Per Pannella la sinistra urla, ma poi non agisce
«La proclamazione è l'opposizione all'azione. Anzi, di più. La proclamazione è il modo per non compiere l'azione». Sceglie un difficile giochino di parole Marco Pannella per sintetizzare la freddezza con cui i partiti della sinistra (seppur con qualche distinguo, ma solo a titolo personale) hanno accolto il referendum sulla fecondazione assistita promosso dai Radicali insieme all'associazione Luca Coscioni. Perché la sinistra «che urla invece di lottare, non solo non è di aiuto, ma rappresenta addirittura un ostacolo per le campagne che stiamo portando avanti in difesa delle libertà individuali».
L'esplicito riferimento è alla indisponibilità dei partiti di centrosinistra (in questo caso sarebbe forse più corretto fare riferimento solo alla sinistra) ad impegnarsi subito per la raccolta delle firme sul referendum. Tutto rinviato alla fine della tornata elettorale (quindi dopo le europee, le amministrative e i relativi ballottaggi). «La richiesta di spostare i tempi a fine giugno di fatto mette a serio rischio la raccolta delle 600mila firme (100mila in più, per far fronte ad ogni evenienza) che devono essere presentate entro metà settembre, e con l'estate di mezzo. Ancora una volta le urla e le dichiarazioni dei leader di partito, che hanno giudicato liberticida la legge sulla fecondazione assistita, non si sono tradotte in fatti». E ancora: «Una sinistra sociale che si è dimostrata in grado di spostare centinaia di migliaia di persone sulle proprie iniziative, in questo caso non ne ha spostate neanche cento di persone».
A Pannella, che non ha mancato di sollevare anche il problema del black-out dei media sulle sue iniziative, non va giù. Secondo il leader storico dei Radicali non è proprio possibile al momento rilanciare nella politica del centrosinistra i temi strettamente connessi alla tutela e alla difesa delle libertà. Il bersaglio delle sue critiche sono soprattutto i Ds. Corsi e ricorsi storici, dice Pannella, ricordando la linea diffidente adottata nel 1974 dal Pci di Berlinguer nei confronti del referendum sul divorzio, invertita soltanto a poche settimane dal voto. «Solo che in quel caso si comportavano così per salvaguardare il compromesso storico. Oggi vogliono evitare imbarazzi a Rutelli».
Sono quindi operazioni di carattere elettorale (per non rispolverare l'aggettivo partitocratico) sul versante delle opposizioni a dare una sponda alla deriva liberticida della maggioranza di governo. La legge sulla fecondazione assistita rischia di essere solo la punta di un iceberg. Basti pensare al nuovo concetto di tortura mutuato dal dizionario leghista («Neanche una scarica elettrica di mezz'ora che uccide un individuo è considerata tortura», afferma Pannella ricordando la necessità che la stessa sia reiterata per essere considerata tale. Va detto che, dopo essersi espressa a favore dell'ormai celebre emendamento proposto dalla Lega, l'Aula di Montecitorio ha rinviato la proposta di legge in commissione Giustizia). O al decreto legislativo dello scorso febbraio che cancella Darwin e la teoria evoluzionistica dai programmi delle scuole medie (anche se il ministro dell'Istruzione sembra fare marcia indietro).
Il vulnus non è solo al governo. E' tutto il parlamento, secondo Pannella, ad essere responsabile. «Come si spiega altrimenti che durante il triennio 1976-1979 soltanto quattro deputati radicali riuscirono a bloccare leggi come quelle di Cossiga o la revisione del Trattato con il Vaticano mentre l'attuale opposizione, seppur in forte minoranza, non riesce a fare quadrato attorno a tematiche dell'importanza della fecondazione assistita?». Il vero problema è che «quando si parla di democrazia politica e libertà è vivo il retaggio di una tradizione politica che le ha sempre considerate tematiche borghesi».
Visto in un quadro più ampio, il j'accuse di Marco Pannella suona come un campanello d'allarme. Soprattutto in casa di chi da opposizione aspira a diventare forza di governo senza riuscire a trovare una coesione neanche sui provvedimenti che intaccano la libertà dell'uomo, prima che quella del cittadino (un problema che sembra essere solo della classe dirigente se è vero, come sostiene Pannella, che «il 98% degli elettori del centrosinistra è contro la legge sulla fecondazione assistita»).
Qui invece l'intervista, sempre di oggi, all'Unità
ROMA «Le pagine sull’Unità hanno prodotto un risultato. Mi pare di riconoscere i sintomi che già si produssero nel ‘74. Nelle ultime 24 ore dalla Lucania a Torino, dalla Romagna all’Umbria sono arrivati sostanziosi annunci di impegno. Mi auguro che a partire dal 1° maggio ci si butti in questa battaglia». Marco Pannella è fiducioso che anche grazie alla pubblicità che il comitato promotore del referendum sulla fecondazione assistita ha fatto sul nostro quotidiano si possano smuovere le acque intorno alla raccolta delle firme. «Saremo presenti dovunque il 1° maggio con i nostri banchetti. Il problema è non impedire alla stragrande maggioranza delle donne e degli uomini di questo paese di firmare. Se non gliene diamo l’opportunità è come se glielo impedissimo». E non tralascia di punzecchiare i Ds facendo paragoni con il Pci del 1974: «Quando la storia si ripete da drammatica diventa grottesca. Allora si trattava di salvare il disegno del compromesso storico (su questo altare si sacrificava il disegno liberale e laico) ed era comprensibile. Oggi c’è solo il rischio di un po’ di imbarazzo per Francesco Rutelli che fra l’altro se lo merita, perchè risparmiarglielo?».
Perché le pagine di pubblicità proprio sull’Unità?
«È stato un incontro di rischio in senso positivo. Rischio di impresa. L’amministrazione ci ha reso accessibile (ad un prezzo accessibile) la pubblicità. L’abbiamo fatta contemporaneamente anche su «Il Foglio». Ma sono target diversi. Io poi l’ho fatto con convinzione perché credo che possano incontrarsi gli elettorati e gli ideali. Ho cercato di informare gli elettori militanti. È un mio vecchio vizio. Ho sempre guardato con fiducia alla capacità laica e democratica dell’elettorato di sinistra. Nel ‘74 ci fu il miracolo dell’ultimo secondo...».
Lei sta accusando i Ds di comportarsi sulla procreazione assistita così come il Pci si comportò nel ‘74. Ma nel referendum sul divorzio il Pci si impegnò pancia a terra...
«Quarantaquattro giorni prima del voto. Nel ‘74 la scelta ufficiale per il sì venne dal Pci solo il 23 marzo e fino a otto giorni prima la linea scelta dal partito era ancora di tentare in ogni modo l’abrogazione della legge Fortuna con il progetto di legge Carettoni e con quello Bozzi. Devo dire che dal ‘70 al ‘74 la posizione maggioritaria della base del partito era con noi. Ricordo che Umberto Terracini e Fausto Gullo accettarono persino di far parte della presidenza della Lega Radicale per il divorzio e scese in campo anche Vittorio Vidali seguito da non pochi compagni delle federazioni...Ricordo la commozione di Gullo quando gli telefonai che il Pci aveva deciso di impegnarsi»
Piero Fassino ha ribadito oggi che la legge sulla procreazione è oscurantista e che i Ds si impegneranno in Parlamento per modificarla: se non ci riusciranno useranno il referendum come ultima ratio...
«O si convoca adesso il referendum raccogliendo le firme per depositarle a fine estate oppure si rinvia tutto al 2007. L’argomento che usa Fassino è quello che usarono i compagni del Pci sul divorzio. Ma parliamoci chiaro, oggi c’è una freddezza, per non dire un’assenza sulla fecondazione assistita. Anche se quasi tutto il centro sinistra parlamentare al momento dell’approvazione della legge è stato capace di un grande urlo, direi di stampo radicale. Ma i tempi stringono. L’accetta referendaria si può usare nel momento in cui è ancora vivo lo sdegno popolare. Il nostro progetto era quello di arrivare a depositare in Corte di Cassazione i quattro referendum studiati da parlamentari del centro sinistra e di centro destra, con Del Pennino. Però si sente dire che si può convergere sui tre o quattro referendum ma dopo le elezioni. Significa il 27 giugno, dopo i ballottaggi...».
A che punto state con la raccolta delle firme?
«In 8100 Comuni italiani vi sono i moduli a disposizione per la firma, i consigli e richiami di legge per le segreterie comunali. Abbiamo messo a punto un fai da te prezioso che può mettere in condizione i 200mila consiglieri comunali di raccogliere le firme la sera a casa propria. La scheda si può scaricare da Internet. In una settimana abbiamo raccolto 20mila firme. Dopodomani (domani ndr) pubblicheremo in una pagina pubblicitaria sull’Unità l’elenco dei parlamentari che hanno firmato finora. I sondaggi ci dicono che il 37% dell’elettorato di centro destra è determinato a votare per l’abrogazione della legge».


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