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mercoledì, 06 febbraio 2008
martedì, 11 settembre 2007
Never
6 anni, e tutti hanno detto tutto. C'è chi sostiene che non si debba più ricordare, questa giornata. Ma la mia vita è cambiata, quel giorno, come si fa a sforzarsi di far finta?
Ho una tradizione, ogni 11 settembre. Non prendo impegni, appuntamenti, meetings. Non mi programmo alcune delle tante cose da fare per lavoro davanti a un pc. Ed è sempre strano, perchè ogni anno mi capita che, incrociando le agende con alcune persone da incontrare, loro magari sono liberi e me lo propongono. La reazione, quando dico di no e spiego perchè (e lo spiego sinceramente, il perchè), è qualcosa che per alcuni è rispetto, per altri solidarietà, per altri compassione, per altri pena: ma non per le vittime dell'11 settembre, alle quali dedicano un pensiero forse un po' colpevole ma comunque innocentementefugace; è per me che provano, per qualche sedcondo, quei sentimenti. Non dico certo che gli altri fanno male, naturalmente, a lavorare oggi. Io lavoro, a io modo, ma faccio qualcosa di diverso. Resetto il mio cervello, lo svuoto. Mi immedesimo, ancora una volta. Riguardo i filmati, tutti. Rendo omaggio, mi scopro a pensare, mi scendono lacrime che ormai non mi stupiscono. Non sono gli anni che passano a diminuire questo moto del mio cuore: è troppo forte, è di quelli che nemmeno il tempo può modificare.
Lo so che sembra strano, che è strano. Chi leggerà questo post, se mai qualcuno lo farà, proverà anche lui (o lei) per me una delle quattro emozioni sopra descritte. Ma io non azzero me stesso ogni 11 settembre per suscitare emozioni in qualcun altro. Io rendo così onore a chi non c'è più, allo spirito di una città, di una comunità, di un Paese che al motto di "United we stand" insegna da anni e anni cosa vuol dire orgoglio, dignità, coraggio.
Dall'inizio di quest'estate c'è anche sulla mia pelle quel ribbon che significa "non dimenticheremo mai". Curiose le facce di chi mi incrociava al mare qualche giorno fa: chi sarà mai questo strano tipo con su una spalla il simbolo I love NY e su quell'altra un nastro rosso bianco e blu con stelle e strisce? Qualcuno si avvicinava e mi chiedeva se fossi americano. E la risposta era sempre la stessa.
Non bisogna essere americani per provare rispetto e ammirazione per il coraggio statunitense e newyorchese. Non bisogna essere americani per riconoscere la grandezza di stare dritti come le tante bandiere contro il vento di invidia, razzismo, ingratitudine, rabbia e malafede che contraddistingue chi prima durante e dopo l'11 settembre dimostra di avercela con gli Stati Uniti. Non bisogna essere americani per prendere a modello l'enorme cuore dimostrato dai policemen e dai firefighters della big apple e vivere senza dimenticare il loro sacrificio.
Bisogna azzerare la propria coscienza, però; bisogna rinnegare la propria umanità, piuttosto; bisogna stuprare la propria anima, invece: se si vuole continuare a far finta che l'11 settembre sia un giorno come un altro.
Per tutti i Bin Laden wannabees, alcuni dei quali non si rendono nemmeno conto di essersi ridotti a tanto (poco): la grandezza degli Stati Uniti d'America vi sovrasta e vi supera, vi intimorisce e vi infastidisce, vi toglie il respiro e vi rende nervosi. E' il minimo che vi possa capitare, e sarà sempre così.
Nine eleven, never forget
mercoledì, 04 luglio 2007
Happy 4th of july

A Capitol Fourth: America's Independence Day Celebration
America celebrates its independence
Facts for features: The 4th of July 2007
The Declaration of Independence
martedì, 05 giugno 2007
Grazie America, 60 anni dopo
60 anni fa, il 5 giugno del 1947, il Segretario di Stato George Marshall annunciò informalmente ad alcuni neolaureati di Harvard l’idea di aiutare le popolazioni europee appena uscite dalla guerra mediante un piano straordinario di aiuti economici destinati, in particolare, a quei Paesi al di qua di quella che Winston Churchill un anno prima aveva definito “cortina di ferro”. L’European Ricovery Program (ERP) previde alla fine uno stanziamento di poco più di 17 miliardi di dollari (1,204 per l’Italia e Trieste) per un periodo di quattro anni (dal 1948 al 1951).
Ad alcuni scettici congressmen statunitensi il Segretario di Stato spiegò come aiutare le popolazioni europee disastrate da anni di guerra avrebbe costituito un’ottima mossa da più punti di vista. L’economia degli Stati Uniti avrebbe sicuramente ottenuto vantaggi da una più rapida rinascita di economie già allora essenziali al business americano. Geopoliticamente, gli aiuti avrebbero fornito ottimi argomenti in favore del posizionamento tra le democrazie favorevoli all’economia di mercato a Paesi nei quali la guerra aveva lasciato enormi conflitti irrisolti, costituitendo un fattore di convincimento avverso l’Unione Sovietica e la rete comunista che si stava costituendo e che rischiava di insinuarsi più di quanto non avesse già fatto anche nei Paesi più occidentali del nostro continente. Furono anche le numerose comunità formatesi in America ma di provenienza europea, con gli italiani in prima fila, a convincere i loro rappresentanti a Washington della bontà dell’idea di Marshall.
I dollari provenienti dal Piano Marshall, in realtà, non servirono affatto a colonizzare economicamente l’Europa, come affermano alcuni maldestri ipercritici di tutto ciò che è a stelle e strisce. La ricostruzione di infrastrutture e le nuove possibilità di sviluppo economico incrociarono certamente una società che, nel nostro Paese, era (e negli anni successivi sarebbe stata ancor di più) culturalmente divisa in due: ma i destinatari della generosità americana non furono i lavoratori che votavano comunista, perché non era questo lo spirito con il quale George Marshall aveva ideato il suo piano. Si trattava – e si trattò - piuttosto, di diffondere la speranza di risollevarsi da un momento molto difficile, di far riemergere la consapevolezza del diritto a sviluppare la proprietà privata, di difendere la conferma di poter contare sull’amicizia degli alleati al di là dell’oceano per far crescere i propri desideri, le proprie idee, i propri legittimi sogni.
Oggi il sessantesimo anniversario di questo importante avvenimento cade in un delicato momento delle relazioni tra il nostro Paese e gli Stati Uniti. Molti ritengono che l’esistenza di motivazioni vantaggiose per gli USA, a fianco del sentimento di vicinanza transatlantica che aveva appena portato decine di migliaia di ragazzi americani a morire per la libertà dell’Europa, sia sufficiente a rifiutare (o a ridimensionare enormemente) la gratitudine che si dovrebbe invece sempre manifestare agli Stati Uniti per il loro supporto di ogni tipo relativo a quegli anni. La Storia, maestra di vita, ha dimostrato che essi avevano e continuano ad avere torto: l’“Index of Global Philanthropy” pubblicato alla fine dello scorso maggio dal Center for Global Prosperity presso lo Hudson Institute rivela come anche oggi come allora siano gli Stati Uniti d’America il Paese di gran lunga in testa alla lista di chi dona per aiuti economici all’estero. Nel 2005 gli Americani hanno donato 122,8 miliardi di dollari, di cui ben il 79% proveniente da privati: diversamente dall’approccio del Piano Marshall, quando fu il Governo americano a stanziare fondi, oggi negli USA sono per lo più singoli cittadini, associazioni di beneficenza, istituzioni nate con lo scopo di sostenere il prossimo in difficoltà a costituire un inesauribile serbatoio di aiuto, che supera la gran parte delle cifre che i Governi di altri Paesi niente affatto in via di sviluppo destinano a questo scopo per via statale.
Ci piace pensare, in conclusione, che l’eccezionale numero di eventi di charity che ogni settimana vede meritoriamente impegnate le migliaia di associazioni italiane presenti in America, dalle più grandi alle più piccole, non sia dovuto solamente alla grande generosità dei nostri connazionali emigrati al di là dell’Atlantico. Ci piace pensare che gli italiani d’America diano ogni giorno di più, e con il sorriso sulle labbra, sapendo di vivere in un Paese che li ha accolti ma che ha saputo dimostrare anche a noi italiani rimasti in patria la straordinaria attitudine americana ad aiutare chi ne ha bisogno, con generosità e lungimiranza. Di questo, siamo e saremo sempre grati, anche quando gli anniversari non saranno più a cifra tonda.
sabato, 04 novembre 2006
Midterm Elections 2006: l'America al voto
Per coloro che leggono appassionatamente gli ottimi reportage ed analisi di Camillo, di Andrea Mancia e di Spirit of America (e di altri ancora, che non si offenderanno se non sono qui citati) sulle elezioni di mid term, può risultare utile la guida alle elezioni pubblicata sul sito della US Embassy in Rome.
Se qualcuno si chiede come si debba affrontare democraticamente e civilmente il tema delle elezioni, per assistere chiunque approcci al voto come potenziale elettore o osservatore, per aiutare tutti a capire dove, come e perchè si possono esercitare i propri diritti, per sapere flussi, dati ed analisi ... date un'occhiata all'offerta che dà il Paese più libero del mondo.
L'American Dream è anche questo.
venerdì, 06 ottobre 2006
èItalia for USA: Columbus Day
Il quarto numero di èItalia for USA, inserto riservato ai nostri connazionali in America del bimestrale èItalia, è dedicato al Columbus Day.
Qui per leggere èItalia
Qui per leggere èItalia for USA
Qui per leggere la mia intervista a Laurence Auriana, Chairman del Board of Governors della Columbus Citizens Foundation
domenica, 17 settembre 2006
mercoledì, 13 settembre 2006
Freedom and Security: Counterterrorism and the Challenge of September 11,2001
Lunedì 11 settembre ho partecipato a due eventi relativi alla commemorazione dell'11 settembre.
Il primo è avvenuto in Piazza del Campidoglio, dove il Sindaco Veltroni e l'Ambasciatore Spogli hanno ricordato insieme alle molte persone presenti i caduti di cinque anni fa. Veltroni ha anche annunciato che presto verrà loro intitolata una piazza nella nostra città. Qui c'è il testo del saluto dell'Ambasciatore.
Successivamente ci siamo spostati al Centro Studi Americani, dove Joseph B. Bellinger, Consigliere legale del Segretario di Stato Condoleezza Rice, ha svolto - a fianco di Spogli e del Presidente del CSA nonchè Ministro dell'Interno Giuliano Amato - una relazione sulla lotta al terrorismo dopo l'11 settembre. Tra il pubblico l'ex Ambasciatore italiano all'ONU Vento, Massimo Teodori e molte altre personalità che spesso si incontrano ai sempre interessanti appuntamenti del CSA. La relazione del Consigliere Bellinger si trova qui.
Qui, invece, il numero di Spotlight USA dedicato all'11 settembre.
martedì, 12 settembre 2006
Memento
A futura memoria, perchè sulla realtà stanno vomitando in troppi.
L'unica strategia degli antiamericani per professione (in permanente servizio da 50 anni senza soluzione di continuità e con ricambio degno delle peggiori madrasse ideologicamente pervertite), di qualsiasi nazionalità essi siano, è che ciò che accade in Medio Oriente si risolve in 3 mosse: 1) riconoscimento della piena legittimità a fare strame dei minimi diritti di libertà, civiltà e democrazia, da noi acquisiti dopo secoli di buio e sangue, da parte di chi interpreta il Corano come un manuale di guerra; 2) fuga e scuse ufficiali da parte dell'Occidente (con promessa di non provare mai più ad immaginare che la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo debba essere difesa ed applicata a tutti, secondo quella odiosa e sopravvalutata formula che tra l'altro recita "Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità") per qualsiasi intervento in Medio Oriente che non sia improntato a far diventare le truppe occidentali dei simpatici scudi umani a disposizione dei vari Hezbollah, Hamas, Achmadinejad e Giulietto Chiesa nel loro intento per niente mascherato di cancellare Israele dal mappamondo, senza se e senza ma; 3) due stati e due popoli in Palestina, dàlli all'invasore sionista e viva viva il ricordo del celebre pacifista Arafat.
Il tutto mentre Hamas, la controparte con la quale Israele dovrebbe dialogare, non riconosce la stessa Israele. E ben inteso, se il processo di pace non va avanti non è perchè la prima delle due parti non riconosce e vuole cancellare la seconda. E' colpa della seconda, comunque.
Sono lieto che esista ancora un po' di stampa libera, soprattutto oltreoceano, e sono lieto che esistano i blog, in particolare quelli che mille volte meglio e più spesso di me ricordano ciò, a futura memoria. Perchè se verremo conquistati, colonizzati, sconfitti, e riportati ad una civiltà preilluminista e oscura con l'insostituibile ausilio di quegli utili idioti che ci ritroviamo in casa e che consumano le nostre società come un cancro che da dentro ci divora, facendo ciò che già fecero per decenni col comunismo, sempre dalla parte sbagliata e sempre contro l'America: bè, se accadrà tutto ciò, ancorchè internet non sarebbe più libero come è oggi e le libertà nostre e dei nostri figli sarebbero molto limitate, sono certo che ci sarà il modo di ricordare com'era l'occidente prima dell'11 settembre e durante la guerra che ci è stata dichiarata, e che stiamo perdendo. Sono certo che ci sarà modo di ricordare, perchè come durante le dittature dello scorso secolo ci sarà sempre un porto sicuro, libero, democratico al quale approdare e nel quale rifugiare le ultime menti non asservite all'ideologia prima nazista, poi comunista, poi islamofascista: un porto che darà il benvenuto ai sinceri uomini liberi con una statua con in mano una fiaccola, che saluta il Paese più magnifico e giusto del mondo e la città più straordinaria che sia mai esistita.
lunedì, 11 settembre 2006
Non vuol dire
Un'altra giornata di celebrazioni se n'è andata, con tante persone che sinceramente sono rispettose di ciò che avvenne, e tante altre che non hanno capito perchè non vogliono ascoltare il significato delle urla, delle fatwa, dei lucidi e folli proclami, degli editti di guerra, delle minacce che da 5 anni chi ci attacca ci sta vomitando contro con una chiarezza che non lascia alcun alibi.
Non vuol dire. Uccidere tremila civili innocenti non vuol dire avere voglia di fare un accordo. Terrorizzare della brava gente e minacciarla di farlo fino alla propria fine non vuol dire essere disponibili alla reciproca comprensione. Chiamare alla rivolta dirottando una religione millenaria e giustificando le peggiori nefandezze del mondo non vuol dire dimostrarsi un interlocutore affidabile. Incitare la propria gente a massacrare l'occidente americano non vuol dire avere gli stessi nostri sentimenti. Festeggiare la morte di inermi newyorchesi non vuol dire avere qualcosa da insegnarci. Inneggiare alla jihad contro infedeli e apostati non vuol dire condividere una cultura di tolleranza. Educare i propria figli al martirio non vuol dire avere la nostra stessa idea di libertà. Sostenere di amare la morte non vuol dire avere il diritto di essere equiparati a noi che amiamo la vita.
Questa è solo la finzione che alcuni di noi hanno inventato per paura, per codardia, per invidia, per vergogna, per egoismo, per ignoranza, per mancanza di lungimiranza, per inedia, per senso di impotenza, per comodità, per abitudine, per smarrimento, per inadeguatezza, per malafede, per razzismo, per cecità.
L'11 settembre non vuol dire "volemose bbene". E se avessimo, noi comodi europei, la volontà di fare un piccolo passo in avanti sulla strada dell'onestà intellettuale lo capiremmo subito. Oggi noi commemoriamo, molti di noi con una planetaria e incommensurabile faccia tosta, i morti dell'11 settembre. Tra di essi, c'è chi ha capito presto che con coloro che li stavano per uccidere non c'era da accordarsi, nè da dialogare, nè da capirli, nè da giustificarli. Sul volo 93 c'erano eroi, che ci insegnano che a trattare con il male non si ottiene nulla. Sono morti lo stesso, si dirà. Ma potevano scegliere tra il disonore e la morte, scegliendo il primo avrebbero avuto entrambi, e non hanno scelto il disonore: sono caduti con onore, hanno salvato chissà quante altre vite, hanno impedito al male di vincere. Nessuno di noi comodi occidentali sempre pronti a dare addosso agli USA potrà mai lasciare un così grande ricordo. Anche se qui c'è chi ha il coraggio anche l'11 di settembre di stuprare la loro memoria pretendendo di insegnare che avrebbero dovuto parlare, dialogare, trattare. Che con questa gente sarebbe questa la ricetta giusta.
L'11 settembre non vuol dire "volemose bbene". Vuol dire "Let's roll".
Questa è la differenza tra l'Europa e gli Stati Uniti d'America.
sabato, 09 settembre 2006
Ground Zero, 9/11
Sono passati 5 anni. Sono passati in fretta? Oggi stiamo meglio? Ma che c’entriamo noi, in Italia, in Europa, con New York? E loro come stanno? Si sono scelti lo stesso presidente sciocco, se la sono cercata, sono stupidi, sono americani, sono imperialisti … quante volte ho sentito e letto le stesse scemenze, le stesse malefedi sostenute con la stupida lucidità di chi ha trovato un modo per spegnere il cervello e abbandonarsi a quello che i politicamente corretti e moralmente superiori gli hanno iniettato per farli stare sereni … gente pericolosa per sé e per gli altri, per la quale il disprezzo è talmente forte che mi fa stare calmo, come quel film con De Niro in cui i malati di parkinson stavano talmente male che invece di muoversi in fretta risultavano catatonici.On this day in American history: 9/9
1776 The second Continental Congress makes the term ''United States'' official, replacing ''United Colonies.''
1850 California becomes the 31st state of the union
mercoledì, 06 settembre 2006
Grazie America
Da oggi al 24 settembre a Roma, presso il Palazzo dell'Informazione a Piazza Mastai, c'è una mostra fotografica intitolata "Roma e il Mito Americano. Eventi e immagini" che presenta le fotografie contenute nel volume "Grazie America".
L'evento fa parte di un programma di iniziative molto interessante, se siete a Roma dateci un'occhiata.
Il programma è qui.
lunedì, 04 settembre 2006
On this day in American history: 9/4
sabato, 02 settembre 2006
World Trade Center
Il film di cui tanto si parla l'ho visto lì dove andava visto, a New York. Devo dire che la sala era mezza vuota, con mia grande sorpresa, ed eravamo pur sempre sulla 42esima strada, nel bel mezzo del Theater District.
Le emozioni che suscita sono inevitabili, stante il fatto che chiunque abbia a cuore la democrazia occidentale (e ci togliamo dunque una larga fetta di Medio Oriente e molti utili idoti europei non pochi dei quali al governo in questo momento) non può non commuoversi quando si rivive, in qualsiasi modo anche molto meno in dettaglio di questo film, il vigliacco attacco terrorista alla civiltà americana, e dunque occidentale.
Il film è ben fatto, senza dubbio, dal punto di vista della costruzione dei personaggi. Stone, che ha molti scheletri nell'armadio (solo per citarne uno, l'incredibile documentario in ginocchio a quel despota che risponde - per fortuna ancora per poco - al nome di Fidel Castro), è comunque bravo nel suo lavoro: il che non vuol dire affatto che il suo lavoro sia sempre da applaudire. Stavolta non lo è, sebbene la scelta di stringere l'obiettivo sul salvataggio di due rappresentanti del corpo di polizia di NY (in realtà della Port Authority) abbia il suo perchè. La cosa migliore del film, a mio avviso, è la battuta di Nicolas Cage quando rivede la moglie: "tu mi hai tenuto in vita", le dice dopo tutto quello che ha passato, e c'è tutto l'amore del mondo in una frase che non è sdolcinata ma anzi è significativa. A lungo ho pensato se esistesse frase più ricca per raccontare a chi si ama l'intensità del proprio amore: mi sa di no.
Il problema non è tanto, o non solo, il fatto che metà del film si risolve nel dialogo tra i due, bloccati sotto le macerie: ci può stare e anzi va apprezzato il tributo a questi due eroi, che mentre tutti scappavano si offrivano di aiutare il prossimo. Il problema non sta nemmeno nella apparizione di Cristo con una bottiglia d'acqua in mano, che sinceramente non fornisce elementi interessanti alla storia: se si voleva citare il fatto che uno dei due poliziotti è rimasto vivo grazie alla sua fede si poteva fare - e sarebbe stato giusto farlo - in maniera meno pacchiana e rumorosa. Il problema è che non è moralmente accettabile fare un film del genere e non dire nulla, non spiegare affatto, non dare un minimo accenno a cosa sia successo e soprattutto perchè. Non si può limitare alla macchietta del marine qualsiasi riferimento a cosa avvenne l'11 settembre del 2001. Non si può girare un film su qualcosa di enorme come quel giorno che ha cambiato il mondo e far sì che se uno spettatore dovesse entrare a un quarto di film si troverebbe fino agli ultimi dieci minuti ad assistere ad una pellicola buona per qualsiasi disastro capitato in qualsiasi parte del mondo, e soprattutto per qualsiasi motivo, naturale o no.
Non si può fare un film intitolato World Trade Center e tacere sul fatto che non è un terremoto ma un attacco alla democrazia, che non è un evento naturale ma un atto terrorista, che non accade per caso ma perchè qualcuno nel seminare odio ha inteso uccidere gli innocenti cittadini di una innocente città.
venerdì, 01 settembre 2006
sabato, 12 agosto 2006
Due settimane negli States
Ok, lunedì si parte. Non c’è problema, si parte. Scalo a Londra, poi New York. Proprio così. Tra check di ore, nessun bagaglio a mano, code, attese, disservizi, qualche timore di chi mi vuole bene. Tra sguardi che a volte saranno inevitabilmente diffidenti, da parte mia e pure su di me. Tra la voglia, la necessità di fare una vacanza dopo 2 anni di estati a Roma, e la voglia, la necessità di stare di nuovo un po’ nella terra dove vorrei vivere, alla quale vorrei appartenere, con la quale sono legato nel più profondo di me. Torno a New York per la terza volta.venerdì, 04 agosto 2006
Com'è strana la vita dei dittatori
Prendete Fidel Castro. Per decenni prende a pretesto la supremazia americana, la strumentalizza per stringere il giogo sul suo popolo, si allea con i peggiori uomini che abbiano mai raggiunto il potere, ispira i più frustrati e indecenti idioti occidentali (ne sappiamo bene qualcosa), si ciba della sconcia manfrina che rende l'ONU una dannosa istituzione (vedi foto) e con scadenze più o meno prefissate tiene devastanti sessioni di comizio di ore nelle quali accusa il satana a stelle e strisce di qualsiasi malaffare, primo tra tutti il pedissequo maldestro tentativo di eliminare il padre della revoluciòn.
E poi, quando sta male e presumibilmente (auspicabilmente in fretta e senza soffrire) sta per stirare le zampe e reincontrare i migliaia suoi incolpevoli concittadini che ha condannato, incarcerato, torturato, fucilato, impiccato o costretto a morire nelle 90 miglia che separano Cuba da Key West ... non può nemmeno accusare l'odiato yanki di essere il colpevole di tutto ciò, per il timore che il popolo si sollevi per davvero entusiasmato dal fatto che il vicno finalmente abbia compiuto quello che da decenni gli viene addebitato in programma.
Com'è strana la vita dei dittatori.
giovedì, 03 agosto 2006
On this day in American history: 8/3
1492 Christopher Columbus sets sail from Palos, Spain, on a voyage that will take him to the present-day Americas
martedì, 01 agosto 2006
On this day in American history: 8/1
1876 Colorado is admitted as the 38th state
lunedì, 31 luglio 2006
On this day in American history: 7/31
1875 Andrew Johnson's death
domenica, 30 luglio 2006
On this day American history: 7/30
1619 The first representative assembly in America convenes in Jamestown, Va
1965 President Lyndon B. Johnson signs the Medicare bill into law
sabato, 29 luglio 2006
On this day in American history: 7/29
1805 Alexis De Tocqueville's birthday
1958 President Dwight D. Eisenhower signs the National Aeronautics and Space Act, which created NASA
venerdì, 28 luglio 2006
On this day in American history: 7/28
1868 The Fourteenth Amendment to the U.S. Constitution, guaranteeing due process and the equal protection of the laws to former slaves, is declared in effect
giovedì, 27 luglio 2006
On this day in American history: 7/27
1789 Congress establishes the Department of Foreign Affairs, the forerunner of the State Department
mercoledì, 26 luglio 2006
On this day in American history: 7/26
1788 New York becomes the 11th state to ratify the Constitution
1947 President Truman signs the National Security Act, creating the Department of Defense, the National Security Council, the Central Intelligence Agency and the Joint Chiefs of Staff
martedì, 25 luglio 2006
On this day in American history: 7/25
1866 Ulysses S. Grant is named general of the Army, the first officer to hold the rank
1868 Congress passes an act creating the Wyoming Territory
1952 Puerto Rico becomes a self-governing commonwealth of the United States
lunedì, 24 luglio 2006
On this day in American history: 7/24
1862 Martin Van Buren's death
1866 Tennessee becomes the first state to be readmitted to the Union after the Civil War
1929 President Herbert Hoover proclaims the Kellogg-Briand Pact, which renounced war as an instrument of foreign policy
sabato, 22 luglio 2006
On this day in American history: 7/22
1943 American forces led by Gen. George S. Patton captures Palermo, Sicily
venerdì, 21 luglio 2006
On this day in American history: 7/21
1949 The U.S. Senate ratifies the North Atlantic Treaty
chi sono
We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty and the pursuit of Happiness.
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