Noi non diremmo di andare al mare
Il costituzionalista Michele Ainis ha ieri dimostrato, codici alla mano, come esistano due leggi che assolutamente vietano a personaggi che ricoprono incarichi pubblici e a ministri di culto la propaganda astensionista nei confronti di un referendum.
Qualche considerazione, da parte mia.
1) Tutti quelli che sostenevano la legittimità dell'astensione, non nel senso della posizione tenuta e veicolata dal singolo cittadino (quella rimane legittimissima) ma - appunto - da personalità istituzionali e ministri di culto, dovrebbe ammettere l'ignoranza. Io la ammetto, non conoscevo le leggi, ma la notizia parla di due leggi, non di due opinioni. E le leggi contengono quel verbo che agli astensionisti regala tanti piccoli brividi di piacere: "vietare".
2) Ciò che emerge è, anche, lo spirito dei legislatori, che è palesemente violentato dalla furbetteria della somma tra ignavi astensionisti seriali e astensionisti millitanti. Questo lo capiva anche da prima chiunque fosse dotato, al di là delle sue idee politiche e della sua fede, di onestà intellettuale, e fosse in pace con sè stesso tanto da usarla: io per esempio conosco un paio di amici che ne hanno, eccome se ne hanno, ma su questo sembra la stiano dimenticando. E fa male constatarlo, perchè invece io li stimo.
3) Fermo restando che per me andrebbe abolita, sappiamo tutti che in Italia esiste l'obbligatorietà dell'azione penale. La si applichi, la miseriaccia, la si applichi. L'estensione di quella norma ai ministri di culto non mi fa auspicare certo che vadano in galera i responsabili delle parrocchie militarizzate e militanti, ma la distinzione tra stato e chiese (non chiesa, chiese) passa anche dall'applicazione e la salvaguardia di questa norma.
4) Se coloro ai quali questa notizia risulta ferale, essendo essa la dimostrazione della illiceità di grande parte del fronte che tartufescamente per dire no dice di non dire nulla (astenersi in parlamento invece di fare quello che ora dicono non vada fatto - "votare sulla vita" - pareva brutto, all'epoca: all'epoca si votava per la vita, oggi no ... loro si, noi no, ecco la differenza), allora indirizzo loro una proposta. Raccogliete le firme (siamo certi che non vi accadrà di farlo nel silenzio di tutti i media come è capitato a noi); passate il vaglio della Corte di Cassazione; poi passate il vaglio della Corte Costituzionale (dove è evidente che vi vogliano più bene di quanto ne vogliano a noi e siamo certi che non falcidieranno le vostre proposte com'è accaduto a noi); poi attendete che il Ministro dell'Interno indica i due referendum nella data più appropriata, e non l'ultima domenica utile; poi fate una campagna referendaria su tutti i giornali e tutte le televisioni con abbondanza di informazione in prima serata senza che nessuno si sogni di darvi dei nazisti, degli aggressori contro i diritti umani e dei criminali; accogliete con piacere il fatto che, a quel punto e solo a quel punto, finalmente verranno sistemate le liste dei morti, dispersi e fantasmi che compaiono nelle liste elettorali solo per far alzare il quorum; accertate che si risolva quella mostruosità volutamente mostruosa secondo cui mandiamo in Paesi che hanno avuto problemi con l'esercizio del diritto alla democrazia soldati che lì tutelano il diritto di voto altrui, ma non possono esercitare il loro.
Noi, che quelle due leggi vorremmo rimanessero intatte, faremmo campagna per il NO.
Noi non diremmo di andare al mare. E non solo perchè vi indirebbero il referendum quando al mare non ci andrebbe ancora nessuno.

