Seconda stella a destra
"Seconda stella a destra, questo è il cammino
e poi dritto fino al mattino
non ti puoi sbagliare perchè
quella è l' isola che non c'è... "
E’ tutto in quella frase, detta con nonchalance dall’amico che mi ha portato nel mondo dei radicali, che me li ha fatti conoscere, apprezzare, ammirare. Quell’amico casinaro e un po’ matto, ma leale e onesto, logorroico ma sincero, che mi ha permesso di scoprire ciò che ognuno, a suo modo, per le sue vie, ha scoperto in qualche momento della propria vita politica, a cavallo tra una delusione, un senso di vomito, un’incazzatura ed una continua domanda sul perché si rimane qui, stranieri in patria, a lamentarsi odiando chi si lamenta, a dipingere le lodi della terra delle opportunità senza il coraggio di acchiapparle, quelle opportunità.
E insomma, sta tutto in quella frase: “noi radicali siamo abituati al fatto che qualcuno arrivi, qualcun altro se ne vada. Rientra nella normalità del nostro essere radicali, senza stupirci quando chi ha fatto un percorso con noi decide di abbandonare la squadra”.
In realtà io non ho mai fatto parte della squadra: nel senso che della squadra non ho i meriti, quell’accanimento nel lavoro, nella dedizione totale, nella vita vissuta a Torre Argentina; quel dare tutto sé stessi al partito o ad una delle sue diramazioni, sempre in adorazione per Marco, che lo incontri in ascensore e ti tratta – gigione - come se fossi un vecchio amico, ed è così diverso da quei boriosi politicanti che stanno altrove; con il grande rispetto che merita Emma, che ti guarda incuriosita se le confessi che l’ammiri molto, mentre si fuma l’ennesimo mozzicone di sigaretta con il suo look per niente cool. Marco ed Emma, era curioso notare come gli altri li chiamassero così, e mi sembrava strano e forse un filo sopra le righe, del tipo “io li chiamo per nome”, mentre poi si è capito che l’anomalia sarebbe stata l’approccio normalmente dedicato ai tromboni delle auto blu. E come si fa a non rimanere affascinati, rapiti, ammaliati da questo gruppo di folli, che si estrinseca come una specie di collezione di magnifici ed orgogliosi intelligentissimi freak, dove tutti sono normali e diversi, parlano e parlano e sono sempre a loro agio, e tu ti senti a casa dopo un minuto che sei con loro. Come si fa a non rimanere increduli di fronte alla serenità di Luca, che oggi non c’è più, e alla sua capacità di sintetizzare la sua vita e la sua lotta, nel sorriso meraviglioso della sua compagna: come si fa a non capire che sia la storia più emozionante del mondo, quella di loro due contro chi li vuole condannare al dolore?
E poi Daniele. Uno che chiami il centralino, e te lo passano. Che ti accoglie aprendoti la porta e scusandosi per il casino della sua stanza, lui, segretario del partito. Che sa quello che c’è da sapere, intelligente, cortese, a volte distaccato perché forse timoroso di apparire troppo superiore. Uno che ti risponde alle email, che ti richiama dal suo cellulare, uno col quale ti senti in sintonia, sempre. Uno che ti fa pensare che forse c’è ancora speranza per questo povero Paese, per chi come te non si riconosce nel mainstream che chiane e fotte.
E i tanti altri, che tu, radicale “di destra”, ammiri per le tantissime battaglie che con loro condividi ma che senti un po’ lontani comunque: tra i quali c’è Rita, una splendida cinquantenne che ha il potere di farti continuare a credere che l’impegno è un bene, che crederci si può, che la battaglia si vincerà. Una donna semplice, una soldatessa mite e incazzosa per ciò in cui crede, qualcuno da ammirare in maniera assoluta. E i tanti altri, naturalmente. E Radio Radicale, e la mitica rassegna del direttore Bordin, uno che non può essere vero, non può esistere nel 2006, oggi, con quel suo fare da signore che sotto sotto gliele canta, con le sue citazioni buttate lì su cose che non conosci, con il suo francese perfetto ed il suo inglese maccheronico dalla pronuncia storta.
Ma poi capisci che la favola finisce. Non è la loro favola a concludersi, è l’idillio tra di loro e te. I due insiemi viaggiano, si intersecano ma poi si lasciano. Te ne accorgi giorno dopo giorno, ti dispiace ma ti senti più maturo e grato per averli conosciuti, essere stato uno di loro, in un ambiente in cui questa scelta è vista malissimo. E sai che ti resterà dentro sempre l’insegnamento di questa squadra di corsari della politica, di questi disperati eroi, di questi cocciuti sciocchi, di questi volenterosi geni che scelgono sempre, beffardi, di fermarsi prima del traguardo. Ti senti strano, non hai più un’accogliente rifugio nel quale riconoscerti, noti sempre più i loro difetti ma scatti in loro difesa quando qualcuno li attacca, quasi pensassi di detenere il monopolio delle critiche da rivolgere loro. Lo fai perché altrove non è cambiato nulla, schifo c’era prima e schifo c’è adesso, ma tu hai già giocato il jolly e ora è finito l’effetto della superforza, bello ma breve, per cui da Pac Man che mangia i mostri sei ridiventato Pac Man che li deve evitare per non morire; come se avessi fumato una canna, una bella sensazione ma indotta artificialmente, un qualcosa di buono che però è destinato a finire, uno sballo temporaneo che passa, e se ne va.
E allora ciao, radicali italiani. Vi sono grato per quello che spesso siete, e vi detesto per quello che a volte siete. Vi ammiro per quello che fate ogni giorno, ma vi disprezzo per quello che fate raramente. In questi giorni le avete sbagliate tutte, sostituire Daniele con Rita è come sostituire Schevchenko con Oliverira: non è colpa dei secondi se sono onesti ma inadeguati, sono i primi ad essere fuoriclasse e farseli scappare è qualcosa di imperdonabile.
Che siate (laicamente) benedetti, tanto, e maledetti, un po’. Guai a voi, che illudete e deludete, ma molto di più guai a chi vi tocca, quasi mai degno di giudicarvi. Vi ho voluto bene, e sempre ve ne vorrò. Ma questo è un addio, meravigliosa pattuglia di visionari, insostituibili capoccioni, maestri inimitabili nel mandare a puttane i vostri incalcolabili meriti.
"E ti prendono in giro se continui a cercarla
ma non darti per vinto perchè
chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle
forse è ancora più pazzo di te... "