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lunedì, 30 maggio 2005

 

Dalla Cei solo un´indicazione morale, i cattolici votino in piena libertà

Marco Politi intervista Mons.Casale, vescovo emerito di Foggia: quello di Ruini non è un diktat "con toni ultimativi" - su Repubblica di oggi

ROMA - «La Chiesa offre ai cristiani un´indicazione dottrinale e anche un´indicazione di metodo: poi il fedele si può regolare responsabilmente». A ottantadue anni, sessanta da prete e trenta da vescovo, monsignor Giuseppe Casale, vescovo emerito di Foggia, può permettersi il lusso di parlare con assoluta libertà. Una dote che non gli è mai mancata. Il pronunciamento della Cei, dice, non ha carattere ultimativo. Sul referendum decide la coscienza del credente.
Monsignor Casale, per i credenti cattolici il dilemma è se votare liberamente o seguire i dettami del cardinal Ruini. Lei cosa dice?
«Leggiamo bene il comunicato del Consiglio permanente della Cei di marzo. I vescovi ribadiscono unanimemente che è un diritto dovere della Chiesa pronunciarsi con chiarezza di fronte a scelte etiche e legislative di primaria importanza».
Bene.
«Poi constatano con favore la costituzione del Comitato Scienza e Vita. Quindi riconoscono - ecco il punto più delicato - la legittimità e la validità della scelta di non partecipare al voto referendario. E infine c´è la spiegazione che questa scelta - che io non condivido pienamente - non si configura come disimpegno, ma come opposizione ferma ed efficace ai contenuti del referendum e alla stessa applicazione dello strumento referendario».
La conclusione?
«In questa dichiarazione non abbiamo toni ultimativi, abbiamo indicazioni offerte alla coscienza dei cattolici».
Quindi un cattolico che può fare?
«La Chiesa ha il diritto-dovere di pronunciarsi ed è legittima e valida la non partecipazione al voto. Quanto ai fedeli, regolatevi secondo coscienza!».
Tutto è lasciato al giudizio individuale?
«Un momento. Non parlo di una coscienza astratta, che va per conto suo. Mi riferisco sempre alla coscienza di un cattolico, che stando nella Chiesa ascolta il magistero e non ne prescinde mai. Dunque, una coscienza illuminata dai valori cristiani».
Non è singolare che l´imput alla campagna sia venuto dall´organo direttivo ristretto della Cei?
«Avrei preferito un´enunciazione di tutta l´assemblea dei vescovi, l´ho già detto altre volte. Un tema così grosso è da assemblea».
Pensa che l´assemblea dei vescovi eserciti fino in fondo il suo ruolo?
«Ho spesso criticato il metodo di lavoro della Cei, che pone i vescovi dinanzi a conclusioni raggiunte in precedenza».
Ma non ci sono i dibatti dell´assemblea generale?
«Certo che si svolge una discussione, ma rischia di avere un carattere, per così dire, retorico. Di che discutiamo se tutto è già deciso, se il presidente della Cei arriva con una prolusione già pubblicata sui mass media? Non abbiamo mai potuto cambiare qualcosa di ciò che era già stato deciso. Quando ci chiamano a votare, si vota su problemi già abbondantemente definiti prima».
Spera in un cambiamento?
«Mi auguro che in questa nuova fase della vita della Chiesa, si apra la possibilità di una maggiore partecipazione e di un dibattito caratterizzato da maggiore creatività. Con l´attuale dirigenza la Cei si è appiattita sul magistero papale. Ma se noi dobbiamo solo ripetere ciò che dice il Papa, possiamo andare a casa e dire semplicemente: "Il Papa vuole così, facciamo così"».
Al Comitato Scienza e Vita il campaign manager è il vicedirettore dell´Avvenire. Condivide?
«Non lo trovo giusto. Perché poi questa campagna giunge nelle parrocchie, che sono state invase da tutti i volantini del Comitato Scienza e Vita con l´effetto che la gente li prende, ritenendoli praticamente la linea che la gerarchia propone. Personalmente ho sempre combattuto qualunque intrusione di propaganda politica nelle parrocchie e nelle diocesi».
Perché è contrario?
«Questo legame tra Avvenire e la campagna astensionista lega il quotidiano dei cattolici, che poi è della Cei, a una campagna che secondo me riaccende nella società contrasti che avevamo cercato di superare».
Come giudica nel merito l´indicazione astensionista?
«Penso che sia prevalsa una mentalità tattica per utilizzare l´assenza abituale degli elettori. E non avrei timore di dire che la scelta nasce un po´ dalla paura di misurarsi. Mentre io mi misurerei e vorrei vedere in faccia la realtà. Perché tentare di nasconderla dietro il velo dell´astensione? Non credo sia un atteggiamento di evangelizzazione. Piuttosto è un atteggiamento di difesa, un aggrapparsi a una legge senza poter poi bloccare il cammino della scienza e senza fermare quelle persone che sono spinte a fare delle scelte particolari in certe situazioni».
Lei cosa preferirebbe?
«Si dovrebbe affrontare il problema in sede legislativa dopo e nonostante il referendum. Cercando di arrivare ad una legge meno problematica dell´attuale con un tentativo serio, direi laico nel senso più alto del termine, per regolamentare il problema senza un´imposizione dottrinale né di una parte né dell´altra».
Confrontandosi con la scienza?
«Mi auguro che il cammino della scienza ci aiuterà a ripensare determinati problemi e aiuterà la gente a fare scelte sempre più responsabili, poiché qui non è in gioco la vittoria elettorale in un collegio, ma è in gioco la vita dell´uomo, che non si può mettere ai voti né valutare oggi e in futuro con piccole furbizie elettorali che mi lasciano perplesso».
Uno dei nodi è proprio la ricerca scientifica.
«Deve essere seria, sgombra da motivazioni di prestigio e anche da interessi economici. Considerando la dignità dell´uomo, che non è un ammasso di cellule».
Sull´embrione le valutazioni si divaricano. Lei cosa pensa?
«Sappiamo che san Tommaso pensava ad un´animazione progressiva dell´embrione. Quando ci rifletto, mi dico che noi oggi accettiamo un evoluzionismo cattolico. Nel senso che c´è l´evoluzione, però Dio la guida e a un certo punto dona l´animo all´essere progredito, all´uomo. Perché non ammettere anche questo evoluzionismo nell´embrione? C´è un embrione che si sta sviluppando e a un certo punto Dio dona l´anima».
Potrebbe essere un punto di vista diverso?
«Voglio dire: non diamo per dogmi di fede ciò che possono essere verità non suffragate neanche dalla dottrina tradizionale. Molte volte diventiamo dogmatici al di fuori di quello che è il dogma».

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domenica, 29 maggio 2005

 

One nation under the groove

Non so quale sia il più bel concerto che voi abbiate mai visto. Non so nemmeno se, mentre lo stavate vivendo, voi abbiate avuto la percezione che QUELLO era il più bel concerto mai visto da voi fino ad allora.

Bè, a me è capitato venerdì sera, a Milano, al Blue Note, dove per tutta la settimana hanno suonato gli INCOGNITO. Avrò visto una cinquantina di concerti in vita mia, ma mai nessuno fantastico come questo qui. Senza dubbio.

Jean-Paul Maunick (Bluey)- chitarra, Maysa Leak – vocals, Tony Momrelle – vocals, Melonie Crosdale (Imaani) – vocals, Gail Evans – vocals, Matt Cooper – tastiere, Nichol Thomson – trombone, Francis Hylton – basso, Michael Remy (Tony) – chitarra, Sidney Gauld – tromba, Andy Ross – sax, Richard Bailey – batteria.

Dite quello che vi pare, ma Bluey è per me il più gran genio musicale che abbia mai fatto o prodotto musica al mondo.

Spettacolo puro, una cosa che non si può descrivere.

Con dedica finale - sul cd appena uscito - al Dj Mixumb, che come un ragazzino non smetteva di dirgli quanto lo ammirasse.

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Referenda

Oggi accade qualcosa per la quale, per la prima volta in assoluto, mi piacerebbe in qualità di marito del Capo, approfittare della possibilità di avere la cittadinanza francese. Al di là del fatto che per farlo dovrei dimostrare di sposare in toto ed in esclusiva lingua, storia e cultura francesi, e già questa è una delle grandi differenze con il Paese che amo, dove per richiedere la cittadinanza non devi affatto abiurare le tue radici; ma al di là di questo, credo che chiederei la "cittadinanza a fisarmonica", perchè magari nella mia vita potrebbe ricapitare di volerla, ma giusto in occasioni come oggi.

Che accade oggi? Oggi accade che, a differenza di qui in Italia dove della Costituzione Europea i cittadini non hanno potuto sapere nulla, non hanno votato i loro rappresentanti alla Convenzione, non hanno votato sul testo e non lo faranno (e son certo che molti non sanno nemmeno che il Parlamento l'ha già ratificata); a differenza di qui, almeno in Francia si vota. E' vero che c'è già chi dice che in caso di vittoria dei no si dovrà riproporre il referendum tra qualche tempo, ma trattasi del padre di questa costituzione, Giscard, e si può capire che la difenda così com'è.

Ecco, ammiro quello che accade in Francia: c'è un referendum, non importa il quorum, si parla del tema oggetto della consultazione. Io voterei no, e non solo perchè la cosa darebbe un grande dispiacere al nemico pubblico e dichiarato numero uno del Paese che amo, che con mio gaudio ogni volta che parla a favore del si fa aumentare quelli che voteranno no. Io voterei no, e non mi sorprende che Chirac invece voterebbe si, perchè quell'elenco telefonico di trecento articoli non è una costituzione, è un circostanziato trattato di armistizio tra 25 Paesi che non si fidano tra di loro e riempiono di clausole quella cosa che li lega, per pararsi il culo dal proprio vicino col quale si è intrapresa l'offensiva del sorriso mentre si pensa al modo per fotterlo al contempo accusandolo di volerti fottere.

E non m'importa che l'eventuale (e auspicabile, e sembra probabile) sconfitta dei sostenitori di quella costituzione potrebbe riaprire la stura ai fetori dell'imposizione delle fantomatiche radici cristiane da inserire a mò di corano; sarà un'altra battaglia da fare, se del caso.

Per la cronaca, il Capo voterà si: voterà conoscendo le pagine gialle di cui sopra, che le sono arrivate a casa un mese fa; voterà perchè sa su cosa si vota e fa la sua legittima scelta, perchè nessuno, ma proprio nessuno, si permette di dirle di rimanere a casa, perchè non è uso ai parlamentari francesi di affermare che le scelte di coscienza sono cosa loro e solo cosa loro. Voterà perchè lo stato del quale ha cittadinanza si prende la briga di verificare ed agevolare il conoscere per deliberare di tutti i suoi cittadini, che essi vivano in patria oppure no. E va da sè, lo stato di cui sopra, che come sa chi legge questo blog è uno di quelli che a me piace di meno, non fa giochetti tipo dare per votanti al fine di aumentare il quorum anche i morti ed i dispersi. Qualunque sia il colore del suo governo.

In Italia no, tutto questo non accade. In Italia accade che si spaccia il rifiuto dell'esercizio di un diritto/dovere come la lotta di una battaglia che a parole è descritta come risolutiva, ma poi si sostanzia nel non votare, con la posizione furbetta che anche i più scalmanati surfisti del 12 e 13 giugno non possono negare, tra un Giovanardi che ci dà dei nazisti ed un Buttiglione che ci dà dei criminali, e un Ferrara che ci accusa di alzare i toni mentre quelli dei sostenitori della legge sarebbero soft.

In occasione delle ultime elezioni europee Berlusconi mandò un sms a tutti gli aventi diritto al voto dei quali si conoscesse il numero di cellulare: attenzione, non un sms personalizzato, ma uno erga omnes. Il messaggio ricordava che ci sarebbero state le elezioni, certo non diceva per chi votare nè raccomandava se andare a votare oppure no. Suppongo davvero che stavolta non ci sarà questa iniziativa, per quanto meritoria e assolutamente liberale.

Allora, perchè non lo facciamo noi ? Perchè tutti noi che crediamo nel diritto, e nel liberalismo, nello stato laico e nella libertà di religioni (e non di religione) coincidente con il libero stato, non ci sostituiamo al PresdelCons e inviamo dieci, venti sms per ricordare ai nostri amici che c'è un referendum? Non scriviamo cosa fare; non raccomandiamo se votare no, nè come votare. Mandiamo gli sms dicendo solo che c'è un referendum e quando c'è, già così dovrebbe bastare e nessuno, in buona fede, ci potrebbe o ci potrà accusare di essere in errore (che poi, se un Giovanardi mi dà del nazista io lo prendo come un complimento, chè in italiano due negazioni fanno un'affermazione).

Dieci sms al giorno, e non vi preoccupate: non vi cresceranno le orecchie, non vi cadranno i capelli, non tornerete bassi un metro e 60, non vi sentirete unti dal signore. Vi sentirete solo un po' più liberi.

Hai detto niente. Io lo farò, fatelo anche voi. E passate parola.

Un post di Mixumb delle 10:50 politica · commenti (1)

 

Una voce libera, che darà fastidio

Guido Ceronetti su La Stampa di oggi (è una sintesi)

Purtroppo, qua, non ci sono né Machiavelli né Saint-Just a ricordarci che cosa dovrebbe essere una repubblica, con un regime repubblicano. La pressione dell’assolutismo papistico caratterizza quasi tutta la realtà italiana. L’ingiunzione della Gerarchia a non votare per il referendum è una madornale ingerenza straniera, che un governo col senso dei limiti rispettivi respingerebbe, invitando tutti, cattolici e non cattolici, a non disertare il voto. Inutile aspettarsi ciò; allora non resta che la ribellione individuale, andare a mettere qualcosa nelle urne. Sia pure un voto bianco. Io credo farò così, ne ho sentite troppe, sono sazio di opinioni bioetiche, ho voglia di occuparmi d’altro, metto il risultato del 12 giugno tra le cose che gli Stoici definivano indifferenti. Non mi va d’incrementare le nascite per violenza medica, né d’incrementarle, poveri bambini destinati a Moloch, al minotauro, condannati a non essere liberi, alla castrazione preventiva delle ali. Ho amato e cercato una medicina umana, ma quella che viene avanti non ha volto umano: la sua faccia è nascosta e temo sia una faccia bruttissima. Facciamoci da parte: l’uomo, qualunque cosa si tenti per salvarlo, è perduto. Se i vescovi indicassero come votare lo troverei legittimo. Un’opinione tra le altre, motivabile. Se gli va di conservare la legge 40, sarebbe un’ottima occasione per assicurarne l’intangibilità, entrando nell’agone. Predicare l’astensione è invece molto grave: tende a modificare subdolamente il gene della democrazia, alla quale se togli il voto e la libertà di andare al seggio hai tolto quasi tutto, ne hai rinnegato l’essenza; qui l’ingerenza si fa Zarkawi incruento, non minaccioso, non mortifero, e tuttavia intimatore, sopraffattore, gentilmente terroristico. Ci avviciniamo alla repubblica islamica iraniana: il potere civile stabilisce una regola, però se l’ayatollàh vuole contrastarla la regola va in fumo. Mettiamo che lo Stato costruisca un’autostrada: un potere estraneo forte ingiunga di non percorrerla, che cosa facciamo? Lo Stato resta a guardare il suo nastro d’asfalto aperto per nessuno? Il 12 giugno spenderà un mucchio di denaro pubblico per la giornata elettorale. La scienza, scrisse Werner Heisenberg, è stata utile all’umanità fino ai primi decenni del secolo: dopo, non ha più cessato di far paura.

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sabato, 28 maggio 2005

 

Ma quante ne sanno ?

Treno, Eurostar da Roma a Milano, ieri mattina.

Da un microfono, con grande orgoglio, la voce di una signorina avvisa che Trenitalia è lieta di fornire un nuovo servizio ai signori viaggiatori. C'è a disposizione, per coloro che vogliono ottimizzare il tempo del viaggio, un salottino di prima classe dove insegnanti madrelingua inglesi sono a disposizione per lezioni e, per i più esperti, per conversazioni in inglese.

L'iniziativa tesa ad insegnarci l'inglese si chiama, dice la signorina, (lo scrivo così come lo ha pronunciato) "Fest Englisc". Inglese veloce. 

Un post di Mixumb delle 14:52 · commenti (5)

 

Si diventa ciechi ...

Non so a voi, ma a me questa storia che a prendere il Viagra sembra si diventi ciechi fa venire in mente un casino di possibili incroci ...

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giovedì, 26 maggio 2005

 

Da non perdere

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Evento organizzato da Il Riformista
 
Tutto quello che avete sempre voluto sapere sulla fecondazione (ma che non avete mai osato chiedere)
 
Lunedì 30 maggio alle ore 16.00, nella galleria Alberto Sordi, piazza Colonna in Roma, Paolo Bonolis intervista il professor Umberto Veronesi sul tema della fecondazione assistita, in vista del referendum del 12 e 13 giugno.
L'intervista verrà ripresa e mandata in onda da La7 alle 17.50, da Radio radicale e Radio città futura.

Un post di Mixumb delle 21:17 politica, copio & incollo · commenti (4)

 

Stefano Spadoni di nuovo online

Tutti coloro che amano New York possono contare di nuovo sulla splendida testimonianza di Stefano Spadoni, vero e proprio ambasciatore d'Italia nella grande mela.

Visitatelo spesso: ci troverete tantissime belle cose, e una montagna di foto magnifiche.

E' qui.

Un post di Mixumb delle 21:12 personale, i love america · commenti

 

Scandalo Bruno Vespa

Mentre sono arrivati a 27 gli scienziati e ricercatori in sciopero della fame per assicurare il diritto all'informazione dei cittadini sui referendum del 12 e 13 giugno, Bruno Vespa ieri ha commesso l'ennesima violenta opera di manipolazione dell'informazione, sfruttando l'impunità che da anni gli è garantita.

Ecco i fatti:

- in due anni solo una trasmissione sulla fecondazione assistita e la libertà di ricerca (nel periodo del dibattito parlamentare e approvazione della legge 40, raccolta delle firme sui referendum e campagna per il voto)

- ieri
una trasmissione scientificamente creata per disinformare e favorire l'astensione. Infatti:

- nessun esponente dei promotori è stato invitato a prender parte alla trasmissione (i comitati promotori sono gli unici che per legge possono rappresentare la volontà dei firmatari dei referendum).

- come esperto a favore del sì è stato invitato Severino Antinori, noto a livello mondiale per aver annunciato la clonazione di un essere umano, annuncio mai provato e che rende il personaggio inadatto a rappresentare le ragioni del sì perché favorevole alla clonazione riproduttiva, che resterebbe vietata anche se vincessero i referendum.
Non uno dei
130 scienziati firmatari dell'appello per i 4 si, tra i quali Umberto Veronesi e Rita Levi Montacini.

- come esperto a favore del no, la dott.ssa Eleonora Porcu, accusata di manipolare a fini di parte i dati scientifici, come
dimostra questo documento

Abbiamo deciso di non accettare ulteriormente che il diritto all'informazione dei cittadini sia calpestato impunemente.

Ti chiediamo di scrivere un'email di protesta indirizzata al Presidente della Repubblica, ai presidenti di Camera e Senato, al presidente dell'Autorità di garanzia per le comunicazioni, al direttore di Rai 1, al direttore generale della Rai e al presidente della Commissione di vigilanza sulla Rai.

Puoi inviare l'email con gli indirizzi preimpostati
cliccando qui e incollando il testo qui sotto, o un altro scritto da te:

Spettabile,

Da cittadino ed elettore chiedo come sia potuto accadere che:

- in due anni Porta a Porta abbia dedicato solo una trasmissione sulla fecondazione assistita e la libertà di ricerca (nel periodo del dibattito parlamentare e approvazione della legge 40, raccolta delle firme sui referendum e campagna per il voto)

- ieri Vespa abbia mandato in onda una trasmissione in cui:

- nessun esponente dei promotori è stato invitato a prender parte alla trasmissione

- come esperto a favore del sì sia stato invitato Severino Antinori, noto a livello mondiale per aver annunciato la clonazione di un essere umano, annuncio mai provato e che rende il personaggio inadatto a rappresentare le ragioni del sì perché favorevole alla clonazione riproduttiva, che resterebbe vietata anche se vincessero i referendum.
Non uno dei 130 scienziati firmatari dell'appello per i 4 si, tra i quali Umberto Veronesi e Rita Levi Montacini.

- come esperto a favore del no, la dott.ssa Eleonora Porcu, accusata da autorevoli scienziati di manipolare a fini di parte i dati scientifici.

Come cittadino, come elettore, come contribuente e abbonato alla Rai, chiedo una immediata riparazione per ripristinare la legalità dell'informazione e dell'intera campagna referendaria.

In fede,

Se il link non funziona, qui sotto trovi gli indirizzi email:

casini_p@camera.it
r.santelli@senato.it
info@agcom.it
presidenza.repubblica@quirinale.it
petruccioli_c@posta.senato.it
rai-tv@rai.it

Un post di Mixumb delle 08:04 politica, copio & incollo · commenti (9)

 

Libertà della scienza e libertà della persona

Cinzia CAPORALE, responsabile dell'Osservatorio per la bioetica della Fondazione Einaudi, e Mirella PARACHINI saranno le relatrici del convegno su

 

"Libertà della scienza e libertà della persona"

 

che si terrà venerdì 27 maggio, alle ore 17, presso l'Hotel Universo (via Principe Amedeo, 5/b).

         Seguiranno gli interventi di Alfredo BIONDI, Margherita BONIVER, Daniele CAPEZZONE, Antonio DEL PENNINO, Stefano DE LUCA e Lanfranco TURCI.

         All'incontro, organizzato dal partito liberale in vista del referendum sulla fecondazione assistita, interverranno Antonio MARTINO, ministro della Difesa, e Stefania PRESTIGIACOMO, ministro per le Pari Opportunità.

Un post di Mixumb delle 08:02 politica · commenti

 

Andrea's version

Dal Foglio di oggi (solidarietà a Marcenaro, Rocca e Vincino)

Roba che uno si domanda e dice: ma cos’hanno nella testa, La Russa e Buttiglione? Se ne vanno in giro a dirla papale papale? Che è possibile essere scienziati e criminali? Ma certo che si può, lo sappiamo benissimo che si può. Tra noi possiamo dircelo che Galilei e mister Hyde non è che fossero proprio due stinchi di santo. Ma andarlo a dire fuori. Alla vigilia. Roba da matti. E poi La Russa. La Russa che ci aggiunge l’aborto di suo. Anche lì. Sicuro che metteremo mano alla 194, ma santo cielo, prepariamo prima le modifiche al nostro interno. Un po’ di discrezione. Se no, ha ragione Daniele Capezzone che ci stana: “E allora ditelo, che siete anche contro l’uso della spirale come contraccettivo”. Lo siamo sì, ci dà fastidio perfino che Topolino si sia fidanzato con Topolina. Però ce lo teniamo per noi. Quei due invece, no. Girano, dicono, rivelano. Ma ci sono mai andati al cinema? Vadano, per favore, vadano a vedere almeno “Il Vigile”. Quando Alberto Sordi si raccomanda a Amalia, la moglie, prima della festa a casa dell’Assessore: “Ama’, io te ce porto, ma te nun béve. Nun ce famo sempre riconosce. E quanno bevi me esci ar naturale”.

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All'inferno, senza ritorno

Da certe mazzate non so come ci si possa riprendere, meno male che l'annata è finita.

Comunque, per descrivere l'incredibile si potrebbero usare mille parole, tutte giuste, ma ne bastano 3:

Deportivo La Coruña

Non per niente, l'allenatore e mezza squadra del Liverpool viene dalla Spagna. Sarà, è già la nostra Corea. Ci perseguiterà a lungo, e oggi si è capito perchè. Incredibile come una squadra zeppa di campioni più che scafati si faccia prendere da queste botte di pazzia. E la paghiamo sempre.

Credo che sia terminato un ciclo, nel Milan stellare. Peccato. Ora voglio vedere a dar via mezza squadra dopo avere rinnovato tutti i contratti.

P.S. Qualcuno dica a Galliani di finirla con quella cazzo di cravatta gialla. Ce l'aveva pure a  Milan-Juve. Altro che portafortuna. Bruciala.

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martedì, 24 maggio 2005

 

Appuntamento imperdibile

Domani 25 maggio alle 18.30

Centro Studi Americani di Via Caetani 32 a Roma.

Presentazione del volume "Raccontare l'America. Due secoli di orgoglio e pregiudizi" di Massimo Teodori

Insieme all'Autore saranno presenti Giuliano Amato, Lucia Annunziata, Marco Follini ed Ernesto Galli Della Loggia

Non mancate, vi aspetto

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domenica, 22 maggio 2005

 

Capolavoro Assolutista Assoluto

 

Capolavoro. Episode 3, l’ultimo film della saga di Star Wars, è un capolavoro. Non so come faccia Lucas a ricreare l’atmosfera da Star Wars agendo sul piano delle novità e su quello di una storia che già si conosce, ma è un genio. Andatelo a vedere, davvero. Credo che coloro che come me hanno avuto la fortuna di crescere con la possibilità di vivere la saga nei tempi in cui si è sviluppata, alimentando il culto di una fantascienza magnifica e vicina a tutti, siano blessed  e debbano saper apprezzare tutto questo. Capolavoro, quest’anno chiudete gli oscar e date tutti i premi a questo film.

 

Alcune piccole considerazioni, che in parte non sono aliene dalla vicenda “dichiarazioni di Lucas / risposta di Chrenkoff” segnalata da Enzo qui.

 

Non c’è dubbio che nel dipingere la figura di un senatore Palpatine che si autoalimenta la controparte separatista per imporre un giro di vite alla democrazia della galassia, a qualcuno sia venuto in mente Bush, il patriot act, Guantanamo, la reazione all’11 settembre. A me sono venute in mente le ignobili falsissime fregnacce che il mainstream della sinistra europea con l’aggiunta dell’uovoallacoqueChirac hanno detto su Bush, il patriot act, Guantanamo, la reazione all’11 settembre. Forse, come ci hanno creduto tante ingenue anime belle e moltissimi infamissimi nemici degli Stati Uniti, ci ha creduto anche Lucas. Ma forse no.

 

Difatti è curioso che gli unici a pronunciare la parola pace, con una sinistra quanto sbieca luce sul volto, siano appunto il neodespota ed il suo neoallievo Anakin, tra un ragazzino massacrato con la spada laser e un’assise democratica rovesciata. “Ho portato la pace nella Repubblica”, dice il neo Darth Vader dopo aver sterminato non si sa quanti esseri; “Finalmente è la pace”, dice il viscido Darth Sidious – capo dei Sith, contraltare malvagio dei buonisti Jedi - pregustando la sua futura dittatura in cui la supposta “pace” significa solo ed esclusivamente sanguinosa repressione di qualsiasi dissenso. Ci pensino bene coloro che arruolano Episode 3 nella campagna del Bush bashism. A chiunque abbia un rantolo rimanente di onestà intellettuale, l’uso all’interno di tutto il film della parola più pronuciata, offesa e violentata dagli antiamericani degli ultimi 4 anni richiama alla memoria con una accusa diretta e circostanziata le carognate dei dittatori tirati giù dalla dottrina Bush, e non la dottrina Bush.

Va da sè, tra l'altro, che emozioni, gioie, fantascienza e chissà quante altre magnificenze contenute in una spettacolare saga che ti tocca il cuore per 30 anni potevano provenire ed essere ideate, animate, create, elaborate, sognate, prodotte solo e unicamente negli Stati Uniti. Hanno voglia i professori dell'antiamericanismo a prendersela con il colonialismo culturale, qui si tratta di superiorità e andassero a scopare il mare le pseudointellettualità pompose del cinema francese, dei cineasti berlinesi e tutti i sonniferi premiati a Cannes purchè provenienti da qualche sperduto-e-bellissimo-ma-non-per-questo-premiabile-per-forza angolo di mondo.

 

Un’ultima cosa, curiosa assai.

 

L’eroe del bene, Obi Wan Kenobi, nel bel mezzo di un drammatico dialogo col suo amico/fratello/apprendista Jedi che sta per passare al lato oscuro della forza insieme al capo del male, a un certo punto urla disperato qualcosa tipo: “L’assolutismo va bene solo per i Sith”.

Ora, bisogna capirci: durante il film, è lo stesso Darth Sidious a dimostrare un notevole uso del relativismo. E’ lui che spinge il protagonista della trilogia a considerare le cose da un diverso punto di vista, convincendolo che anche il lato oscuro (il male) ha i suoi lati vantaggiosi e positivi (stavo per scrivere “illuminati”, ma avrei sbagliato perché l’aggettivo “oscuro” non è stato certo scelto a caso). Inoltre, l’eroe Obi Wan e tutti i Jedi continuano a difendere con le unghie e a giurare fedeltà alla “Repubblica”, e se questo è naturalmente positivo non si può tacere che anche qui il relativismo è dietro l’angolo, se si pensa che a fare di “repubblicano”un aggettivo feticcio è stato ultimamente quello stesso Saddam Hussein che così aveva chiamato la sua guardia, legittimata a torturare innocenti senza che alcuno muovesse un dito o manifestasse la sua presunta volontà di pace arcobaleno.

 

Tuttavia, come dicevo, se c’è un messaggio – condivisibile o meno - che esce dal totale dei 6 mitici film di Guerre Stellari è che l’assolutismo è una scelta premiata solo dal male.

 

Chissà che ne pensa colui che si è impegnato in una devastante battaglia tranchant contro qualsiasi relativismo. Chissà se qualcuno lo ha fatto vedere al papa, questo magnifico capolavoro della fantasia mondiale.

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giovedì, 19 maggio 2005

 

Libertad

Il sottoscritto domani passerà un po' di tempo qui.

Per la libertà di un popolo che meriterebbe finalmente di disfarsi del suo dittatore, soprattutto nella misura in cui quel dittatore viene dipinto da certa gentaglia come un eroe.

Venerdì 20 maggio alle ore 18, a Roma, davanti all’Ambasciata di Cuba (in via Licinia 7), si terrà una manifestazione in sostegno dell’Assemblea per la promozione della società civile a Cuba che in quelle stesse ore si svolgerà all’Avana. Quella di Roma è una delle manifestazioni promosse in questo senso dal Partito Radicale che si terranno davanti alle ambasciate o ai consolati di Cuba anche a Milano, Madrid, Barcellona, Bruxelles e Parigi.

 

 

Make New York New York again

Dagli amici di New York City site

Il magnate newyorkese Donald Trump famoso per i suoi numerosi grattacieli in città, ha presentato il suo personale progetto per la ricostruzione di Lower Manhattan e del World Trade Center.

Il desiderio di Trump è quello di ridare a New York una seconda volta le sue torri gemelle ma più alte delle precedenti di un solo piano.

Secondo lui il suo progetto è esteticamente migliore rispetto a quello proposto da Daniel Liebeskind con la Freedom Tower e molto più forte tanto da resistere ad un nuovo attacco simile a quello avvenuto l'11 settembre 2001.

E' possibile vedere il progetto di Donald Trump visitando il sito www.TwinTowersII.com.

Nel frattempo, sembra (via Camillo) che l'ONU sia destinata a spostarsi temporaneamente nel Queens (dall'altra parte del fiume), con una operazione simile a quella che ha coinvolto il MoMa. Anche qui a Roma però ci difendiamo bene. Nel 2015 entrerà in funzione la linea C della metro.

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mercoledì, 18 maggio 2005

 

Sì, così ricominci a rubare

Ecco, l'Italia è quel paese in cui in una trasmissione televisiva serale, com'è otto e mezzo, oggi, 18 maggio 2005, la gente onesta che non s'è mai rubata nulla come me e tanti altri (il primo che anche solo pensa alla parola "populismo" me lo magno) deve sentirsi fare la lezione sul come si stava meglio prima del 1993 da gente come Cirino Pomicino, che si è rubato 'sto mondo e quell'altro e ora si pavoneggia che nella prima repubblica non c'erano voltagabbana. E ti credo, che vuoi cambiare bandiera con un partito omnicomprensivo al governo per 50 anni e uno che si crogiolava nell'opposzione per poter sbraitare l'impossibile con l'assoluta certezza che nessuno gli avrebbe mai dato la guida del paese e gli avrebbe detto: "tiè, adesso governa e facci vedere come metti in pratica le panzane che dici sapendo che non stanno nè in cielo nè in terra" ?

Non contento di ciò, il signorino ha appena detto che nel bipolarismo col maggioritario le estreme comandano. Dico, nemmeno due settimane fa il nonplusultra della democrazia bipolare maggioritaria ha visto trionfare un laburista riformista che vince da 3 elezioni governando da centro.

E non un'anima pia che gli facesse notare le pirlate che diceva. Una per ogni condanna per aver rubato i nostri soldi. Col popò di debito pubblico che ci ha lasciato, almeno poteva avere la creanza di andarsene a spendere i nostri soldi in qualche atollo caraibico con un paio di intercambiabili diciottenni creole. E invece ce lo ritroviamo in televisione che pontifica su quanto siamo indietro rispetto alla Germania. Ninni, in Germania si sono bevuti uno come Kohl, cento volte meglio di te, per aver fatto cose cento volte meno gravi delle tue. Lascia perdere, che è meglio.

Ho finito. Augh.

(scusate, ma quanno ce vò ce vò)

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lunedì, 16 maggio 2005

 

Come on baby, let's do the twist

Scusate tutti, mi spiegate questa cosa ?

Domenica, stadio olimpico di Roma, derby Roma-Lazio.

Walter "uòlter" Veltroni e Piero "tecemanno" Marrazzo, rispettivamente Sindaco di Roma e Presidente della Regione Lazio, che nell'intervallo, vestiti identici, ballano il twist.

Non è inquietante ? Ma che, l'Unione ha una divisa tipo i berlusconi boys vestiti di bianco ai Caraibi (come dimenticare ...). Ma che, già festeggiano ? In pubblico ? Allo stadio ? E con quel sonnifero di partita ? E poi, a proposito di enti locali di centrosinistra, dov'era il Presidente della Provincia di Roma Enrico "sòffichissimo" Gasbarra ?

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domenica, 15 maggio 2005

 

Quelli che "i referendum sono troppo complicati" ... oh yeah

Il Corsera online di oggi

"Non è chiaro se sia record del mondo, ma di sicuro entra tra i primati della politica italiana. La scheda che sarà distribuita agli elettori per le elezioni comunali di Catania è infatti lunga ben 97 centimetri, con una larghezza di 33 centimetri. Contiene infatti 31 liste collegate a sette candidati a sindaco: favoriti Enzo Bianco per il centrosinistra e Umberto Scapagnini (sindaco in carica e medico personale di Silvio Berlusconi) per il centrodestra. A contendersi il posto di sindaco e i 45 posti di consigliere comunale ci sono 1.323 candidati. Inoltre ci sono anche altri 2 mila candidati distribuiti in oltre cento liste a concorrere al posto di consigliere delle dieci circoscrizioni in cui è divisa la città. Un problema che ha rischiato di complicare anche il sistema di affissioni dei cartelli elettorali da parte del Comune: il manifesto unico da esporre per legge nei seggi e negli appositi spazi pubblicitari è infatti lungo oltre quattro metri"

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venerdì, 13 maggio 2005

 

Ma chette ridi ?

Al di là di tutto quello che è stato detto e scritto su questo signore tipo che risponde al nome di Angelo Izzo, e aovviamente dando per scontata la pietà umana per le sue vittime innocenti, ecco vorrei sottolineare che oltre a quello che ha combinato decenni fa, sembra proprio che ultimamente quest'uomo abbia:

1) Preso in giro tutti coloro che lo avevano aiutato e avevano creduto in lui, sia che essi facessero il loro lavoro sia che essi svolgessero un'attività di solidarietà con chi è passato attraverso l'esperienza del carcere

2) Avuto una relazione con una donna sposata ad un boss della mafia

3) Violentato la figlia quattordicenne di un boss della mala

4) Ucciso la moglie e la figlia di un boss della mala

5) Occultato i cadaveri di moglie e figlia di un boss della mafia

e come se non bastasse

6) Sostenuto che la relazione con la moglie del boss della mafia avveniva con l'avallo del boss della mafia (spiego meglio, va sottolineato: ha detto che il marito cornuto della donna che si faceva era consenziente. Lo ha attribuito ad uno in carcere per mafia, mica ad un forrest gump qualunque)

Tutto questo con quella faccia da schiaffi e con quel fetentissimo sorriso sulle labbra.

Vorrei cercare di essere il meno scurrile possibile ma, Izzo, ma che cazzo te ridi?

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D'accordo mettersi, brutto pareva

Quanti di voi sanno che venerdì prossimo esce la terza parte di Guerre Stellari? Tutti, credo. Guerre Stellari è il film cult per tutta una generazione, la mia. Recentemente ho saputo che un'amica, con la quale spesso si andava al cinema (ora lei è a Londra, e noi incinti, in simbiosi io e il capo), non ha mai visto Guerre Stellari. Dice che, ex post, ci ha provato ma non ne è rimasta entusiasta.

Credo che accada a tutti: vedere con tanto ritardo (parliamo di anni) un film (o una serie) ormai nella storia del cinema, non rende mai quanto viverne l'epopea nel tempo giusto. Perchè poi tiu hai visto una quantità di pellicole che si rifacevano, omaggiavano, rubavano e avevano imparato dall'originale blockbuster, e non riesci a coglierne la rivoluzionarietà, ed i grandi meriti. Perchè non riesci a viverne tutte le emozioni.

Però volevo capire: ma posto che il nome vero del trasformato e neoattratto dal lato socuro della forza Anakin si doveva rifare al termine "Dark Father" ... ma come si chiama il personaggio?

Google riporta:

750 "Lord Fener"

1310 "Darth Fener"

(evidentemente "Fener" è una sorta di traduzione italiana: perchè poi si cambi il nome con un termine comunque esterofilo, non si capisce. Non si capisce perchè cambiare il nome, in realtà).

1.480.000 "Lord Vader"

1.160.000 "Darth Vader"

L'unica cosa che ha cambiato più nomi è l'alleanza del centrosinistra italiano ... speriamo che siano più buoni, per lo meno, visto che sembra proprio che fra breve ce li ritroviamo al governo.

Grande la forza in Romano è. Cazzi nostri, saranno.

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mercoledì, 11 maggio 2005

 

Quando uno c'ha un dono, c'ha un dono

Luca Volontè sta riuscendo nella titanica e fin qui inedita impresa di far sembrare intelligente (al suo confronto) persino Rosy Bindi. Ripeto, Luca Volontè sta riuscendo nella titanica e fin qui inedita impresa di far sembrare intelligente (al suo confronto) persino Rosy Bindi.

Ora, su Otto e Mezzo.

Non pensavo che avrei mai potuto vedere un momento come questo.

Sono commosso. Vorrei ringraziare tutti quelli che hanno creduto in me, e salutare tutti quelli che mi conoscono.

Un post di Mixumb delle 21:30 politica · commenti (3)

 

Un numero maledetto, ormai

Un pensiero affettuoso, da quaggiù, a tutti coloro che a Washington, e nel resto degli Stati Uniti, hanno oggi vissuto un quarto d'ora di quelli che non si dimenticano facilmente.

Per fortuna si è trattato solo di un pilota di un cessna che ha inconspevolmente violato lo spazio aereo.

Certo che per farlo ha scelto proprio un giorno infausto: come tutti gli 11 del mese, d'altronde. Credo proprio che in America (e in Spagna, mentre qui in Italia c'è qualcuno che su queste cose ci fa il simpatico) questo sia ormai un giorno maledetto, se riferito ad un calendario.

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Senza Parole

Sorridiamo

Sorridono

 

 

 

 

 

 

 

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lunedì, 09 maggio 2005

 

SUBMISSION A PUNTO E A CAPO
Walking Class
fa una proposta per l'intera comunità di Tocqueville:

Ci risiamo. L'Eurabia si presenta anche ai cancelli di Saxa Rubra. Dopo l'acquetta nelle vene di Cannavaro, Giovanni Masotti decide di mandare in onda il 19 maggio (Punto e a capo) il cortometraggio di Theo Van Gogh Submission, censurato in tutti i cinema d'Europa (pardon, d'Eurabia) e che era costato la vita al regista olandese, assassinato per le vie della civilissima Amsterdam da un terrorista islamico. Via Krillix veniamo a sapere che son tornate le minacce, al conduttore e agli autori. Bene, questa volta non passeranno. Quando il produttore ritirò il film dalla programmazione, la città di TocqueVille reagì linkando su ogni blog il film di Van Gogh che via Internet tutti possono vedere. Oggi ci mobiliteremo a difesa di Punto e a capo.

L'invito (che sarà inviato ai singoli blogger) è di attivare una azione comune. Diffondete e ripubblicate, concittadini.

 
L'interventismo democratico
Quando George W.Bush parlò per l’Iraq di “regime change” e di  “esportazione della democrazia”, non furono pochi quelli che lo accusarono di coprire una guerra mossa dagli interessi americani per il petrolio. Dopo il discorso pronunziato a Riga, durante il viaggio a Mosca per l’anniversario della vittoria sui nazisti, è d’obbligo una più meditata riflessione sull’effettiva  portata della svolta che ha investito la politica estera USA all’indomani dell’11 settembre. La necessità di intervenire ai quattro angoli del mondo per neutralizzare gli Stati-canaglia che mettono potenzialmente a repentaglio la pace con il traffico delle armi di distruzioni di massa verso i terroristi, non è più soltanto la teoria, brillante o balzana, dei cosiddetti neoconservatori ma anche la base operativa della politica estera statunitense che sta assumendo un tratto rivoluzionario rispetto al passato.
Lo ha fatto esplicitamente capire Bush pronunziando un giudizio drastico sulla strategia americana che per mezzo secolo ha puntato sulla stabilità dell’equilibrio bipolare. A parere del presidente Usa la spartizione delle zone di influenza stabilita a Yalta da Roosevelt, Stalin e Churchill era in un certo senso la continuazione della capitolazione democratica di fronte alle dittature, cominciata a Monaco nel 1938, proseguita con il patto Molotov-Ribentropp, e poi rinverdita nel dopoguerra, pur se il totalitarismo nazista era stato rimpiazzato da quello comunista. In sostanza l’accettazione del dominio sovietico in Europa orientale aveva costituito una rinunzia da parte americana alla sua missione per la libertà.
Con la condanna della politica di Roosevelt e dell’equilibrio bipolare, l’Amministrazione Bush ha così voluto consolidare, proprio a Mosca, il nuovo corso della politica estera interventista che ribalta completamente quelli che erano stati i canoni del realismo internazionalista stabiliti da Henry Kissinger durante la presidenza Nixon. Tale proclamazione di Bush è stata tanto più significativa nell’affermare il diritto di intervento democratico nei confronti delle dittature, in quanto il messaggio è stato rivolto a Putin e alla politica continuista dell’attuale Russia rispetto all’Urss di ieri. Fino ad oggi, infatti, era sembrato che Bush appoggiasse Putin anche con il silenzio sulla Cecenia in nome della comune lotta al terrorismo islamista e che gli americani fossero disposti a chiudere un occhio sull’autoritarismo crescente nella Russia e sul sostegno all’ultima tirannide d’Europa, la Bielorussia di Aleksandr Lukashenko.
Ora, invece, pare che l’incoraggiamento alle rivoluzioni democratiche con l’obiettivo di isolare o neutralizzare i regimi tirannici in tutto il mondo sia davvero divenuta la linea strategica americana alla prova non solo nel difficilissimo Iraq ma ancor più, e con diversi mezzi pacifici, nella Corea del Nord, in Iran e in altri paesi musulmani quali il Libano e la Siria, nonché in tutte le repubbliche dell’ex-sovietiche. Tutto ciò nonostante gli attriti e le tensioni che si stanno producendo con la Russia di Putin che si sente sempre più isolata dai paesi vicini che costituivano la riserva di potenza ai tempi dell’Unione Sovietica. 
E’ troppo presto per dire quale sarà l’esito della politica di intervento, di responsabilità globale e di diffusione della democrazia contro i regimi autoritari cui si stanno dedicando gli Stati Uniti. Certo, quel che in un primo momento sembrava velleitario e pericoloso, è divenuto in seguito oggetto di una più attenta valutazione positiva. E’ sì vero che in Iraq l’interventismo americano continua a essere molto costoso, soprattutto per le forze locali che si battono contro il terrorismo, ma se ne cominciano a vedere gli effetti nell’intera area islamica, dal Libano alla Siria, dalla Libia all’Egitto. La pressione americana ha avuto effetto anche nel vasto territorio dell’ex–Urss favorendo molte rivoluzioni pacifiche intitolate ai fiori e ai colori come nel caso dell’Ucraina, e pure in Israele dove ha istradato la ripresa dei colloqui con i palestinesi.
La ricetta americana si è fatta sentire anche da noi. Alle folle che nelle piazze italiane bruciavano le bandiere stelle e strisce e con la stella di Davide sono subentrate le dichiarazioni di esponenti diessini come D’Alema e Fassino che ritengono possibile, se non addirittura necessario, l’intervento per esportare la democrazia. Ancora una volta, dunque, l’Occidente più coraggioso dimostra alla lunga di avere ragione.
Un post di Mixumb delle 11:25 copio & incollo, i love america · commenti

 

Memorial Day

2 maggio 2005, Nettuno

Il Ministro della Difesa, Antonio MARTINO, è intervenuto, presso il cimitero americano di NETTUNO (RM), alla cerimonia del MEMORIAL DAY per il 60° Anniversario della fine della seconda guerra mondiale.
Il Ministro MARTINO è stato accolto dall'Ambasciatore degli Stati Uniti d'America a Roma, Mr. Mel SEMBLER, presente anche il Comandante delle Forze Navali Statunitensi in Europa, Ammiraglio Micheal G. MULLEN.
Hanno preso parte alla commemorazione il Presidente della Camera dei Deputati, Pierferdinando CASINI, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Giampaolo DI PAOLA e numerose altre Autorità politiche, civili, religiose e militari, oltre ad una nutrita rappresentanza di veterani.

Qui la galleria fotografica con splendide immagini della cerimonia.

Signor Presidente della Camera, Ambasciatore Sembler, Signor Sindaco, Autorità, Signore e Signori, nel giorno in cui gli Stati Uniti d'America celebrano il 60° anniversario della fine della seconda guerra mondiale, desidero innanzitutto porgere a tutti i presenti il caloroso saluto del Governo, delle Forze Armate e mio personale.
Una settimana prima della battaglia di Trenton nel 1776 Thomas Paine incitava i coloni americani a battersi per la libertà con queste parole: "
Stimiamo poco quanto riusciamo ad avere a buon mercato.
E' solo il costo che dà ad ogni cosa il suo valore.
La Provvidenza sa come fissare un prezzo appropriato ai suoi beni; e sarebbe davvero molto strano, se un bene così fondamentale come la Libertà non si dovesse pagare a caro prezzo
." 
E' questa la costante di tutta la Storia americana, la missione che il popolo americano si è data: la difesa della Libertà e la disponibilità a sopportarne il costo, quale esso sia.
La continuità di questa missione spiega come il 20 gennaio 1961, 185 anni dopo, parole analoghe a quelle di Paine siano state pronunciate da John Kennedy nel suo discorso di insediamento: "we shall pay any price, bear any burden, meet any hardship, support any friend, oppose any foe, in order to assure the survival and the success of liberty."
Dal 1776 ad oggi a nessuna generazione di americani è stato risparmiato l'onere di difendere la libertà con le armi.
Quaranta milioni di americani, uomini e donne, hanno risposto all'appello e più di un milione hanno sacrificato la loro vita nella convinzione che la difesa della libertà meriti persino il sacrificio estremo della vita.
Nel 1944, qui, fu combattuta una delle grandi battaglie della seconda guerra mondiale. Avanzando da Sud per liberare Roma, le forze alleate, sbarcate fra Anzio e Nettuno, crearono su queste spiagge una testa di ponte.
Oggi noi ricordiamo ed onoriamo i soldati di tante nazioni, americani soprattutto, che qui combatterono e morirono per la salvezza del Vecchio Continente. Qui 7.861 militari americani caddero nel fiore degli anni, a migliaia di chilometri dai luoghi di nascita e dagli affetti familiari. E questo è solo uno dei tanti cimiteri in cui riposano i nostri liberatori, i liberatori dell'Italia e dell'Europa.
L'America ha combattuto una dura guerra contro un'orribile dittatura ed i suoi alleati e l'ha vinta. Ha lasciato Costituzioni democratiche e liberi Parlamenti dove aveva trovato dittatori.
Basta scorrere le immagini d'epoca o ascoltare il racconto dei sopravvissuti o leggere le memorie lasciateci, per toccare con mano l'entusiasmo, l'ottimismo, la fiducia che suscitavano le truppe degli Stati Uniti. I volti sorridenti dei ragazzi della V Armata fanno parte del ricordo collettivo del nostro popolo. Nessuno dimentica la loro generosità, la loro giovialità, la loro umanità.
Il sacrificio richiesto per liberare l'Italia fu spaventoso. Eppure le nazioni libere non rifiutarono di affrontarlo. Scontri durissimi furono indispensabili per sfondare le difese naziste ed entrare vittoriosamente nella Capitale, il 6 giugno del 1944, e dall'Urbe risalire la Penisola fino a cacciarne le truppe naziste ed il regime fascista.
Come non dimentichiamo il risolutivo, nobile intervento militare che determinò la sconfitta del nazifascismo, così non scordiamo il forte sostegno che con altrettanta generosità gli Stati Uniti accordarono alla nostra fragile democrazia del dopoguerra. Dalla liberazione all'aiuto economico, dall'alleanza atlantica alla difesa del mondo libero nella guerra fredda, il legame italo-americano è sempre stato forte e vitale.
I rapporti fra Italia e Stati Uniti sono politici, militari, economici, culturali.
Sono rapporti saldissimi perché basati più sulla comunanza di valori che sulla convergenza di interessi. I fondamenti del mondo civile sono patrimonio comune dei nostri due popoli: libertà individuale, democrazia politica, economia di mercato, Stato di diritto, umanesimo morale.
L'alleanza fra Italia e Stati Uniti, nata nel secondo dopoguerra, è il frutto di relazioni antiche, di comunanze storiche, di sentimenti di fratellanza.
Le gesta dei caduti qui sepolti richiamano alla nostra mente le immortali parole pronunziate da Patrick Henry il 23 marzo del 1775: "Is life so dear, or peace so sweet, as to be purchased at the price of chains and slavery? Forbid it, Almighty God! I know not what course others may take, but as for me, give me liberty or give me death!" Essi andarono incontro alla morte per la nostra libertà.
Il nostro debito di gratitudine è imperituro.

Viva gli Stati Uniti d'America! Viva l'Italia!

Antonio Martino

domenica, 08 maggio 2005

 

Figli in provetta ma in segreto per i "clandestini" del Gemelli
Nell´ospedale che curò Woytjla, il non voto è legge

Ai tempi di divorzio e aborto, ci fu dibattito. Oggi vince la disciplina. Eppure anche qui c´è chi è diventato genitore solo grazie alla scienza
Bernabei, primario di geriatria: "C´è di mezzo la vita, la Chiesa non può tacere". Un medico mostra una foto: "È il mio bambino, nato da un embrione congelato"
CONCITA DE GREGORIO su Repubblica di oggi

ROMA - Al bar ci saranno trecento persone: medici coi camici sbottonati pazienti in ciabatte ausiliarie al cambio turno e infermieri che si offrono il caffè, parenti stanchi e venuti da fuori, padri e mogli con le borse che pesano, troppo coperti per il caldo che fa. Sembra un molo alla partenza della nave, l´imbarco di un traghetto. «In un certo senso è così. E´ un imbarco, questo: l´inizio di un viaggio per chi entra. Benvenuta. Da dove cominciamo?». Dall´appartamento del Papa, se non le dispiace. Il giovane medico sorride: vogliono tutti vedere quello, certo. Andiamo. Al policlinico Gemelli un tempo per arrivarci dal centro di Roma ci voleva un´ora e forse più, ora no. C´è il tunnel nuovo, quasi tre chilometri di tunnel dietro la Farnesina: galleria Giovanni XXIII, si chiama, lo stesso papa che venne qui sulle colline a inaugurare l´attività accademica romana dell´Università cattolica del Sacro Cuore il 5 novembre del ‘61. Lo accompagnava, quel giorno, il cardinale Montini, sarebbe diventato Paolo VI.
Di papi e di cardinali è gonfia la storia di queste stanze. «L´ospedale del Vaticano», nel linguaggio spiccio della gente. Poi non è proprio così, non è del Vaticano: non come il Bambin Gesù, che gode di extraterritorialità, i dipendenti sono lavoratori italiani all´estero e anche di tasse ne pagano di meno. No, il Gemelli è a tutti gli effetti un ospedale «di servizio pubblico, al servizio del territorio», spiegano. Una clinica universitaria, però cattolica. Un posto dove per entrare da studente devi avere una lettera di presentazione di un parroco (una volta di un vescovo), esibire il certificato di battesimo. Dove per prendere servizio dopo aver vinto il concorso devi passare dal colloquio col prete: se convivi devi avere intenzione di sposarti al più presto, se sei separato non è una buona cosa, all´aborto devi essere contrario. Qui non si praticano interruzioni di gravidanza, ovviamente: i medici sono tutti obiettori. Qui le parole del cardinale Ruini con l´invito ad astenersi al referendum sulla procreazione assistita sono state per qualche giorno affisse in bacheca. E´ l´ospedale del Papa, di tutti i papi. Giovanni Paolo II ci ha passato le ultime settimane prima di rientrare in Vaticano, «ecco vede le troupe delle televisioni erano tutte sotto quegli alberi laggiù». Fuori dalla porta a vetri dell´appartamento, al decimo piano, è ancora attaccato un disegno di bambino: un cuore col la scritta Giovanni Paolo, love. I bambini dell´oncologia pediatrica sono qui accanto, venivano spesso a fargli visita. Qui, ufficialmente, tra i medici i ricercatori gli uomini di scienza che studiano i difetti della fertilità non ce ne sarà nessuno che andrà a votare sì al referendum. Ufficialmente, perché poi la vita vera - come stiamo per sentire - scorre in canali se necessario silenziosi. E però tutti si ricordano ancora le tensioni degli anni Settanta le discussioni sull´aborto, una caposala che è qui da trent´anni persino lo rimpiange, quel clima: «Era molto difficile affrontare il muro di gomma ma almeno si discuteva, gli studenti si riunivano in assemblea, qualche professore ti stava a sentire. Adesso è finito, ora tutti pensano solo ad andare avanti, e basta».
Un celebre psichiatra, il professor Gandiglio, fu messo in quegli anni nelle condizioni di lasciare l´ospedale: «Aveva convinzioni irregolari», è la spiegazione. Bastava poco. Divorziare, convivere ed avere un figlio fuori dal matrimonio. Non si parli di prendere posizione politica, militare a sinistra, essere favorevoli all´aborto terapeutico. Erano motivi di licenziamento per giusta causa.
D´altra parte, dice il professor Roberto Bernabei, primario geriatra e responsabile di un dipartimento divenuto sotto la sua direzione tra i più prestigiosi del policlinico, «questo non si chiama Istituto Tre Ponti, è l´Università cattolica del Sacro Cuore e ci deve essere una coerenza in chi lavora qui». Bernabei è uno dei figli di Ettore, storico presidente della Rai, ed è padre adottivo. Fa parte del Consiglio superiore di Sanità. Al referendum voterà per il mantenimento della legge 40, dice, o non andrà a votare. «Un gruppo di persone molto rispettabile ha studiato per arrivare ad una legge che è la migliore possibile. Il progresso della scienza non può non essere guidato da una considerazione sull´uomo, e la Chiesa non può tacere su una legge che ha a che fare con le radici della vita: deve dire la sua con tranquilla fermezza». E che margini di libertà di coscienza ha, un medico cattolico? «Il magistero ha senso perché un cattolico ha il dovere di ascoltarlo. Sono le basi della convivenza di una comunità, queste». Il dovere di ascoltare. Salvatore Mancuso, primario di ginecologia («tutela della salute della donna e della vita nascente», si dice qui) certamente non andrà a votare: «La procreazione non è materia che può essere affrontata con un referendum: l´embrione è un essere umano e non un grumo di cellule, merita il rispetto dovuto a una persona».
Ecco. Questo sarebbe il momento di dare un nome al giovane medico che ci accompagna nella visita e raccontare la sua storia che poi non è affatto una storia isolata: è la storia di molti, qui dentro. «Sono andato a mettere la mia firma perché questo referendum si facesse», dice, «e andrò a votare perché la legge 40 in quelle parti controverse sia abrogata. Però non credo di poter dare pubblicità a questo mio comportamento, mi costerebbe troppo». Forse non il licenziamento, ma chissà. In verità ormai da anni molti dei medici che lavorano al Gemelli vivono in «situazioni irregolari». Separati, divorziati, padri o madri di figli nati fuori dal matrimonio. Solo: non ne parlano. Qualcuno lo sa, anche molti. Però non si dice. Anni fa una cardiologa si è dovuta sposare per prendere servizio, è stato - a memoria - l´ultimo caso a cui si sia data pubblicità. Adesso tutto quel che di «irregolare» corre, corre sotto.
La visita dell´ospedale è finita. La scuola elementare il parrucchiere i centri di ricerca le aule. Siamo alla scrivania del medico, ora, nel suo studio. «Le faccio vedere una cosa». Una foto. «Questo è mio figlio. Con la nuova legge non potrebbe nascere. Mia moglie ed io lo abbiamo avuto da un embrione congelato». Un bambino che ride. «Abbiamo avuto molta fortuna, davvero. Dieci anni di tentativi, di indagini. Siamo andati in un centro privato, alla fine. La procedura la conosce: stimolazione ormonale, prelievo, fecondazione. Quattordici embrioni. Tre le sono stati impiantati subito: "freschi", come si dice. Non hanno attecchito, quel mese. Dei nove congelati solo due avevano le caratteristiche per procedere a un nuovo tentativo. Uno non ha resistito, l´altro sì: l´ultimo. Non abbiamo fatto nessun tipo di analisi, né amniocentesi né altro. L´avremmo tenuto in ogni caso. Ci dicevamo: ma ti pare che il Signore ci ha fatto passare tutto questo, poi ci ha dato su quattordici quest´ultima possibilità di vita e non è una vita sana? Ti pare che noi la possiamo discutere?». Ecco, è andata così con questo bambino. «Questa legge è tecnicamente sbagliata. Io sono d´accordo col fatto che l´embrione debba avere dei diritti, e che si debbano regolare. Abbiamo visto embrioni venduti, subaffittati, ceduti tre al prezzo di due. Abbiamo anche visto di peggio, mettere a punto la cura dell´Aids coi seimila bambini venduti da Ceausescu alla scienza. Bambini messi al mondo per donare organi. Certo che c´è bisogno di una regola, ma questa legge è sbagliata: restringe il campo delle possibilità in un modo inutile, e doloroso per chi lo subisce. Vedo le coppie che hanno tribolato con noi partono per Innsbruk e per Barcellona, adesso. Non mi pare un grande progresso».
Racconta di certe discussioni anche qui in ospedale. «Non siamo mica pochi ad aver avuto i figli così, tra i miei colleghi. I problemi di fertilità tra i medici sono molto diffusi. Saranno le radiazioni, chissà». C´è la grande questione di cosa fare adesso degli embrioni già congelati. «Ho un collega, anche lui lavora qui al Gemelli, che ha avuto a distanza di anni due figli concepiti lo stesso giorno: il primo è nato subito, il secondo qualche tempo dopo. Gli restano altri embrioni, sono lì. Se anche volesse un altro figlio ora non potrebbe averlo». Sono in frigo, i bambini cancellati dalla legge. Per averli indietro, oggi, bisognerebbe rubarli dal congelatore, caricarli su un aereo, portarli via da qui.