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domenica, 23 marzo 2003

 

L'ideatore e gestore di I love America mi ha invitato a contribuire al suo blog con un mio post. Io sono orgoglioso e grato a lui per avermi dato questa possibilità, ma non posseggo la capacità che ha lui di ricerca e linkaggio, che gli ammiro sinceramente. Ho pensato dunque di scrivere una cosa mia, che non pretende di dire novità, ma le mie certezze : a chi può interessare, la trovate sia lì che qui, perchè qui c'è anche la possibilità di commentare. Grazie e un abbraccio a chi cura I love America da chi come me ama l'America.

Why I love America ?

Perché amo l’America ? E’ inevitabile che in questi tempi una domanda del genere sia più attuale che mai. Leggendo, studiando, ascoltando chi è o era nato prima di me, mi ero fatto un’idea di cosa fossero gli Stati Uniti, chi fossero gli americani, e perché fossero odiati o amati. Mi ero fatto un’opinione delle idee degli altri, perché io non c’ero mai stato, fino al Natale di quest’anno. E da quel giorno la mia vita è cambiata. In meglio, naturalmente.

I primi ricordi di cosa fosse l’America risalgono a mio padre, che durante la guerra si rifiutò di stare con la repubblica di Salò e si arruolò con le truppe americane. Mio padre viveva in un piccolo paesino dell’appennino tosco emiliano, e nel 1943 aveva 21 anni. Era rimasto orfano di padre tre anni prima, con una mamma e tre sorelle che confidavano su di lui per mandare avanti la baracca nell’Italia un po’ fascista, un po’ antifascista e un po’ opportunista di quel tempo. Conservo ancora l’attestato di valore e la medaglia che gli americani gli conferirono per aver combattuto con loro, ricordo le parole con cui mi raccontava come questi ragazzi suoi coetanei fossero arrivati fin quaggiù per aiutarci a liberarci dal fascismo, sono ancora in contatto con uno dei suoi commilitoni e la vedova di un altro di loro, e ne vado fiero. Poi, col tempo, ho letto e ascoltato tanto sul piano marshall, il maccartismo, la crisi di cuba, i missili cruise e pershing, la guerra fredda, il vietnam, l’afghanistan, il watergate, ronald reagan, la guerra nel golfo, clinton e la lewinsky, il voto in florida, l’undici settembre, bin laden. E molto altro, perché gli Stati Uniti sono sempre stati al centro del mondo, del mio mondo, da quando sono nato. Come tutti i soggetti al centro dell’attenzione, ho letto e ascoltato insulti, invenzioni ridicole, serie critiche, posizioni equidistanti, sinceri ammiratori, convinti filoamericani, persone per cui tutto ciò che è americano è eccezionale. Ricordando le parole di mio padre, ho sempre approcciato a questa questione con una favorevole predisposizione. Crescendo, le mie convinzioni si sono radicate.

Perché amo l’America ? Perché quella che i critici chiamano ingenuità, parlando da un pulpito che francamente mi sembra molto ma molto più ingenuo, a me sembra anche fiducia nel proprio paese, nel sogno americano, nello spirito di comunità di un popolo che più variegato non potrebbe essere, e che trova il fattore di coesione nel fatto che tutti, da qualche parte del mondo, sono finiti lì dove oggi c’è democrazia e voglia di fare più che altrove. Perché la cultura del fare, del lavorare per guadagnare e per dare ai nostri figli un mondo migliore, del servizio al pubblico prima del servizio a chi ci lavora io me lo sogno da quando sono nato, qui in Europa : chi non è d’accordo è libero di farlo, e di crogiolarsi nella decadenza della vecchia Europa. Perché tutto ciò che è futuro, tecnologie, possibilità di informazione allargata … viene sempre e solo da lì, e poi ne usufruiamo tutti. E quando cade uno shuttle non c’è un cane qui in Europa che abbia il coraggio di dire che soldi spesi, vite perse, investimenti passati presenti e futuri sono sostenuti dagli Stati Uniti ma i benefici ce li becchiamo tutti noi, senza un grazie. Perché non c’è paese più criticato al mondo che accetta di buon grado critiche da dentro e da fuori : con l’orgoglio di pensare di essere i migliori, ma chi non lo pensa ? Perché New York è la città più bella del mondo, dove respiri ampiezza mentale, rispetto per il prossimo e opportunità di conoscere tutto, ed è per questo che hanno colpito le torri. Perché gli Stati Uniti sbagliano, perseverano, corrompono, aiutano i cattivi, fanno i loro interessi : tutto sotto gli occhi di tutti, mentre nel mondo queste cose le fanno tutti ma in pochi fanno le pulci ad altri che non siano gli Stati Uniti. E’ la natura umana, ma gli antiamericani preferiscono fare le anime belle. Perché quando sento il loro inno rabbrividisco, quando li vedo orgogliosi del loro essere americani li invidio, quando educano i loro bambini a rispettare la loro bandiera li ammiro. Perché non sopporto l’ipocrisia, e ieri come oggi non c’è niente di più ipocrita dell’antiamericanismo travestito da pacifismo a senso unico e part-time.

Perché fanno le guerre. Si, perché fanno le guerre. Certo, si spera tutti che non ci sia bisogno di farle, le guerre. Ma se nel mondo accadono cose molto brutte, quando l’ONU ( voluta dagli USA ) interviene lo fa sempre con gli Stati Uniti, mai senza. E se l’ONU non interviene, a volte lo fanno gli Stati Uniti. A chi non piace, chiedo l’alternativa, e non mi si risponde mai. Non mi piacciono gli sceriffi, questo è chiaro. Ma li preferisco ai dittatori, agli ipocriti, a chi cinicamente preferisce loro i massacri, a chi fa finta che sia credibile e da blandire chi ammazza migliaia di persone innocenti nel silenzio di tutti tranne gli americani … a chi sfila per la pace sapendo che lo status quo già non è pace, e lo fa sulla pelle di coloro che oggi accolgono i cattivoni americani ringraziandoli e chiedendo perché ci hanno messo tanto tempo a liberarli.

Perché non c’è posto al mondo dove ad una cosa come l’undici settembre avrebbero reagito con pari dignità. Dignità. In Europa una cosa del genere avrebbe generato una caccia al musulmano mille volte più grave dei pochi episodi di rabbia registrati dopo l’attacco alle torri. E non mi si dica che la caccia al musulmano l’America l’ha fatta in Afghanistan, perché lì dall’intervento americano sta ricominciando la vita, se non volete vederlo il problema è vostro, ma con tutte le difficoltà del caso è così, come è così in Kuwait e in Kosovo, ed è stato così in Germania e in Italia.

Per tanti altri motivi, mille altri motivi, che mi piacerebbe arrivassero anche da altri.

Finisco da dove ho iniziato, consapevole di non aver detto nulla di nuovo. Perché in Italia sono sepolti ragazzi di vent’anni che hanno sacrificato le loro vite per salvare le nostre. Perché noi viviamo, sbagliamo, vinciamo, respiriamo, moriamo anche, anche, grazie a loro. E non è un mutuo che scade, non è una cambiale fastidiosa, non è un debito che riguarda un tempo lontano. Non è quella parte di eredità del passato che si può rifiutare manco fosse una cartella esattoriale del fisco, cari compaesani antiamericani accecati da uno stupido odio che vi rende ridicoli e che fra trent’anni vi farà fare una silenziosa autocritica, come vi è capitato con le porcherie in Europa dell’est che oggi rinnegate. E’ il vero significato di un popolo che con i suoi pregi ed i suoi difetti è il popolo al quale vorrei appartenere. Al quale non smetterò mai di essere grato. Col quale sarò critico quando serve, e ammirato quando è opportuno. Un popolo che amo, un paese che amo, più di quello al quale appartengo, dove serpeggia ingratitudine e strumentalizzazione ideologica, che non sento miei.

That’s why I love America.

Un post di Mixumb delle 11:38 · commenti (11)