èItalia for USA: Columbus Day
Il quarto numero di èItalia for USA, inserto riservato ai nostri connazionali in America del bimestrale èItalia, è dedicato al Columbus Day.
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Qui per leggere la mia intervista a Laurence Auriana, Chairman del Board of Governors della Columbus Citizens Foundation
Intervista all'Ambasciatore Kovacs
E' in edicola il numero di ottobre di Romacapitale che contiene, tra l'altro, la mia intervista all'Ambasciatore ungherese Kovacs.
Qui sotto l'intervista; a novembre intervista all'Ambasciatore turco Ziyal.
L’Ambasciatore István Kovács rappresenta il Suo Paese qui in Italia dal 1 marzo del 2003, dopo che già dal 1988 al 1993 aveva ricoperto l’incarico di Primo Consigliere di Ambasciata a Roma. Sposato, padre di quattro figli, Sua Eccellenza Kovács è decisamente e a tutti gli effetti un figlio del 1956: lo scorso agosto ha compiuto infatti 50 anni, essendo nato sulle sponde del “Bel Danubio blu” protagonista del valzer di Johann Strauss, nella Budapest in fermento che aveva da poco recepito il rapporto shock sullo stalinismo e si apprestava alla rivolta del 23 ottobre. Laureato in lettere presso l’Università del Maryland, negli Stati Uniti, l’Ambasciatore Kovács si è occupato, nella sua carriera diplomatica incredibilmente nutrita per la sua età, di diverse aree del mondo: dall’Africa al Medio Oriente (ha servito il Suo Paese anche a Baghdad), dall’Europa agli USA (è stato Console Generale a New York dal 1995 al 1999). Abbiamo di fronte un eccezionale interprete delle relazioni estere del Suo Paese, che parla 4 lingue oltre la sua ed è stato insignito nel 1995 della Croce di Cavaliere di Malta.
Ambasciatore Kovács, le celebrazioni che proprio in questo mese ricordano gli straordinari giorni di 50 anni fa stanno mettendo a dura prova la Sua agenda, e dunque la ringraziamo per l’opportunità che ci ha concesso. L’anniversario del movimento di patrioti ungheresi che lottò con coraggio contro la dittatura che opprimeva il Vostro Paese, dando prova a tutto il mondo della vitalità della resistenza magiara, scalda i cuori di noi democratici occidentali di oggi forse più di quanto non fece allora. Le chiediamo di aiutarci a capire come il Suo Paese ricorda la rivoluzione e la lotta di liberazione dell’ottobre del 1956.
Prima di tutto noi ungheresi, ed io come Ambasciatore che rappresento il Paese qui, vogliamo dire: grazie. Grazie per la solidarietà che nel ’56 ma anche in seguito l’Italia ha sempre dimostrato agli ungheresi. Grazie per tutto quello che l’Italia ha fatto per i molti profughi ungheresi che sono transitati qui per poi andare altrove e per quei 4.500 che dal 1956 sono rimasti. Molti di loro hanno ricevuto la possibilità di lavorare, di studiare anche mediante borse di studio fornite dalle Università di varie parti di Italia. Loro sono ungheresi ed italiani allo stesso tempo, ed in questi 50 anni hanno sempre aiutato a mantenere solidissimi i rapporti - che esistono da più di 1000 anni - fra i nostri Paesi. I fatti del 1956 sono molto importanti ancora oggi perché non hanno solo significato la voglia di vera democrazia in Ungheria ma hanno anche costituito l’inizio simbolico della democratizzazione dell’area dell’Europa dell’est. Se la rivoluzione del 1956 non ha avuto immediato successo in quel momento, ciò che è avvenuto e la lezione che ne è scaturita ha senza dubbio contribuito a far sì che nel 1989 i rivoluzionari cambiamenti che hanno portato la libertà in quell’area siano avvenuti senza spargimenti di sangue. Il messaggio di unire insieme con impegno i nostri popoli per far vivere democrazia, pace e libertà senza darle per scontato è fortemente presente nei fatti del 1956, e oggi siamo fortunati perché siamo ancora in grado di ascoltarlo e farlo ascoltare ai nostri figli dalle voci di coloro che sono sopravvissuti.
L’Ungheria è uno dei Paesi che nel 2004 sono entrati nell’Unione Europea, anche grazie al referendum tenuto nell’aprile del 2003 mediante il quale l’84 % dei cittadini ungheresi che andarono a votare approvò questa decisione. D’altronde, uno dei pochi punti che accomunano maggioranza ed opposizione nel Parlamento di Budapest sembra essere l’impegno europeo ed Atlantico (l’Ungheria fa parte della NATO dal 1999). Cosa rappresentano per il Suo popolo le prospettive e le problematiche dell’ingresso in questa grande e controversa comunità?
Sono stati due passaggi molto importanti per noi, che ci hanno confermato la ritrovata ufficiale appartenenza ad una comunanza di valori che già esisteva prima della parentesi del socialismo reale. L’entrata nell’UE, in particolare, ha significato per noi un’opportunità, ma non una soluzione: nel senso che l’Ungheria ha vissuto il processo di avvicinamento e poi di ingresso nei 25 come un percorso rivolto verso un futuro ricco di prospettive comuni e non come un contributo teso a risolvere i problemi provenienti dal passato. Noi ungheresi crediamo nella grande opportunità data dalla politica comune europea, nell’ambito economico ma anche in chiave di politica estera.
Le elezioni politiche tenute nell’aprile di quest’anno hanno riconfermato il Primo Ministro uscente Ferenc Gyurcsány, leader di una coalizione di centrosinistra, alla guida del governo ungherese. Con i suoi 45 anni il Primo Ministro è uno dei più giovani leader dei 25 Paesi UE. Il Presidente del Parlamento ungherese è dal 2002 una dinamica e giovane donna, Katalin Szili, come pure per il Ministero degli Affari Esteri, retto da Kinga Göncz. Allora è vero che i “nuovi Paesi” dell’Unione Europea hanno portato una corrente di vivace innovazione nella politica dei loro cugini che da più tempo si riuniscono a Bruxelles?
Forse i nuovi componenti dell’Unione Europea possono portare una “vivace impazienza” nel fare qualcosa per avvicinare l’Europa a tutti i cittadini europei. Nel mondo di oggi è più semplice coinvolgere i cittadini nella condivisione di molte istanze che riguardano il nostro continente, e dobbiamo fare in modo che gli europei sentano più vicine le Istituzioni, naturalmente senza dimenticare che la responsabilità dell’esercizio della leadership rimane sulle spalle di coloro che ricevono democraticamente la fiducia degli elettori. E’ possibile che questa nostra dinamicità derivi anche dal fatto che solo da poco tempo abbiamo tutte le possibilità per darci da fare e dimostrare il nostro contributo nell’ambito dell’Unione.
Budapest nasce ufficialmente nel 1873 con l’unione delle città Buda e Óbuda situate sulla sponda occidentale del Danubio con la città Pest, situata sulla sponda orientale. Oggi conta 1,7 milioni di abitanti, ed è un distretto a sé stante diviso in 23 circoscrizioni che gode di propria autonomia. La Capitale ungherese è ogni anno mèta di moltissimi turisti che onorano l’arte, la storia e la cultura che ne fanno una delle più interessanti città europee, dove dal 1896 è attiva (e funziona molto bene) la più antica metropolitana dell’Europa continentale. Nel 2002 Roma ha ospitato l’Hungarofest, una manifestazione che celebra, ogni anno in una diversa città europea, la cultura ungherese nelle sue molteplici e prestigiose testimonianze. Quali sono i rapporti tra Roma e Budapest? A Lei che è nato a Budapest ed oggi vive a Roma, quali sembrano essere le principali differenze e quali le similitudini tra le nostre due Capitali?
Roma è una città magnifica e quando nel 2003 sono tornato qui l’ho trovata cambiata e migliorata rispetto alla fine degli anni ’80. Cultura, vitalità ed una grande tradizione di accoglienza rappresentano le prime similitudini che trovo tra le due città: ma devo dire che anche il traffico, l’inquinamento ed il rumore esistono purtroppo sia a Roma che a Budapest. Tutto sommato non vedo eccezionali differenze con Budapest, tenendo comunque presente che ogni Capitale ha una sua storia che la rende unica. Questo mese, tra l’altro, in occasione del cinquantesimo anniversario dei fatti del 1956 avrò l’onore di deporre insieme al Sindaco Veltroni una corona di fiori ai piedi della targa affissa a Roma in Via dei Cestari, sulle mura del collegio dove furono ospitati molti profughi ungheresi del 1956.
Come è composta e quanto è numerosa la comunità ungherese a Roma?
Abbiamo pochi concittadini qui a Roma, credo non più di due o trecento. D’altronde negli ultimi due anni solamente 2.700 ungheresi hanno richiesto un permesso di soggiorno, e molti di essi risiedono nelle regioni del Nord. Inoltre l’apertura delle frontiere ha reso più semplice la circolazione delle persone senza che esse abbiano l’obbligo di stabilire un contatto con le proprie Ambasciate europee, per cui oggi il controllo dei flussi è meno essenziale di un tempo.
Per concludere, qual è lo stato delle relazioni politiche, culturali e commerciali tra i nostri due Paesi?
C’è una eccellente solidarietà e simpatia tra i nostri popoli. Cultura e storia ci accomunano da secoli, e danno una base molto forte di vicinanza reciproca. In occasione di questo anniversario l’Ambasciata sta ricevendo molti attestati di amicizia e partecipato ricordo da semplici cittadini, associazioni e istituzioni locali di tutta Italia dove vengono intitolate piazze o celebrate commemorazioni. Dal punto di vista commerciale le relazioni sono molto buone: l’interscambio commerciale è di 2,3 miliardi di euro l’anno e le percentuali di import ed export si equivalgono. Gli ungheresi amano molto il Made in Italy, e per l’Italia esistono ottime possibilità d’investimento in Ungheria. Anche dal punto di vista del turismo c’è un significativo scambio: sono circa mezzo milione gli ungheresi che ogni anno visitano l’Italia, mentre gli italiani che annualmente si recano in Ungheria per turismo sono circa 700.000. Per quanto riguarda i rapporti politici, essi sono ottimi e tali rimangono a prescindere dal colore politico dei governi in carica nei due Paesi. A questo proposito è importante ricordare la recente visita che ha visto protagonista il Presidente Napolitano a Budapest, e l’imminente viaggi che porterà a Roma ed in Vaticano il nostro Presidente della Repubblica Sólyom.
Siamo davvero riconoscenti a Sua Eccellenza l’Ambasciatore Kovács per la Sua grande disponibilità e la Sua cordialità, doti non comuni in una personalità di così rilevante esperienza ed importanza. Sentiamo di dover ringraziare e ricordare, attraverso la Sua persona, i Suoi connazionali che 50 anni fa diedero vita ad un movimento che da allora non ha mai cessato di rappresentare per tutti noi un insostituibile insegnamento circa il valore e l’importanza della libertà.