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lunedì, 28 giugno 2004

 

La storia va avanti, e c'è chi non lo accetta

Oggi gli "imperialisti americani" lasciano il potere in Iraq al nuovo governo locale. Dopo più di 30 anni la popolazione di quel disgraziato paese sarà governata da loro conterranei non autoritari, rappresentativi di ognuno di loro, che porteranno quella terra alle elezioni di inizio 2005. A chi non ha sviluppato (e si cura con amore da qualche decennio) enormi fette di prosciutto sugli occhi non può sfuggire come tutto ciò sia storico. La natura umana di alcuni, invece, è tale per cui pur di perdersi l'ennesimo passaggio della storia, riescono a dare un penoso spettacolo di essi e della loro percezione della realtà. Non hanno timore nè vergogna a bollare come errori e fallimenti il fatto di aver liberato 50 milioni di persona dlle loro dittature: e lo si dice in nome della sinistra solidale. Se alcuni di questi figuri riescono a parlare di Saddam e del suo spietato regime solo con riferimento a quando gli USA ci intrattenevano ancora relazioni diplomatiche, in piena guerra fredda e con l'obiettivo di opporsi all'Iran di Khomeini, altri dipingono l'Iraq del rais come una specie di pacifico paradiso pieno di uccellini che cantavano, dimenticando senza un minimo di vergogna i milioni di morti, le fosse comuni, gli interi villaggi gasati e persino le violazioni al diritto internazionale - loro nuova icona da strumentalizzare e ribaltare. Altri campioni della menzogna descrivono come corrotto e fantoccio il governo che oggi prende potere in Iraq, accusandone il capo di aver avuto contatti con la CIA: sono gli stessi campioni che rispondevano, quando richiesti di un'alternativa alla rimozione con la forza del dittatore, che bisognava usare l'intelligence, e appoggiare i movimenti interni contrari a Saddam. Altri ancora, avendo deciso di contraddistinguere la loro esistenza con l'antiamericanismo di quando ancora gli tirava l'uccello, non esitano ad accusare l'amministrazione Bush di qualsiasi nefandezza si possa immaginare sulla faccia della terra: e se Bush dice di riferirsi a Reagan, ecco che quelli, che quando sentono parlare di Reagan ricordano la sonora lezione che egli diede ai loro idoli di oltre cortina, violentano la verità fanfaronando di ciclo economico reaganiano perdente, quando tutti gli indicatori macrieconomici indicano come miracolosa l'era delle reaganomics (rimettete il pannolone a Scalfari, e che qualcuno che gli vuole bene gli eviti i colpi di sole). Ieri come oggi, questi buffoni dimostrano come siano professionisti nell'arte del rovesciare la verità, del prendersela con la più grande democrazia del mondo, che invidiano e insultano, continuando imperterriti a prendere batoste dalla storia senza volerlo ammettere. Il più particolare di questi ha avuto qualche giorno fa la brillante idea di comparare i dati economici di oggi con quelli dell'era Clinton, per ottenere il risultato (tutto suo, solo suo) che questa amministrazione è stata catastrofica. Secondo voi ha minimanente accennato al fatto che nel mezzo c'è stato il più grande schock che l'economia abbia mai sofferto dal 1929 ad oggi ? Macchè, niente, acqua fresca. Gli USA di Bush crescono a ritmi vertiginosi, nonostante l'11 settembre. Si recuperano posti di lavoro, nascono nuove industrie, l'economia tira e l'America non ha mai perso il suo ruolo di locomotiva dell'economia mondiale. Eppure per certa gente l'attentato alle torri gemelle equivale allo starnuto di un lama, e nell'analisi dei dati economici non va minimamente preso in considerazione. E' lo stesso codardo che se la prende con Nessuno Tocchi Caino perchè non mette sullo stesso piano le 65 condanne a morte eseguite in America nel 2003 (65 di troppo, secondo il sottoscritto che adora gli USA: 65 di troppo) con le 5000 e passa eseguite in Cina, o che passa volentieri sopra scenari di umiliazioni e torture e campi di concentramento e genocidio esistenti nel mondo per concentrare la sua erezione su Guantanamo e Abu Ghraib, senza proferire parola indignata su altro. In Corea ci sono campi di detenzione che portano i nomi di quelli nazisti, un Birkenau di qua, un Auschwiz di là: ma è più logico impegnarsi contro quattro stronzetti con la divisa americana che quando scoperti vengono fermati, processati, puniti e radiati. va più di moda, una moda che continua da decenni, portata dall'invidia e dalla malafede, ma soprattutto dalla coscienza di essere vuoti e sporchi, oltre che rossi, dentro.

Oggi è un giorno storico. Saddam è in carcere, in Iraq, e verrà giudicato dai sopravvissuti ai suoi 30 anni e passa di regime sanguinario. L'Iraq si sta rialzando, e imparerà (anche dalla NATO) sempre con maggiore costanza come difendersi dai nostalgici del tiranno. Noi, qui in Europa, i nostalgici di questo come di altri regimi sanguinari e dittatoriali ce li dobbiamo sorbire quotidianamente, dall'alto dello scranno di antropologicamente superiori in cui si sono appollaiati nel tentativo di sfuggire alla realtà, alla storia, alla vita che passa e va, e li vede rimanere drammaticamente, ancora una volta, al palo. Verrà il giorno, e non è lontano, in cui altre popolazioni, come oggi capita agli europei dell'est, sapranno ringraziare e apprezzare chi li ha liberati da una dittatura. Quel giorno i comunisti antiamericani di ieri e di oggi borbotteranno qualche altra stupidaggine, consci di aver preferito l'odio al rispetto, l'inazione all'impegno, il tartufismo alla solidarietà. E se dovesse essere rimasta loro una briciola di dignità, cosa di cui dubito fortemente, ci si impiccheranno, con quella scolorita, malconcia e stuprata bandiera della pace.

Un post di Mixumb delle 11:02 politica, i love america · commenti (6)