cose che posso fare è ripostare quello che scrissi lo scorso anno. Perdono per l'autoreferenzialità, qualora se ne ravvisasse alcuna.

Il titolo del post di oggi deriva dal fatto che quello del post del 21 dicembre 2003 era "Last Christmas I gave you my heart"

 

Metto a posto il passaporto, ci attacco la marca da bollo che più di ogni altra cosa lo qualifica come “italiano”, ne controllo ancora i timbri – sempre troppo pochi, per chi vorrebbe vedere ogni parte di questo strano mondo – e mi cade l’occhio su quello del 2002. E’ passato un anno esatto da quando ho messo piede per la prima volta negli Stati Uniti, tanto sognati, tanto amati, per un pezzetto di quel viaggio che dovevamo fare nel settembre del 2001. Era il nostro originario viaggio di nozze : il capo ed io avevamo programmato tutto, nei minimi termini. Lista di nozze presso l’agenzia di viaggi – avevamo già arredato la nostra casetta, già vivevamo insieme da quasi due anni – e giro della costa est : New York, Washington, Buffalo con Niagara Falls, New Orleans, Orlando, Miami e poi casa. Venti giorni, di più non eravamo riusciti ad avere : il 22 settembre il giorno della nostra festa, il matrimonio di rito civile con tutti i nostri parenti ed amici ; il 12 ottobre il matrimonio di altri amici, e la fine delle ferie, e in mezzo il viaggio. Le ragazze dell’agenzia di viaggi non avevano mai visto una coppia di clienti così determinati : avevamo scelto tutto noi, compresi gli alberghi dove dormire. Tutto prenotato, tutto organizzato, tutto perfetto. Poi, l’undici settembre. Il dramma. La rabbia. La voglia di non partire, di non fare più alcun viaggio. Quella voce dentro di me che mi diceva di volerci andare lo stesso, non appena si fosse riaperto lo spazio aereo. Ma la consapevolezza di non poter costringere la persona più importante della mia vita a fare un viaggio di nozze nella preoccupazione e nelle inevitabili difficoltà del post 11 settembre. Perdemmo un’occasione, sicuramente : di vedere come un popolo si rimetteva in piedi, reagiva a quello che gli era stato fatto, dimostrava al mondo che si sarebbe ripreso più forte di prima. United we stand, sarebbe stato il motto . ma un viaggio di nozze si fa una volta sola nella vita (si spera). Le ferie già le avevamo prese, il credito presso l’agenzia di viaggi era frutto dei regali dei nostri amici, che si strinsero attorno a noi capendo la nostra delusione. Quasi abulici andammo in agenzia, senza avere un’idea precisa su come sostituire in fretta e furia quel viaggio che avevamo programmato per mesi, e sognato per anni. La scelta cadde sul Messico, ma niente avrebbe potuto prendere il posto del nostro viaggio, e difatti non lo fece, al di là della nostra felicità (la felicità è una festa mobile, diceva il nostro invito matrimoniale).

Così lo scorso anno, in grande fretta e senza dire a nulla a nessuno (ancora oggi la meta della nostra partenza natalizia di quest’anno è top secret per quasi tutti), organizzammo il Natale a New York. Partenza il 21, ritorno il 26. Oggi è un anno dal giorno in cui atterrammo a Newark, e prendemmo un taxi di un curioso giamaicano con i coprisedili di pelliccia che non aprì bocca fino a quando, al primo ponte, si girò e mi fece : “gimme one dollar”. Arrivammo da Hell’s Kitchen fino all’albergo, un po’ rintronati dal viaggio e dai grattacieli, come due sprovveduti provincialotti. Ci riposammo un po’, e poi uscimmo sulla quarantaduesima, imbacuccati per il freddo. Due isolati, diceva la mappa, e poi a destra : e girando l’angolo ci ritrovammo nel tardo pomeriggio dell’ultimo sabato prima di Natale a Times Square, l’ombelico del mondo. Fu … incredibile. Non lo posso spiegare a chi non c’è stato, non sono capace. Ma fu una delle emozioni più forti mai vissute in vita mia, come tutti i giorni che seguirono e che volarono. Il capo arrancava dietro di me, lei che è sempre più veloce del sottoscritto e del suo dolce peso : non mi fermavo, non mi stancavo, poi la vedevo indietro e la aspettavo, curioso di mangiarmi questa grande mela che mi faceva sentire piccolo piccolo. Era una sensazione strana, perché io da Roma avevo sempre giocato il ruolo di quello che nella grande città ci è nato, e accoglie quelli che vengono dai paesini limitrofi con un’aria che se non era di sufficienza era comunque di abitudine al grande. Lì, a Manhattan, catapultato nel posto più bello, più grande, più vivo del mondo, ero come un bambino nel paese dei balocchi, desideroso di vedere e vivere tutto : andammo a vedere l’albero al Rockfeller Center con la pista di pattinaggio, sull’Empire State Building colorato a festa, percorremmo in lungo e in largo downtown, il Village, Soho, Little Italy, Chinatown, Tribeca ; visitammo l’ONU, che tanto avevamo ammirato durante i nostri studi di scienziati politici e che oggi a me appare così lontana dall’ideale scritto su quei libri di testo e che il capo vive con strana distanza pur lavorando in una delle sue agenzie ; cenammo con mio zio Poldo nel suo ristorante / caffè accanto alla Columbia University, dove mi raccontò come fosse arrivato a New York decenni fa senza un soldo, e come oggi avesse un paio di appartamenti, una bella villa vicino Chappaqua e quel bel ristorante dove si organizzavano serate di canto lirico con gli studenti della Columbia ed una pianista russa dallo stranissimo accento ; prendemmo il traghetto per Miss Liberty e per Ellis Island ; camminammo per Central Park, senza riuscire ad arrivare al Reservoir ; visitammo Harlem ed assistemmo la domenica mattina alla messa nella Abissinian Baptist Church, dove le signore di una certa età arrivavano tutte precise e vestite a festa - perché di festa si tratta, la messa – e dove vennero battezzati una trentina di nuovi fedeli, perché nella chiesa c’è proprio una piscina al lato dell’altare. Io passai i primi cinque minuti a chiedermi perché tutti rispondevano “Hey Man”, che poteva sembrarmi un moto di approvazione ma insomma, dirlo sempre sembrava strano, e poi mi diedi dello scemo e capii che dicevano “Amen”, che si pronuncia nello stesso modo (non sono abituato a stare in chiesa, ma questo ormai lo sanno tutti). Cantarono i cori gospel più belli che conosco, e fuori della chiesa c’era un signore che gentile ma fermo invitava a fumare, se proprio dovevano, sul marciapiede opposto a quello della chiesa. Poi andammo a Ground Zero. Il silenzio, l’emozione, i brividi … mai avrei pensato che un buco in terra, un semplice, gigantesco, immenso buco in terra mi potesse fare tanto effetto. Piansi, senza curarmi del fatto di poter sembrare un sempliciotto, e non mi vergogno di averlo fatto o di scriverlo qui : piansi a lungo, le lacrime calde mi scorrevano lungo le guance e io stavo lì, a vedere la foto scattata dall’alto con le macerie ancora fumanti lo stesso esatto giorno in cui io sposavo la donna più magnifica del mondo. Lessi molti dei messaggi appesi lungo la recinzione della chiesa di fronte a Ground Zero, ed entrammo a visitarla : oggi è un museo, un omaggio ai caduti di quel giorno. Se ci penso, anche solo a scrivere queste righe ho il cuore in gola. Natale fu eccezionale : la mattina piovve a dirotto, ma noi andammo a Times Square a fare compere : tutti i negozi erano aperti, e mangiammo in un deli gestito da pakistani (pensai allora quanto fosse strano il mio pranzo di Natale, senza poter immaginare che quest’anno lo avremmo fatto addirittura sull’aereo). Poi la pioggia smise, e andammo all’appuntamento con i nostri amici Daniella and Bruno, a Grand Central Station : una passeggiata, un viaggio in metro, ed eccoci nel loro appartamento, nell’east river. Eravamo al trentesimo piano, e cominciò a nevicare : fu spettacolare, mangiammo il tacchino e parlammo di New York, guardammo le foto scattate durante la loro permanenza ed ascoltammo i loro racconti su come fosse la vita nella grande mela, mentre fuori la neve cadeva copiosa ed imbiancava tutta la città. Trovammo un tassista dell’est europa, completamente matto, che ripeteva urlando “Times Square, I can do it” mentre ci portava a destinazione, sgommando ad ogni semaforo sulla neve. Dai finestrini vedevamo i portieri degli stabili di lusso che spalavano la neve dalle porzioni dei marciapiedi antistanti le uscite dei grattacieli dove lavoravano … arrivammo a Times Square, e con la neve era ancora più magnifica. Poi andammo in albergo, ci asciugammo e ci cambiammo, e scendemmo nella hall per una buona cioccolata calda e per guardare fuori dai vetri New York di notte sotto la neve. Lo spettacolo era meraviglioso, io scoprii che era lì dove avrei voluto stare per sempre. Il giorno dopo facemmo un sightseeing, non ci permisero di andare sulla parte scoperta del bus perché piovevano pezzi di ghiaccio dagli alberi, sciolti dal sole che arrivò dopo la neve del giorno prima. Tornammo a casa, e fummo presi da una nostalgia intensa per New York, che dura ancora oggi. I primi giorni stavamo come quelli della pubblicità di una nota società che organizza crociere : ci sorprendevamo a pensare a New York con le lacrime agli occhi. A me non è più passata, anche se poi a tutto ci si abitua, anche a tornare a vivere a Roma che rimane certo una bellissima città che amo molto. Fu strano anche passare il capodanno con i nostri migliori amici, quelli storici, in un agriturismo in Toscana : eravamo come ipnotizzati, la nostra mente tornava a New York, passammo tre giorni come amebe mentre attorno a noi tutti dipingevano le bellezze della vita in agriturismo e mangiavano come delle cavallette incinta. Noi avevamo lo sguardo assente, le nostre menti ed i nostri cuori erano lontani da lì. Oggi è il 21 dicembre 2003, un anno fa scoprii il posto più bello del mondo che pensavo fosse bello ma non immaginavo quanto. Festeggio socializzando con il mio blog il mio amore per New York … come se non si fosse capito. Portate pazienza, se vi sembro ingenuo e provinciale. Lo so che negli Stati Uniti ci sono altri posti completamente diversi da New York, lo so che sotto Natale quel posto è ancora più splendido, lo so che la vita costa eccetera eccetera. Lo so, però I love New York, e non vedo l’ora di tornarci.

lunedì, 20 dicembre 2004

 

The home of the brave

Oggi per la prima volta nella mia vita entrerò nell'Ambasciata degli Stati Uniti d'America in Italia.

E' da 35 anni che aspetto questo momento, anche se solo ultimamente la cosa ha assunto livelli tali da rendere probabile che io chieda asilo, mi incateni ad una poltrona e supplichi che non mi mandino più via .

Insomma, mi rendo conto che a qualcuno potrà sembrare curioso, ma stanotte non ci prendevo sonno. E' una giornata importante, molto importante. E poi c'è in piedi un progettino che potrebbe rendere questa prima visita la prima di una serie ... si vedrà. Intanto, oggi Via Veneto. Con una copia di Time in mano, e col cuore gonfio di amore e gratitudine e ammirazione per gli Stati Uniti d'America.

Un post di Mixumb delle 13:36 personale, i love america · commenti (6)

 

Le matte risate

Ecco, stamattina mi sono fatto una grassa risata leggendo, su dagospia, questo.

Più ci penso, più mi viene da ridere. A crepapelle. Copio&incollo.

Martedì 14 dicembre (S.Giovanni della Croce):
Stupore stupendo. La notizia, raccolta nelle ultime settimane, ha dell’incredibile, ma il mio amicuzzo Franceschiello Cossiga giura che c’è tanto di vero. La voce riguarda Silvio Berlusconi, che mentre vergo questo Journal sta incontrando Tony Blair e George W.Bush. E secondo questi rumors (internazionali) al nostro Cavaliere sarebbe stato proposto dai due presidenti, d’intesa con il loro collega russo Vladimir Putin, di assumere già prima della scadenza del mandato del contestato Kofi Annan nel 2007, la segreteria generale dell’Onu.


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domenica, 19 dicembre 2004

 

Time: Person of the year 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Molto bene anche Newsweek

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un post di Mixumb delle 19:35 politica, i love america · commenti

 

Lo stiamo perdendo, lo stiamo perdendo !

Sembra che George ci stesse rimettendo le penne, o giù di lì.

Tanti auguri, e niente Martini nella flebo

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venerdì, 17 dicembre 2004

 

Ma Azeglio non può fare l'arbitro

Iuri Maria Prado su Libero di oggi (più commento finale mio)

Il Presidente della Repubblica non può rifiutare la promulgazione di una legge: può invece, prima di promulgarla, chiedere che il Parlamento deliberi nuovamente. Non è la stessa cosa. E infatti la legge "deve" essere poi promulgata se il parlamento la approva nuovamente.
Non esiste dunque un potere di rifiuto assoluto di promulgazione del Presidente della Repubblica. E sicuramente Carlo Azeglio Ciampi, rinviando alle camere la legge di cosiddetta riforma dell'ordinamento giudiziario, non aveva in mente ieri di esercitare quel potere inesistente. Lui no, certamente: ma tutti quelli 8e sono tanti) che ieri gli attribuivano di aver bloccato la legge evidentemente ritengono che con il rinvio alle Camere egli abbia fatto altro (e più) che chiedere una nuova deliberazione: ritengono cioè, appunto, che le leggi si "approvino" al Quirinale piuttosto che in Parlamento. E che sia il Quirinale, non il Parlamento, l'istitutzione rappresentativa della sovranità popolare. O meglio (peggio) ancora: che a prescindere da quel che liberamente decidono, secondo Costituzione, le Assemblee Legislative, debba esistere, contro Costituzione, un potere presidenziale che ne revoca i provvedimenti.
Che poi questo potere non ci sia, a quelli lì non importa: loro dicono che "Ciampi ha fermato una legge pessima", e che ha fatto bene afermarla proprio perchè "è pessima". Come se il rinvio alle Camere dipendesse (e potesse dipendere) da considerazioni sulla bontà o no della legge, cosa che ovviamente non sta nè in cielo nè in terra. Naturalmente la legge in questione potrebbe essere pessima davvero (c'è chi la considera buona e chi la considera cattiva, e un'opinione vale l'altra): resta però che il Presidente della Repubblica non ha il compito di dire "si" o "no" alle leggi, e tanto meno per considerazioni di carattere politico. E resta che un rinvio alle Camere per una richiesta di una nuova deliberazione non è la prva che la legge "pessima", così come la promulgazione non è la prova che la legge è "buona".
ma dicono: "Ciampi ha detto no alla legge anche perchè è incostituzionale". Obiezione tonta. In primo luogo perchè il Parlamento può approvarla nuovamente a prescindere da quali siano i rilievi del Presidente della Repubblica. In secondo luogo, e soprattutto, perchè nè il Presdienete della Repubblica nè il Parlamento giudicano della legittimità costituzionale delle leggoi. Uno le fa; l'altro le promulga: ma che siano costituzionali o no non lo decide nè l'uno nè l'altro.Sarebbe interesse di tutti, anche del Presidente della Repubblica, che fosse ben chiaro il concetto: lui non è, e non può essere, l'arbitro delle leggi. Può avere delle sue idee, che valgono come quelle di chiunque altro. E ha il potere, questo si, di chiedere che il parlamento deliberi nuovamente. Ma non certo che deliberi in un modo o nell'altro.
Funziona, o almeno dovrebbe funzionare, così. poi c'è il cosiddetto merito: e sarebbe interessante capire se il problemaè davvero "questa" riforma, o il fatto che una riforma in materia di giustizia, qualsiasi, possa mai farsi in questo Paese.

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Questo articolo riporta le cose al dettato costituzionale, che ogni tanto viene preso per il culo e stiracchiato di qua e di là, con una facilità che da sola rappresenta il paradigma di come sia combinato questo paese. Ora, di costituzionalisti di sinistra l'Italia è piena: e non si può credere che non sappiano - o che non condividano - quello che c'è scritto nell'articolo di Prado. Ci sarebbe da ricordare anche, a proposito delle soventi mistificazioni riguardanti i poteri del Capo dello Stato, la debordante performance che da quando è stato eletto ha consentito a Ciampi di allargare di fatto le sue legittimate sfere di influenza tra le genuflessioni di tutto l'arco parlamentare e di tutte le testate televisive e della carta stampata (fa eccezione una radio, ed è quella che - non a caso - ospita Prado come opinionista): il piccolo grande scandalo di un Presidente della Repubblica che parla e dà la linea in politica estera e politica interna senza che la legge fondamentale gli attribuisca alcuna potere in tal senso, e che comizia e dirige ogni giorno che passa quando la stessa legge fondamentale gli assegna solamente i messaggi alle Camere come ufficiale organo di risonanza del suo pensiero. E che quando invece i poteri ce li ha, non li esercita. Ma facciamo una ipotesi, che - lo premetto - contiene ben due futuribili scenari da scongiurare e per i quali toccarsi le palle compulsivamente, cheilsignoreseesistechiunqueeglisiaequalunquelinguaparlicenescampielibberi. Ipotizziamo, alla luce di quanto sopra, che il Presidente della Repubblica che esce ogni giorno dai propri poteri e al quale altri "superpoteri" vengono assegnati senza che lo chieda, il tutto in barba alla Costituzione Italiana, sia Berlusconi. E ipotizziamo anche che il Presidente del Consiglio costituzionalmente eletto dalla maggioranza parlamentare, e detentore dunque di tutti i poteri che la legge fondamentale affida al premier italiano, quotidianamente sfilatigli dal suddetto Presidente della Repubblica, sia Prodi.

Ma ve la immaginate la gazzarra, le orde di girotondanti, gli scioperi generali, le adunate oceaniche, gli appelli alla resistenza ?

Ecco: adesso pensate che vivete sotto un regime. Oggi. L'ha detto la sinistra.





Un post di Mixumb delle 16:26 politica, copio & incollo · commenti (10)

 

Otto per mille: il governo applichi la legge

da L'Opinione di oggi

In questi giorni in cui il governo è impegnato nell’approvazione della legge finanziaria per l’anno 2005 si sta realizzando l’ennesima violazione delle norme in materia di otto per mille Irpef, violazione che vede purtroppo coinvolti anche gli uffici della presidenza del Consiglio. Lo scorso 30 novembre ha esaurito il suo mandato la Commissione paritetica che ha il compito di procedere ogni triennio alla revisione dell’importo deducibile ed alla valutazione della quota Irpef, istituita presso la presidenza del Consiglio.

Il legislatore, infatti, avendo a suo tempo determinato la quota dell’otto per mille sulla base di calcoli previsionali finalizzati a mantenere alla Chiesa cattolica una somma corrispondente a quella precedente alla revisione del Concordato (circa 200 milioni di euro), ha al tempo stesso previsto che, di fronte all’aumentare del gettito Irpef, fosse rivista l’aliquota necessaria ad assicurare il perseguimento delle finalità di legge. Ed ha affidato ad una apposita Commissione questa funzione.

Dal 1990 ad oggi i fondi ricavati dall’otto per mille sono pressoché quintuplicati: la quota assegnata alla Chiesa Cattolica (che viene destinata alla Conferenza episcopale italiana) è passata dai 200 milioni di euro del 1990 al miliardo di euro nel 2003. E’ da considerare che nel medesimo periodo lo “stipendio” di un prete (uno degli scopi cui i fondi sono vincolati) è semplicemente raddoppiato e che nel 2003 la Cei ha accantonato a riserva oltre 79 milioni di euro della sua quota, mentre la legge finanziaria del 2003 ha distratto l’80% dei fondi della quota a diretta gestione statale dai suoi scopi ordinari.

Di fronte all’evidenza di tali dati e alla chiarezza del dettato normativo si impone una immediata revisione dell’aliquota Irpef destinata ai soggetti confessionali riconosciuti, pari almeno ad un dimezzamento dall’8 al 4 per mille. Peraltro, con un risparmio per lo Stato di ben 500 milioni di euro l’anno. Non farlo rappresenterebbe una violazione di legge certa e un probabile danno erariale, come potrebbe confermare il sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas, i cui scritti giuridici in materia di finanziamenti statali alle confessioni religiose non lasciano alcun dubbio. Ebbene, non ci risulta che nulla si stia facendo in questi giorni e, probabilmente, nulla sia stato fatto in questi anni.

Cosa ha compiuto in merito la Commissione istituita presso la presidenza del Consiglio avente il compito di compiere le valutazioni del caso? E cosa hanno fatto le Commissioni che si sono succedute in oltre un decennio? È stata mai proposta una revisione verso il basso della quota dell’otto per mille? Quali attività, quali valutazioni, quali atti hanno assunto i componenti della Commissione il cui triennio è scaduto lo scorso 30 novembre, il prof. Margiotta Broglio, il prof. Carlo Cardia e il dott. Paolo Puglisi?

Dal 15 marzo 2004 è giacente presso gli uffici della presidenza del Consiglio una nostra richiesta di accesso al fascicolo contenente gli atti della Commissione per la revisione dell’otto per mille Irpef, ma l’amministrazione non provvede da mesi, perché manca un parere: quello di un altro organismo istituito presso la Presidenza, la Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi, presieduta dal sottosegretario Gianni Letta.

Ed è il sottosegretario Letta che deve operare per interrompere le violazioni in corso. Si tratta infine di operare (con urgenza) alla revisione della quota Irpef da destinare alle confessioni religiose e di assicurare ai cittadini italiani la trasparenza sull’amministrazione della Cosa pubblica. La posta in gioco non è solamente economica, bensì attiene anche alla libertà di coscienza di ciascuno. Senza entrare nel merito, la legge prevede che la quota dell’otto per mille dei contribuenti che non hanno espresso alcuna scelta sia comunque ripartita tra i soggetti concorrenti in proporzione alle scelte espresse dagli altri contribuenti. In virtù di tale meccanismo, l’otto per mille Irpef del 64% degli italiani - a tanto ammonta la percentuale di coloro che non effettuano una scelta - va ad aumentare la somma del gettito da ripartire tra i sette concorrenti.

I sospetti di incostituzionalità di tale meccanismo diventano certezza di violazione del diritto alla libertà religiosa nel momento in cui ai cittadini viene letteralmente nascosta la sua conoscenza. La percentuale di contribuenti che non scelgono, infatti, è in continua crescita - dal 55% del 1996 all’attuale 64% - e ciò a causa del fatto che sono sempre meno gli italiani informati dal governo su come e dove andranno a finire i loro soldi.

Urge, pertanto, che il 64% dei contribuenti che non esprime una scelta in merito alla destinazione dei fondi dell’otto per mille sia finalmente messo nelle condizioni di conoscere il reale funzionamento del meccanismo di ripartizione, per cui il denaro di chi non esprime una scelta anziché rimanere nelle casse dello Stato viene comunque destinato (per l’87% alla Chiesa cattolica) alla ripartizione tramite un truffaldino silenzio assenso acquisito con l’inganno e la connivenza pubblica.

A seguito della nostra diffida del settembre 2003 finalizzata ad informare i cittadini ed a interrompere il danno all’erario, perpetrato tramite la rinuncia a fare propaganda per la scelta del “soggetto Stato”, nel marzo 2004 il sottosegretario Letta ci ha comunicato che la presidenza del Consiglio, pur ritenendo “innegabile che i fondi destinati alla Chiesa cattolica siano maggiori rispetto a quelli devoluti allo Stato italiano”, non poteva fare nulla “data la mancanza di fondi necessari per intraprendere le campagne pubblicitarie”, ma che si stava “valutando la possibilità di intraprendere una campagna del tipo di quella proposta”.

Nel frattempo la medesima presidenza del Consiglio ha organizzato, tramite spot su radio e tv, ben 27 campagne di comunicazione pubblica nel 2003 e 17 nel 2004 (tra le quali le campagne sulla dichiarazione dei redditi telematica, sul Super Bonus per il posticipo del pensionamento, sui mille euro a figlio, sull’utilizzo dei Fondi Strutturali europei, sul nuovo part-time, sulla riforma della scuola). L’unica cosa che risulta essere stata fatta per recuperare il gap informativo di cui sono vittime i contribuenti italiani è l’attivazione di due linee telefoniche e di una casella e-mail per agevolare il pubblico nella presentazione delle domande per l’assegnazione di quel 10% dei fondi dell’otto per mille a diretta gestione statale.

Da radicali, sappiamo che l’illegalità, per meglio operare, ha bisogno di negare la conoscenza. E’ intollerabile - oltre che illecito, come abbiamo sollecitato la Corte dei Conti ad accertare - il proseguire della disinformazione dei cittadini italiani in materia di otto per mille.
Così come intollerabile è quello strano giocare a perdere per cui il governo rinuncia a fare campagna per essere scelto tra i soggetti destinatari mentre gli altri, ad esempio la Chiesa cattolica, è presente con campagne mediatiche proprio sulle emittenti pubbliche della Rai (a che prezzo, con che sconto?).

Un gioco per cui di questo miliardo di euro lo Stato italiano si accontenta di riceverne un misero 10% (la percentuale dei contribuenti che indicano espressamente lo Stato quale destinatario è in costante diminuzione), a fronte di una crescita costante della quota assegnata alla Cei, sia in termini percentuali (passata in tre anni dal 82,5% al 87%) che in termini assoluti (dai 449 milioni di euro del 1995 al miliardo e 16 milioni del 2003).

Dal prossimo aprile i contribuenti italiani inizieranno a presentare la dichiarazione dei redditi: ci auguriamo che questa volta la presidenza del Consiglio si muova in tempo per consentire a tutti di esprimere una scelta informata. Al momento abbiamo la “sensazione” che si cerchi in tutti i modi - anche con comportamenti contra legem - di agevolare il finanziamento sostanzialmente diretto alla Conferenza episcopale italiana, a danno dell’erario pubblico e della libertà di coscienza dei cittadini della Repubblica.

Mario Staderini e Maurizio Turco
Associazione anticlericale.net



Un post di Mixumb delle 15:26 politica, copio & incollo · commenti

mercoledì, 15 dicembre 2004

 

E mo' chi glielo dice a FFC ?

Tanto per dire, ieri a ottoemezzo il chiarissimo e antropologicamente superiorissimo professore eminente sua eccellenza tantebellecose Franco Cordero ci ha svelato che la mafia esiste solo in Italia: è per questo che è sacrosanto che il concorso esterno in associazione di stampo mafiosa esiste solo in Italia. Mafia russa ? Tzè. John Gotti ? E chi è ? I sopranos ? Una fiction e basta. La yakuza ? Roba da fumetti.

E mo' chi glielo dice a Francis Ford Coppola ? Va presa la sua trilogia sull'epopea del padrino e trasportata tutta intera sullo scaffale "fantascienza". Meno male che i dvd pesano di meno dei vecchi vhs.

Tanto per dire un'altra, domenica sera io e il capo abbiamo fumato il narghilè con un amico giornalista di una importante testata giornalistica RAI, e con la sua dolce fanciulla, aiutante personale del direttore della stessa testata. Il narghilè con relativo fumo, che mi assicurano perfettamente legale (ma nema problema, siamo tutti antiproibizionisti a casa mia - però di fumo non capiamo un piffero non avendo mai fumato alcunchè) è stato gentilmente offerto dal mio carissimo amico l'aporsocapo, che d'altronde è un dirigente radicale. Ad ogni modo, il giorno dopo mi è comparso davanti agli occhi il mit-tic-coo pallore di Sandro Bondi, il quale - assicuro - è risultato persona deliziosa, giuro davvero deliziosa. Una grande sorpresa, ma lo dico sul serio: come sa chi legge questo blog non sono d'accordo con molte delle cose che ha detto, ma il personaggio ha il mio assoluto rispetto. Naturalmente tra l'assunzione di fumo e la comparsa di Sandro Bondi non si sovvengono relazioni di alcun tipo, tutto era programmato. A proposito, c'era pure la altrettanto mitologica portavoce di Forza Italia dedita alla delazione delle altrui pratiche mettisupposte.

Tanto per dirne una terza, in questo momento Mastella dice che si è dimesso da VicePresidente della Camera (che la si smetta di descriverlo come attaccatto alla poltrona, eccheddiamine), perchè qualcuno della GAD (della FED, della SAD, insomma quelli lì, i suoi alleati, quelli che sulla poltrona ce lo hanno messo) gli avrebbe messo le mani addosso e lo avrebbe pesantemente insultato perchè, mentre presiedeva una seduta, non ha accettato una richiesta di cambio di ordine dei lavori, o qualcosa del genere, non ha sospeso la seduta, non s'è capito: ed è partito il tafferuglio. La Russa, che ci vede lungo, s'è piombato a trasmettere tuuuutta la sua solidarietà al povero Mastella, Violante (che evidentemente ci vede meno lungo di La Russa) gli ha detto che se si dimette è un problema suo (e Mastella, ringhiando, gli ha promesso che sarebbe stato anche un problema suo, di Violante) e poi ha detto che gradirebbe se Casini non fosse uccel di bosco mentre alla Camera c'è "il caos". Poi è arrivato Casini che ha rampognato il suo predecessore alla Presidenza della Camera dicendogli a brutto muso che non si deve permettere perchè lui, Casini, sa quando deve presiedere e cosa deve fare: poi ha salutato gli alunni di un liceo classico in visita, che si saranno fatti una magnifica idea della grandezza delle nostre istituzioni.

Se non accade qualcosa nei prossimi minuti, mi sa che Mastella mantiene le dimissioni e poi al prossimo vertice della GAD FED SAD (che a questo punto chiamerei PIM PUM PAM) manda tutti a scopare il mare, a meno che non gli danno non più una ma almeno due candidature a presidenze di regione.

E meno male che sabato a Milano al comizio di Prodi la parola più applaudita è stata "unità".

Nel frattempo il Ministro Maroni, quello che si è battuto e si batte come un leone perchè il gruppo Volare ('tacci loro) venga aiutato dall'intervento statale, oggi ha baciato le pile del Presidente di Confindustria - che l'ha fatta fuori dalla tazza affermando che dal dopoguerra la nostra economia non è mai stata peggio: bum! - tuonando contro l'assistenzialismo insito nella finanziaria all'esame del Parlamento. Eccone un altro della serie: guardati allo specchio, prendi la mira e sputati in un occhio.

E dal vostro improvvisato cronista parlamentare è tutto, vado a gambizzare il tipo che mostra i preservativi dietro chi vi parla (ma quanto è odioso ? ora lo malmeno), la linea allo studio.

Un post di Mixumb delle 10:59 politica · commenti (7)

venerdì, 10 dicembre 2004

 

All'improvviso, l'incoscienza

E' un po' che volevo farlo. Stanotte l'ho fatto. Ho ordinato via internet qualcosina da leggere per le feste ... ovvero:

1) Reinventing the melting pot (Tamar Jacoby)

2) The devil's playground (James Traub)

3) The heart of America: ten core values that make our country great (Bill Halamandaris)

4) Colossus: the price of America's empire (Niall Ferguson)

5) My love affair with America (Norman Podhoretz)

6) Cowboy capitalism: european myths, american reality (Olaf Gersemann)

7) The meaning of sports (Michael Mandelbaum)

8) Hating America-A History (Danni & Judith Rubin)

9) The case for democracy.The power of freedom to overcome tyranny & terror (Nathan Sharansky)

Adesso mi clono così tra due mesetti li ho finiti tutti. In the frattime vi lascio il clone malvagio.

Bamf (puzza di zolfo, rosso mantello svolazzante, risata satanica, rumore di zoccoli, forcone e fumo) !!!

Un post di Mixumb delle 15:12 personale, i love america · commenti (10)

giovedì, 09 dicembre 2004

 

Berlusconi e giustizia: se permettete parliamo di forme

Paolo Mieli sul Corriere della Sera di oggi

Secondo Luigi Ferrarella che lo ha scritto sul Corriere , l’avvocato Gaetano Pecorella, patrocinatore del Presidente del Consiglio al processo Sme, ha detto che se la sentenza sarà negativa per il suo assistito potrà «cambiare la storia del Paese». Viene così nuovamente in evidenza il problema rappresentato dal fatto che due legali di Silvio Berlusconi, lo stesso Pecorella e Niccolò Ghedini, sono anche parlamentari di Forza Italia e, come tali, rappresentano in quell’aula di tribunale quantomeno un duplice interesse. So bene che anche i magistrati non sempre hanno offerto un’immagine di imparzialità, ma a me sembra che con quel discorso si sia arrecata offesa alle forme. E le forme in un processo sono importanti.

Elsa Garofalo - Ariccia (Roma)


Cara signora Garofalo, Luigi Ferrarella, in quell’articolo sul Corriere, ha scritto con ironia che ci vorrebbe un sismografo per misurare quanto la serenità di un Tribunale risenta o meno di allocuzioni del tipo di quella cui lei fa riferimento. Anche io, come lei, avrei molto da ridire su questo modo di trascinare la «storia del nostro Paese» in un’aula giudiziaria. Il problema ai miei occhi è semplice: se Silvio Berlusconi è colpevole va condannato, indipendentemente dagli effetti che la sentenza può avere sulla nostra vicenda politica; altrimenti va assolto, senza che tale giudizio sia influenzato dal timore di favorirlo. Si è trattato, come lei mette in giusta evidenza, di un’offesa alle forme, probabilmente non disgiunta dalla circostanza che nelle vesti di suoi (di Berlusconi) legali ci siano due «suoi» (sempre di Berlusconi) parlamentari.
Ma, in margine al suo riferimento al tema dei giudici e della loro imparzialità, devo dire che mi ha altresì messo a disagio (e ho considerato anche questa una grave offesa alle forme) il fatto che, alla vigilia dell’ingresso dei giudici di questo processo in camera di consiglio, gli appartenenti a Magistratura democratica, riuniti a convegno per festeggiare i loro quarant’anni, abbiano invitato Dario Fo e Paolo Hendel a rallegrare i loro lavori con uno spettacolino il cui tema era l’auspicio di una condanna per il celebre imputato. Ho letto su Repubblica l’impeccabile cronaca dell’evento scritta da Liana Milella, cronista senza alcun pregiudizio nei confronti di quei togati. Riferiva la Milella di come Fo avesse raccontato la favola di un «gran signore e imprenditore che si butta in politica e ha pure successo», il quale «prende come assistenti degli avvocati», ma «che nel momento del suo massimo splendore... muore». E qui la Milella registrava risa e applausi da parte dei «magistrati democratici»; che Fo però si affrettava a interrompere con queste parole: «Cancellate subito quel pensiero che avete avuto». Qualche imbarazzo? No, riferiva Milella, anche stavolta «le toghe ridono, si divertono». Ancor più li aveva fatti poi scompisciare quei somministratori di diritto, Paolo Hendel con l’invenzione di un Berlusconi eletto «padrone unico e presidente con poteri speciali per tutta l’Europa» che si fa chiamare «Beluskete primo» e batte una nuova moneta, il «Previteuro», fatto di «rame e stronzio». Anche qui, gran tripudio degli astanti. La giornalista si premurava di elencare i nomi dei togati che avevano «riso e battuto le mani» a questo mini varietà messo in scena - ripeto - alla vigilia di una sentenza alla quale, con ogni probabilità, non è detto che sia estraneo qualche associato alla corrente giudiziaria che lì festeggiava (sia pure - mi auguro - non presente in sala): Livio Pepino, Vittorio Borraccetti, Franco Ippolito, Nello Rossi, Pino Salmè, Edmondo Bruti Liberati. L’articolo della Milella non riferiva di alcuna manifestazione di disagio. Nessuno dei presenti, a quanto pare, ha ritenuto di sottrarsi a quel particolarissimo divertimento invocando il rispetto delle forme. Livio Pepino, in una successiva lettera a Repubblica ha, anzi, rivendicato il diritto di ridere e applaudire (in quella sede e in quel contesto) quei «due grandi artisti della satira... insofferenti di pastoie e di censure che in altri ambienti sembrano diventati la regola», limitandosi a precisare che «le riflessioni svolte nel corso del convegno» erano state «tutt’altro». E meno male. In ogni caso io continuo a domandarmi se possa accadere in altri Paesi civili che un parterre di magistrati e comici si lasci andare a una festicciola d’auspicio per la condanna di un imputato. Forse...No, così su due piedi non saprei rispondermi. Devo fare qualche ricerca.




Un post di Mixumb delle 18:20 politica, copio & incollo · commenti

martedì, 07 dicembre 2004

 

Una ne fa e cento ne pensa

 

Probabilmente dopo le elezioni del 2006 ci ritroveremo con un premier scoppiettante, che una ne fa e cento ne pensa. Pensate che mi riferisca a Berlusconi ? Macchè, è Prodi !

Reduce da 5 anni a Bruxelles, che stenderebbero anche un toro, il professore cicilista si sta riambientando nel rutilante mondo della politica italiana, dove un tempo si tacciava l’avversario di ricorrere a nani e ballerine, mentre oggi i nani e le ballerine si fanno ministri.

Insomma, son lì nel classico vertice del centrosinistra ristretto, quelle venti-venticinque persone che devono trovare l’accordo su qualcosa per poi dire ai microfoni che va tutto bene, e gira che ti rigira, pensa che ti ripensa, il vero leader trova l’idea per le prossime regionali. Ci devono essere le liste dei candidati presidenti, ci devono essere, perbacco. E devono richiamarsi all’Ulivo, perché quel nome tira e deve essere trovato sulla scheda.

Quale esempio fa il mortadellone ? Bè, deve scegliere tra i pochi candidati presidenti già designati, chè sugli altri si litiga ininterrottamente da qualche mese. E lui ti sceglie il candidato presidente del Lazio, che di cognome fa Marrazzo.

Dunque, trionfante, il futuro premier si lancia nell’elogio di una lista Marrazzo per l’Ulivo.

Siamo in grado, da buoni retroscenisti, di svelarvi le ulteriori proposte lanciate nel segreto della riunione ristretta, che andranno rigorosamente passate al vaglio delle primarie: Marrapo per l’Ulivo, Mattizzo per l’Ulivo, Minfoio per l’Ulivo, Meccito per l’Ulivo, Minturgidisco per l’Ulivo, Mindurisco per l’Ulivo. Siccome però in Piemonte candidano una donna, Mercedes Bresso (sai quant’è contento il Presidente della FIAT, e proprio in Piemonte !) grazie ad affermati professionisti del marketing di chiara fama e ripetuti passaggi televisivi verranno studiati anche slogan ad hoc come Mibagno per l’Ulivo, Minbrividisco per l’Ulivo, Milubrifico per l’Ulivo.

La vittoria non può sfuggire.

 

Update: sembra che Dagospia legga il mio blog ... scrollate giù fino alla notizia numero 8

Un post di Mixumb delle 19:19 politica · commenti (7)

venerdì, 03 dicembre 2004

 

Affari tuoi loro

Il primo che indovina cosa succede quando ci si mostra deboli e accondiscendenti col terrorismo, vince un account gmail. Ci si accede via internet, anche dalla Moncloa.

No pasaran !

Un post di Mixumb delle 19:21 · commenti (14)

 

Centoquarantanove a zero

In Europa ce n'è almeno uno in Germania, Grecia, Francia, Austria, Spagna, Gran Bretagna, Svizzera e Cipro.

Il primo nacque a Seattle nel 1971.

E' una delle 100 migliori aziende in cui lavorare (della vostra, potreste dire lo stesso ?).

A New York ce ne sono centoquarantanove.

A Roma, in Italia, non ce n'è nemmeno uno.

Rimedieremo.

 

Un post di Mixumb delle 12:15 personale, i love america · commenti (33)

giovedì, 02 dicembre 2004

 

Giù le mani dai valorosi mullah iraniani

Due importanti questioni, che da sempre si accavallano, a volte anche con esiti disastrosamente cruenti, sono oggi più che mai all'attenzione dell'agenda politica internazionale. Iran e Iraq sono, per motivi diversi, nell'occhio del ciclone. Se è vero che dall'11 settembre tutto il Medio Oriente ha i riflettori puntati addosso - con una giusta intensità, ma che avremmo fatto fatica a comprendere fino al 10 settembre, è anche vero che oggi ci sono particolari motivi per sostenere l'esistenza di una comparazione che, mi stupisco, non ho visto in nessuna analisi.

Parliamo di Iraq, per un attimo, con riferimento allo scandalo Oil For Food. Cosa era Oil For Food ? Era, in partenza, un buon tentativo di risolvere un problema grave e doloroso, come la malnutrizione e le pessime condizioni degli irakeni, con particolare riferimento ai bambini. Quelli che si dannavano l'anima per accusare gli Stati Uniti (non l'ONU, che com'è noto è immacolata più della vergine) di affamare i bambini irakeni con l'embargo, senza il minimo sospetto di quali reali responsabilità avesse il dittatore che nel frattempo accumulava palazzi reali manco stese giocando a Monopoli, sono in parte tra coloro che risultano oggi a libro paga di Saddam: ma guarda un po'. I vari padre Benjamin e compagnia salmodiante, la sinistra antiamericana chiassosa e cieca, i media che per vendere si inginocchiano all'odio nei confronti degli USA, le traballanti ONG relativizzanti l'universo mondo nel nome di un insano etnicismo antioccidentale: ieri erano i campioni della difesa dei poveri bambini, oggi ce li ritroviamo chi stipendiato lautamente dal rais, chi comunque perfettamente integrato nella sua realtà fatta di camere di tortura e di fosse comuni, chi incredulo nei confronti di una istituzione e di un segretario generale che fino a ieri avevano osannato come campione della difesa del multilateralismo contro il cattivone imperialista Bush. E allora, con sul groppone una miriade di risoluzioni di condanna da parte della stessa ONU, il gerarca coi baffi che spediva il fido Tareq Aziz a stringere mani ai vari Diliberti e Pecorari Scani violava le regole dell'ONU, lo faceva grazie al suo ambasciatore presso l'ONU, lo faceva con i membri del Consiglio di Sicurezza ONU. In fondo, cos'era Oil For Food se non il tentativo di rabbonire un pericoloso dittatore, con la illusione fuori dal mondo che quello si mondasse dai suoi peccati ? Cosa si celava dietro lo spazzare sotto il tappeto le risoluzioni di condanna, se non il vecchio spirito di Monaco, mai realmente sopito ? Oil For Food, ovvero: troviamo un modus vivendi con un criminale, teniamolo buono con trattati di facciata, affidiamo il controllo delle condizioni alle quali deve sottostare a qualcuno di manica larga, se proprio lo dobbiamo fare: e chiudiamo gli occhi su quanti innocenti massacra, che se ci dovesse venire da vomitare potremmo avere bisogno di andare al bagno, dove abbiamo relegato a carta igienica la dichiarazione universale dei diritti umani. Oil For Food, e intanto i campioni del multilateralismo ci mangiavano attavolati con i dittatori, predicando bene e razzolando male, e incontrandosi manco tanto segretamente nel grande circo del "dàlli agli USA", che fa sempre bene e fa guadagnare prestigiosi nobel per la pace.

Oggi si scoprono le magagne, alcune delle tante, tantissime magagne che le Nazioni Unite si trascinano mentre il pacifismo d'accatto concede loro onore e legittimità, ed un ruolo di giudice unico al di sopra delle parti che è quanto di più finto si possa considerare e che qualsiasi studentello di scienze politiche è in grado di smascherare con la mano sinistra mentre si fa una canna. Oggi, la stessa ONU, con la compiacenza dell'Europa imbelle (spiace dirlo, stavolta compreso Tony Blair) che trova il suo punto di caduta nella lotta disperata contro la propria nullità e nella deflagrazione della coscienza di non contare nulla, si permette di relativizzare, annusare, moderare, solleticare il regime di Teheran, anch'esso condannato da numerose risoluzioni, mentre pericolosi pazzoidi con la tunica sporca di sangue inneggiano alla distruzione dell'unico alleato possibile per gli europei, e costruiscono armi nucleari. E' Fatherland, di Harris: il romanzo su cosa sarebbe successo se avesse vinto Hitler. Bè, probabilmente sarebbe successo che a pericolosi folli armati di nucleare si sarebbe dato il permesso di minacciare l'occidente, di rivendicare la loro negazione di libertà e democrazia, di frustare chi legge e malmenare chi non abbassa lo sguardo. Ed ecco che tutto ciò si materializza, ecco che ritorna: Oil For Food è andato bene, ha distribuito prebende con fare bonario e permesso al dittatore irakeno di massacrare senza fare troppo rumore ? E cosa c'è di meglio che trasferire lo stesso principio all'Iran, perdonando volentieri gli armanenti proibiti nel nome di ipotetiche clausole di condanna - in caso di mancata ottemperanza delle regole da parte del regime criminale iraniano - che non verranno mai controllate, per non dover ammettere che non sono mai state rispettate ? L'Europa a questo serve: è una fucina di insegnamenti per chi, come l'ONU, intende chiudere tutti e due gli occhi in nome del "vivi (e guadagna soldi sporchi) e lascia massacrare". Basta vedere tutti gli accordi che il nostro continente ha stipulato con paesi che, nel mondo, hanno i più indecenti standard di osservazione delle regole di democrazia e libertà. Tutti questi accordi hanno una clausola di rescissione da far scattare da parte di chi paga (l'Europa) al mancato rispetto dei diritti umani. Ma le controparti se ne fottono, certe che mai le clausole verranno adite al fine di denunciare le violenze e gli stupri dei più elementari diritti umani da chi si erge a campione dell'antropologicamente superiore. Questo è stato Oil For Food, questo è il comportamento europeo con i paesi antidemocratici: concessioni di fiducia, relativismo bifolco, aperture di credito, un fiume di soldi, affari sporchi, tutela dei criminali e affossamento dei diritti umani. Tanto poi ce la possiamo prendere con Michael Ledeen e dire che è un cattivone quando suggerisce di aiutare i giovani iraniani a liberarsi dal giogo degli ayatollah: ecco, un bell'americano scomodo da incolpare delle lacune del mondo, e via così', che il modello Oil For Food porterà tanti bei soldini nelle casse di chi concede scappatoie al terrorismo internazionale.

Un post di Mixumb delle 19:55 politica, i love america · commenti (6)

mercoledì, 01 dicembre 2004

 

S.A.D. old red

Son giorni pieni, per dire ... pienissimi di impegni.

Il pannello di controllo di splinder sembra ormai la plancia dell'astronave di startrecche, vedo tanti nuovi bottoni e temo sempre che a cliccarne uno si materializzi una faccina sorridente che mi avvisa di dover pagare unomilionedieuri o di aver cancellato tutti gli archivi (sai che perdita per l'umanità...).

Oggi, ad esempio, ero in quello che secondo me è il più bell'albergo che c'è a Roma, per un bell'evento organizzato dal sottoscritto. Si era lì che si parlava con le signorine del bar, alla fine del tutto, stanco come non dovrei essere dopo appena 6 ore a fare avanti e dietro e Sua Eccellenza di qua e diamo la parola dillà. Insomma, ero lì davanti a questo bel bicchiere d'acqua (non lo sapevate ? sono astemio. non bevo, non fumo e non mi drogo. mangio - e si vede, ahimè. però sembra che io sia antropologicamente inferiore, e allora per la miseria era meglio che ti ddrogavi, no?) che concionavo con le due signorine, peraltro anche molto graziose e cortesi, e mi son sentito dire dalle due tapine che nel grande albergo del centro di Roma i giapponesi e gli americani sono sempre molto gentili, mentre gli arabi non lo sono mai. Con loro. Ma come, dico io, ma le dico che è così, dicono loro, e poi mi raccontano che spesso questi ricchi signori arabi arrivano per un periodo di una decina di giorni con il loro seguito di mogli coperte dalla testa ai piedi (una volta erano in dodici, le mogli), e mentre loro (gli arabi) vanno in giro per affari o piacere, le mogli rimangono chiuse in stanza (certo, nel lusso delle suite del grande albergo), perchè non hanno il permesso di uscire. E nemmeno le signorine che lavorano nell'albergo hanno il permesso di entrare, per alcuna ragione, nemmeno di emergenza personale. Normale, direte voi. Io ho cercato di relativizzare un po', rubando qualche spunto da qualcuno dei gloriosi post antropologicamente superiori che mi diverto a leggere da un paio d'anni a questa parte, ma non devo essere stato convincente. D'altronde, quando una delle due mie interlocutrici mi ha chiesto cosa dovrebbero imparare loro da una cultura che permette e prevede cose di questo genere (e anche molto peggio) io le ho risposto che quella cultura non è solo questo e che generalizzare è sempre sbagliato, ma voi che dite l'avrò convinta ? Non credo, ma sarà di certo colpa mia che quando c'è da relativizzare troppo mi viene da grattarmi il naso. Tutto a posto, siamo rimasti io e loro piuttosto felici di non avere la necessità o la sventura di vivere in posti dove queste cose sembrano normali. Poi riflettendoci mi è sovvenuto che sta diventando normale parlarne anche per me, e sarà un bene ma mica lo so quanto. Comunque

E' bello finire le frasi con un "comunque" di sospensione. Forse ti dà un certo nonsocchè di mistero e una parvenza di intelligenza, chè qui ce n'è tanto bisogno, in questo blog (parlo del titolare, naturalmente).

Ad ogni modo, tutto a posto. Da ambienti introdotti ho saputo che il centrosinistra ha trovato il nuovo nome. Non è più alleanza, non è più F.E.D., non è più G.A.D. Hanno deciso che il nome deve essere un acronimo, ma avere anche un significato. Così hanno deciso di chiamarsi Siamo Assolutamente Disperati, S.A.D., che vuol dire anche "triste" e rende bene l'idea. (Se questo fosse un blog fichissimo e teconologico e multimediale adesso partirebbe la canzone che dà il titolo al post, uno dei più bei pezzi dei vecchi Simply Red: ma siamo in timore reverenziale dai bottoncini di splinder, figuratevi se osiamo solo immaginare cosa andrebbe fatto per proporre certe diavolerie spaziali). Fate di questo scoop l'uso che volete: e se non sarà così, sappiate che è perché questa mia rivelazione ha portato ad un ripensamento sul nome ed ad un dissidio interno alla coalizione. Per il resto tutto bene, vanno d'accordo che è un amore.

Si aggiunga (lo vedete "zelig off" ? bè, a me fa ridere quello che dice "si aggiunga". dev'essere perché ho smesso di crescere e ho cominciato ad invecchiare) che definire "storico" lo strapuntino che ci è stato venduto per "taglio delle tasse" è di molto curioso, per non dire ri-di-co-lo: ma ri-di-co-lo lo riserverei per quelli che ci scioperano contro, dopo aver detto (a ragione) che la cosa porta loro in tasca pochi everi ma senza aver detto che ci smargiassano i santissimi ogni anno per ottenere un aumento praticamente coincidente, e confermando la supposizione per cui non è per l'aumento che scioperavano (e scioperano e sciopereranno) e manifestavano (e manifestano e manifesteranno), ma è perchè gli garba di molto rompere i coglioni bloccare tutto curare la loro frustrazione e soprattutto sentirsi 'ggiovani e ribbbelli. Che su questi esemplari di fastidiosi e molesti esseri parassiti che rendono nobile la figura dell'acaro da salotto cadano chicchi di grandine grossi come palle da tennis, chè son certo la produttività del paese non ne risentirà. L'ho detto in termini sobri, insomma. Si aggiunga.

Volevo anche dire, sinceramente, che il termine "patetico" riveste nuovi e sbrilluccicanti significati alla luce del fatto che certi personaggi si accaniscano su Guantanamo dipingendola come una sorta di girone dantesco. Al di là del fatto che va bene far finta di non capire che c'è una guerra (si sta bene al calduccio, eh ?), considerando insignificante la notizia che alcuni di quelli che da Guantanamo sono stati liberati dopo avervi soggiornato son tornati a delinquere e ad ammazzare americani un po' in giro per il mondo - altro che galera, un premio, bisognerebbe dare: ma noi non siamo antiamericani, giammai ! ... non c'è niente da fare: nel resto del mondo possono sgozzare, massacrare, sterminare, violentare, umiliare, torturare, amputare ma signora mia, vuole mettere con Guantanamo ? Quasi quasi ci faccio un post.

E insomma, volevo dire che c'è (credo, non si può mai essere sicuri quando si parla di certe cose, si rischia di equivocare e credetemi, non vorrei mai, ci manca solo quello) un vecchio compagno (lui, compagno, io no) di schermaglie col quale crederei forse se non mi sbaglio di poter dire di avere una specie di patto non scritto, della serie io-non-do-fastidio-a-te-tu-non-dai-fastidio-a-me. Almeno, io così l'ho inteso e mi sembra che così lui lo intenda. Io poi continuo a leggerlo, mi diverte e gliel'ho sempre detto che scrive bene (mi riferisco allo stile, non ai contenuti: ma ora che ci penso quando glielo dissi mi sembra di ricordare che s'incazzò, allora ribadisco che non ho alcuna intenzione di rompere il patto, ammesso che ci sia, e comunque non ho alcuna intenzione di rompere alcunchè). Insomma, chè si è già troppo lunghi: Leonardo (come non sapete chi sia ? vergogna, e non glielo dite, o se glielo dite sappiate e sappiano tutti che io mi dissocio e censuro con fermezza questa vostra grave ignoranza) ha scritto "Per Bush la priorità è difendere la sicurezza e lo stile di vita degli americani", e io di questo mi rallegro, qualunque fosse la sua interpretazione di questa frase, perché io la condivido. Disclaimer: non è un atto ostile (non si sa mai), non ho alcuna intenzione di litigare (non si sa mai), non mi pronuncio su tutto il resto ma con l'occasione porgo distinti saluti e buone feste (non si sa mai).

E questo è tutto quello che avevo da dire (dài che poteva andarvi peggio).