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giovedì, 13 marzo 2003

 

La coerenza con sè stessi, il coraggio delle proprie azioni

Certe volte si perde la pazienza. O ci si infervora. A me capita spesso la seconda cosa, raramente la prima. Però credo che dimostrarsi sempre freddi e impassibili sia un giochetto da stronzetti. Ci sono cose sulle quali non si può scherzare, e non sono tante. Ma quando le si definisce, e se ne definiscono poche, lasciando che su tutto il resto si possa e si debba fare ironia, ognuno vorrebbe che quelle cose " prioritarie " fossero tali da tutti : si vorrebbe condivisa l'importanza che si attribuisce loro. Trattasi di argomenti tipo il rispetto, la coerenza, il pragmatismo, la maturità. Mi capita di notare l'incongruenza di chi difende a spada tratta, per esempio, i diritti degli animali ( bene, è ignobile prendersela con loro ), e poi quando ti dici solidale con gente che nel mondo viene massacrata e cerchi di sostenere come poterli aiutare, ti senti rispondere che non abbiamo diritto di ingerenza, che bush è cattivo, che non è vero che sono in pericolo, che dopo starebbero peggio. Nessuno sa da dove vengano queste dichiarazioni, nè come chi le sostiene non si renda conto dell'incoerenza con il resto delle posizioni che difende. Oltretutto, è evidente che se mi cambi argomento è perché su quello che propongo io non hai argomentazioni. E' un pò come quei bacchettoni che giocano con la vita degli altri e che, pur di non toccare gli embrioni soprannumerari ( che poi verranno direttamente gettati nell'immondizia, che bella fine ! ) rifiutano la possibilità di fornirli alla scienza per la ricerca scientifica. Giocano a fare gli illluminati, sulla pelle degli altri. Manco fosse l’allegro chirurgo, fanno e disfanno quello che vogliono con le vite altrui, o almeno lo farebbero se fosse per loro ; pontificano su cosa è bene e cosa no, e che ci si creda o no girotondano attorno ad una sola costante : l’Amerika. Oggi, ma anche in passato, il pacifismo trova sostenitori tra coloro che sono anche animalisti, e solidali con la necessità di parità di possibilità tra uomo e donna. Tra coloro che fanno volontariato, che spesso si occupano dei più deboli, che aiutano le vecchiette ad attraversare la strada, eccetera eccetera. Certo, poi ci stanno pure i figli di puttana, quelli che strumentalizzano e si mischiano alla brava gente. Ci sono, ma non sono certo la maggioranza. Però, c'è un trait d'union tra gli uni e gli altri. Si chiama, lo negassero quanto vogliono ma è così e farebbero bene ad ammetterlo con loro stessi, antiamericanismo. Ha radici lontane. Ci sono cresciuti in mezzo. Hanno raccontato loro per anni che gli Stati Uniti sono i cattivoni imperialisti e capitalisti. Risponde alla naturale e comoda necessità di trovarsi un nemico : e questo nemico che si sono scelti non fa nulla per compiacerli, va dritto per la sua strada, è così che si è conquistato la posizione di preminenza che ha oggi. Nel diciannovesimo secolo aveva condizioni economiche pari a quelle del Messico, senza averne la storia millenaria : e oggi è l'unica superpotenza al mondo. Naturalmente, con molti scheletri nell'armadio, non c'è dubbio. Che io personalmente attribuisco alla natura umana, ma che loro no, non perdonano e ci picchiano sopra, come se il resto del mondo fosse popolato da fanciulli candidi alla mercè del gargamella statunitense. Questo odio cieco, che si estende poi a Israele e trova terreno fertile su un sempre più diffuso e comodo antisemitismo, svolge la sua funzione di raccordo, di unione : cementa, perchè niente cementa le masse come qualcosa di astratto, ideologico, impalpabile. E li porta a rendersi ridicoli, incoerenti, ingenuamente convinti dell'assoluta ingenuità degli americani, cinicamente inventori del fatto che tutto ciò che accade sia dovuto al cinismo americano ( il famoso complotto, il grande vecchio, eccetera eccetera ). Così, chi non è d'accordo con loro è per forza in mala fede, e poco importa che tenti di spiegare che gli Stati Uniti sono quello che sono perchè sono una democrazia. Che con tutti i loro difetti sono di gran lunga migliori di noi europei. Che han fatto due guerre mondiali qui da noi e, di straforo, ci hanno salvato la pellaccia. Che esportano anche democrazia, che ci sarà un motivo per cui chi cerca fortuna vuole andare là, dove uno su mille ce la fa ma è sempre molto di più che qui da noi ; che quando muoiono gli astronauti dello Shuttle si sono sacrificati per fare ricerca che poi dispiegherà i suoi benefici su tutti noi, e che per fare questa ricerca i fondi ce li hanno messi loro. La cosa più patetica, però, è che per andare con i paraocchi non guardano a chi calpestano, e le richieste di aiuto che si ritrovano sulla strada vengono ignorate con superficialità. Così, quando dài voce ad una minoranza kosovara, ti rispondono che gli americani sono cattivi e vogliono bombardarli : e, a distanza di un po’ di tempo, quando dimostri che l’intervento americano ( senza l’ONU, senza l’ONU ) ha liberato un popolo, ti dicono che in fondo non è cambiato molto. Come se qualcuno avesse promesso loro che in pochi anni quel posto sarebbe diventato il paradiso della democrazia. Capita lo stesso con l’Afghanistan, e ora con l’Iraq. Pur di andare contro gli Stati Uniti, se ne fregano del fatto che, tra le motivazioni della guerra ci sono ( e non sono le ultime ) anche quelle umanitarie. Non si possono limitare a denunciare ( giustamente ) che Bush parla di Dio ogni tre per due ma ha anche interessi commerciali, come è normale che sia per ogmni essere umano e capo di un paese : no, devono inventarsi che l’unico motivo sono i soldi. Dimostri loro che non ci guadagna col petrolio iraqueno, che dicevano la stessa cosa per il Kuwait e poi quel petrolio dà da mangiare ai kuwaitiani e non agli americani ( che magari ci faranno affari, ma mi pare il minimo dopo avergli liberato il paese ). Argomentano dicendo che Bin Laden e Saddam li hanno creati gli Stati Uniti. Non fa nulla che nelle relazioni internazionali tutti i paesi guardano ai loro rendiconti : chissenefrega che senza l’appoggio al Bin Laden della guerra contro l’Unione Sovietica il mondo sarebbe oggi molto peggio di quello che è. Loro difendono Cuba, perché c’è l’embargo : e sono convinti, da veri democratici, che un unico partito al potere da decenni non sia esecrabile. Però poi qui da noi gridano allo scandalo ogni volta che il Berlusca ( per il quale non ho votato e non voterò, a scanso di equivoci ) apre bocca. Cos’è questo se non due pesi e due misure ? Alla domanda sul perché non sia giusto aiutare le vittime di Saddam ti rispondono così : e perché gli americani non combattono contro la Corea e la Cina ? Ma porca puttana, dico io, là ci sono regimi che si ispirano a quello che fino a dieci minuti fa era il vostro vangelo, e ce lo rinfacciate a noi che eravamo filoatlantici quando i vostri amichetti marciavano su Praga e Budapest ? Ma con quale coraggio ? E dov’è il senso di sostenere che non bisogna liberare l’Iraq perché anche altrove si soffre ? Ma se un ladro vi ruba il portafogli e io lo lascio andare senza aiutarvi, siete contenti se vi dico che lo faccio perché altrove succede lo stesso ? Ma che ragionamento idiota è mai questo ?

Eppoi, sono per la pace. Condannano ironici e felici di essere più fichi l’ingenuità degli americani, vivendo una vita molto peggiore di loro : ma se chiedi loro come risolvere i conflitti esistenti nel mondo, ti rispondono che bisogna dialogare. Senza se e senza ma. Con la pace, sempre, ovunque. E gli ingenui sono gli altri. Così, io sono qui che massacro gente inerme, e voi venite da me  o mi accogliete presso di voi come un democratico capo di stato ( Milosevic, Castro, Arafat, Tareq Aziz … )  e, col sorriso sulle labbra, mentre ci mangiamo un boccone mi pregate di smetterla. Io vi racconto che c’è un errore, non ho mai fatto niente di male, non ho più armi, ce l’hanno con me : sono ricchissimo, spendo in armi gran parte del bilancio dello stato, ma non è per colpa mia che i bambini del mio paese muoiono di fame. E voi ci credete, e sorridete contenti stringendomi la mano. Avete aperto un dialogo. Io torno a casa e ammazzo altra gente, tanto voi dialogate con me e marciate perché i cattivoni mi vogliono fare male.

Quando si è piccoli, a scuola, ci dicono che non dobbiamo litigare. Poi capiamo da soli che è vero, ma che se abbassiamo sempre la testa gli altri ne approfittano. Non lo sappiamo, perché siamo piccoli, ma è la teoria dell’homo homini lupus. E allora cominciamo a difenderci, quando serve. Lo dice uno i cui studi sono quelli per la carriera diplomatica, non il figlio del matrimonio tra una beretta e un uzi. Poi si cresce, e ci si sente dire che con quelli che non rubano le merendine, ma massacrano centinaia di migliaia di innocenti, non ci si deve difendere. Bisogna andargli a parlare. E basta, solo parlare. Niente minacce ( tanto poi se ne fregano, guarda tutte le risoluzioni dell’ONU ). Niente ultimatum. Alla spasmodica ricerca di un segnale anche clamorosamente finto per poter dire che collabora, sta disarmando, non ha più armi chimiche. E se succede qualcosa, sono i servizi segreti americani. E’ l’alibi perfetto. Credete che Saddam non sarebbe capace di ammazzare la sua gente per poi vendere ai media di tutto il mondo che sono stati gli Stati Uniti ? Che novità sarebbe, per lui ?

Una soluzione alternativa ve la sto chiedendo da tanto tempo. L’unica alternativa che mi sento di sostenere è quella dell’esilio, che non a caso viene da Marco Pannella. Ma quella soluzione, magari la si potesse perseguire, anche e soprattutto per la seconda parte che prevede un protettorato ONU, non è compatibile con i salamelecchi a Tareq Aziz e le marce per la pace che nascondono quasi solo antiamericanismo. E’ chiaro che ora è tutto molto più difficile, perché Saddam si fa forte di quella parte minoritaria di opinione pubblica mondiale che fa più baccano della maggioranza silenziosa favorevole ad un intervento, non perché guerrafondaia ma perché aperta pragmaticamente e concretamente ai richiami di dolore delle vittime innocenti e alla supremazia della democrazia sulla tirannia. Invece no, voi volete la pace senza se e senza ma. Vi si chiede una soluzione credibile, attuabile, concreta, definitiva. Una cosa nella quale credere davvero, non tanto per dire. Una soluzione che, se vi si chiedesse di spiegare passaggio per passaggio, logicamente, praticamente, sareste in grado di organizzare e portare a termine. Dove sta la vostra alternativa ? Voi dite che bisogna parlare, e marciate dandogli un segnale di sicurezza : non ti preoccupare, siamo qui perché non vogliamo che ti attacchino. Succedeva anche con Hitler, quando Daladier e Chamberlain tornarono da Monaco vantandosi con i loro popoli di aver assicurato loro la pace. E s’è visto com’è andata a finire. Ma a voi non è bastato, evidentemente. A me si.

 

Un post di Mixumb delle 15:31 · commenti