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giovedì, 27 maggio 2004

 

A Catania il giudice vieta l'esame del dna dell'ovulo. La sinistra pensa a un quarto quesito referendario.

da Radio Radicale

«Gli ovuli fecondati vanno impiantati; anche quelli a rischio di essere portatori di malattie genetiche». Queste alcune delle parole con cui è stata scritta dal tribunale di Catania la prima sentenza emessa nel nostro paese, dopo l'entrata in vigore della legge sulla fecondazione assistita. Respinta così l'istanza di una coppia di portatori sani di betatalassemia che chiedevano l'esame del Dna dell'ovulo prima dell'impianto, per evitare di concepire un figlio talassemico, la decisione di Catania è destinata a far discutere.

Emma Bonino in mattinata con una nota ha dichiarato che «con la sentenza di Catania i nodi della legge sulla fecondazione assistita sono rapidamente venuti al pettine. Anche alla prova dei fatti questa legge dimostra la sua crudele iniquità. Qui non si tratta di un'interpretazione forzata da parte di un giudice bigotto od integralista perché il giudice catanese ha semplicemente applicato il dettato della legge 40 che impedisce categoricamente qualsiasi diagnosi pre-impianto, in altre parole anche se l'embrione è malato deve essere impiantato nell'utero della donna. Con questo risultato: impedire ad una coppia portatrice sana di una malattia geneticamente trasmissibile di avere un figlio sano che, a sua volta, potrà procreare senza avere questo timore. Tutto questo accade per via di una legge più ideologica che pragmatica. Il fatto poi che il giudice abbia anche detto no alla richiesta da parte della coppia di poter ricorrere alla Corte Costituzionale la dice lunga sulla difficoltà di percorrere la strada dei ricorsi. Mi sembra che questa non sia una battaglia che si vincerà nei tribunali».

«Questa sentenza rappresenta ai miei occhi - prosegue Emma Bonino - un'ulteriore conferma sulla necessità di rompere ogni indugio e che la tanto vituperata "fuga in avanti" della proposta referendaria radicale rimanga l'unica, vera alternativa per abrogare una legge che si può solo definire barbara. Purtroppo, noto con rammarico che pure i partiti che si erano dichiarati in Parlamento contro la legge stanno effettivamente boicottando il referendum: basterebbe che i loro eletti locali, i consiglieri comunali e provinciali che sono oltre 100.000, raccogliessero le firme di amici e famigliari per avere nel giro di un week-end le 600.000 firme necessarie, firme che a mio avviso devono essere raccolte entro il 30 aprile anche per i quesiti abrogativi parziali».

«Dopo le elezioni europee costituiremo, centrosinistra e radicali insieme, un comitato unitario allargato per il referendum contro la legge sulla procreazione assistita». Lo ha annunciato stamani Katia Zanotti, dei Democratici di Sinistra membro della Commissione Affari sociali della Camera. «Con questo parlamento - spiega Zanotti è inutile presentare altre proposte di legge. L'unica cosa che si puo' fare è utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione per eliminare questa legge ideologica, di cui la sentenza di Catania è la naturale conseguenza. Dunque continuare con i ricorsi e la battaglia referendaria». Un referendum che, secondo Katia Zanotti, dovrà essere incentrato sui quesiti di merito piuttosto che sulla totale abrogazione. «Oltre ai 3 quesiti sulla fecondazione eterologa, la revoca del consenso della donna e la libertà di ricerca - aggiunge Maura Cossutta dei Comunisti Italiani - ne vogliamo inserire un quarto, che preveda l'abrogazione del diritto del concepito cosi' come previsto dall'articolo 1 di questa legge, che non coinvolge una minoranza di mamme capricciose ma milioni di persone». Entro giugno, subito dopo le elezioni europee, «partiremo in grande - conclude Zanotti - per il lancio di una campagna referendaria che veda allo stesso tavolo opposizione e radicali».

Miriam Mafai dalle pagine di Repubblica oggi sottolinea in un commento la gravità della decisione della sulla coppia di Catania. Una legge secondo Miriam Mafai che «cancella ogni velo di ipocrisia che finora circondava la legge, l´affermazione di alcuni parlamentari che offrivano a chi protestava contro la legge la furbesca via d´uscita della sua impraticabilità. No, la legge è applicabile. E´ già applicata». Anche Chiara Moroni, capogruppo del Nuovo Psi alla Camera, che in Parlamento si è battuta contro la legge sulla fecondazione assistita ha commentato la sentenza pronunciata a Catania. La quale «dimostra quanto le nostre denunce e la nostra battaglia contro questa legge sulla fecondazione assistita fossero giuste e motivate. Altro che legge inapplicabile, si applica eccome: contro la dignità ed il corpo delle donne, contro il desiderio delle coppie ad avere un figlio sano, contro il diritto alla tutela della salute».

Nel pomeriggio anche il segretario dei Democratici di Sinistra Piero Fassino ha fatto conoscere il suo commento. «Il caso di Catania è clamoroso e dimostra quanto la legge votata dal Parlamento sia ingiusta, oscurantista e offensiva per le donne e per tutti i cittadini», mentre Barbara Pollastrini, responsabile femminile dei Ds, rispondendo ad una domanda dei cronisti sulla possibilità di aderire al referendum dei radicali contro la legge, ha affermato che l'ipotesi del referendum non è stata «mai scartata» ma si tratta di «una battaglia che vogliamo sostenere per vincerla e l'imperativo è allargare il più possibile lo schieramento che, con la sua scelta solitaria, il partito radicale ha ristretto». Per la responsabile femminile della Quercia un «referendum abrogativo totale» avrebbe «minori possibilità di successo» e, quindi, sono preferibili «quesiti mirati» sulle parti peggiori della legge.(m.l.)

Un post di Mixumb delle 10:31 politica, copio & incollo · commenti (3)